Teatro Ariston Sanremo

Sanremo 2026, Maurizio Gasparri chiede più spazio per Mogol, Bennato, Minghi e Cocciante. L’appello a Carlo Conti riaccende il dibattito sul Festival.

Il Festival di Sanremo 2026 potrebbe diventare anche un grande omaggio alla storia della musica italiana. A un mese dall’inizio della kermesse, prevista per il 24 febbraio, il capogruppo di Forza Italia al Senato Maurizio Gasparri ha lanciato un appello pubblico al direttore artistico Carlo Conti e ai vertici Rai, chiedendo di riservare maggiore spazio a nomi simbolo del cantautorato italiano come Mogol, Amedeo Minghi, Edoardo Bennato e Riccardo Cocciante.

L’intervento è arrivato durante il podcast “Pop Politik” dell’agenzia Agi, dove Gasparri ha sottolineato come le cinque serate del Festival, per oltre 30 ore complessive di diretta, offrano lo spazio ideale per celebrare artisti che hanno segnato intere generazioni. Secondo l’esponente di Forza Italia, Sanremo 2026 potrebbe trasformarsi in un’occasione per riconoscere carriere straordinarie e anniversari importanti: Minghi festeggia 60 anni di attività, Bennato compirà 80 anni, mentre Mogol raggiungerà i 90, una serie di traguardi che secondo Gasparri meriterebbe un riconoscimento speciale. “Cosa sarebbe oggi l’Italia senza Mogol?”, ha dichiarato, definendolo una figura centrale della cultura musicale nazionale.

I nomi citati non sono casuali. Mogol è universalmente considerato una colonna della canzone italiana, soprattutto per il sodalizio artistico con Lucio Battisti, ed è stato recentemente celebrato anche in ambito politico come una delle grandi icone culturali del Paese. La menzione di Bennato ha invece riacceso il dibattito sulla sua presunta vicinanza ad ambienti di destra, tema che accompagna da anni il cantautore, nonostante una carriera che lo ha visto dialogare con pubblici e contesti molto diversi. Gasparri ha indicato anche Riccardo Cocciante, oggi impegnato nella scrittura di un’opera dedicata a San Francesco insieme a Mogol, ricordando come il suo percorso artistico sia stato spesso indipendente dalle logiche politiche tradizionali.

Nel caso di Amedeo Minghi, la proposta arriva in un momento in cui lo stesso artista ha ribadito più volte di non voler essere associato a nessuno schieramento, dopo alcune apparizioni istituzionali che avevano alimentato polemiche. Gasparri ha comunque insistito sull’idea che la sua presenza a Sanremo avrebbe un valore esclusivamente musicale e celebrativo. Per Cocciante, invece, il senatore ha ricordato indirettamente un passato segnato da attriti con ambienti della sinistra culturale, elemento che ha contribuito a rendere il suo nome centrale nel dibattito.

Gasparri ha precisato di non voler interferire con le scelte artistiche, ma si è detto convinto che un Sanremo capace di rendere omaggio a queste figure storiche incontrerebbe il favore del pubblico. L’appello apre così un nuovo fronte di discussione attorno al Festival di Sanremo 2026, sempre più al centro non solo della scena musicale, ma anche del confronto culturale e politico.

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