Patty Pravo

Patty Pravo torna al Festival di Sanremo 2026 con “Opera” e si racconta a Vanity Fair tra riflessioni sulla musica, libertà artistica e carriera senza tempo.

Patty Pravo, una delle più iconiche voci della musica italiana, è pronta a salire sul palco del Teatro Ariston per la 76ª edizione del Festival di Sanremo, in programma dal 24 al 28 febbraio 2026. Protagonista assoluta di un’intervista rilasciata a Vanity Fair, la cantante veneziana riflette sul valore del Festival, sulla sua carriera e sull’importanza della musica oggi, con dichiarazioni forti, sincere e cariche di esperienza.

«Come immagino Sanremo 2026? Ci devo essere per capirlo», ha detto senza mezzi termini Patty Pravo, parlando dell’attesa partecipazione. «Non è che mi metto a casa a cantare opera davanti allo specchio. Se ho paura? È un palcoscenico. E qual è il posto migliore per un’artista che fa il mio mestiere, se non un palcoscenico?»

Patty celebra quest’anno 60 anni di carriera e torna all’Ariston per l’undicesima volta. «Mi piace il numero undici, mi sa tanto di scuola, ma undici è un voto impossibile da avere in classe», ha commentato con ironia, ricordando la lunga storia che la lega alla manifestazione musicale più importante d’Italia.

La canzone “Opera”: un sogno e una dichiarazione artistica

Il brano che Patty porta a Sanremo 2026 si intitola “Opera”, scritto con Giovanni Caccamo. Secondo le prime pagelle di critici e giornalisti, la canzone è un gesto teatrale, un invito ad ascoltare la musica con attenzione e profondità, senza rifugiarsi nel passato ma cantando il presente con coscienza.

«In “Opera” canto: ‘nella vanità io sono musa’, e questo non è autocelebrazione, ma consapevolezza», ha spiegato Patty. «La musica va ascoltata meglio. Adesso si devono fare grandi performance, grandi schermi, grandi palchi, ma la musica va ascoltata».

La cantante ha scelto di presentare il suo ventinovesimo album nei musei, perché «presentare un disco nei posti dove si vendono dischi mi sembrava un gran pasticcio. I musei, invece, sono luoghi giusti: uniscono la musica alla cultura».

Libertà, identità e la visione della musica

Patty Pravo ha riflettuto anche sul mondo contemporaneo e sul ruolo dell’artista. «In questo mondo la libertà è diventata un’opzione», ha detto con un pizzico di amarezza, ricordando come la trasgressione di una volta, quella che faceva nascere artisti, sia in parte scomparsa. «La trasgressione è diventata una professione, e quella la trovo volgare».

Nonostante il momento storico difficile, la sua visione resta orientata verso il futuro, non verso la nostalgia: «Nella vita ci sono sempre momenti personali difficili. Questo, però, è un momento difficile per tutta l’umanità… Io non guardo mai al passato, mi interessa di più il futuro».

La cantante, che ha venduto centinaia di milioni di dischi e che ha attraversato generazioni, continua ad ascoltare la musica con curiosità: «Ascolto tutto. Ma quello che amo è il blues, e poi i brani degli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta… le grandi voci, Nina Simone».

Sanremo e l’identità artistica

Per Patty Pravo, Sanremo non è solo una competizione ma un rito musicale. Ricorda con affetto la sua prima esperienza nel 1970, quando salì sul palco insieme a Little Tony: «Ero lì con Little Tony… e la prima sera abbiamo vinto persino su Celentano».

E oggi, a 77 anni, porta avanti la stessa autenticità: «Non sono una che piange facilmente. Magari, quando canto, posso piangere dall’emozione».

La Pravo non si ferma al proprio passato: nel corso dell’intervista ha anche citato giovani artisti contemporanei, riconoscendo in loro nuove potenzialità. «Lucio Corsi… è un ragazzo che dice delle cose senza dirle troppo. Non mi dispiace», ha detto, mostrando apertura verso le nuove generazioni.

Patty Pravo arriva a Sanremo 2026 con la consapevolezza di un’artista che ha vissuto decenni di musica, evoluzioni, sperimentazioni e sfide. «Sanremo è palco, identità, arte», sembra dire con ogni frase. Una presenza che non si limita alla competizione, ma si estende a una dichiarazione artistica di libertà, ascolto e autenticità.

La sua voce, ancora oggi potente, è pronta a raccontare storie di vita, emozione e identità, confermando che la musica – ascoltata davvero – resta una delle forme più profonde di espressione umana.

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