Tredici Pietro debutta a Sanremo 2026 con “Uomo che cade”, brano tra rap e cantautorato. In uscita la deluxe “Non guardare + giù”.
“Uomo che cade” è una canzone che rappresenta la chiusura ideale di un percorso iniziato con l’album Non guardare giù e che ora trova compimento nella versione deluxe “Non guardare + giù”, in uscita il 27 febbraio per Sony/Epic. Qui il link per l’acquisto di una copia fisica.
Un cerchio che si chiude, ma anche un nuovo inizio. “Sono in attesa della grande scossa. Sono ancora un metro fuori, aspettando di essere elettrizzato”, ha raccontato alla vigilia del Festival. “Spero sarà un’esperienza indimenticabile”.
“Uomo che cade”: significato e filo rosso con “Non guardare giù”
Scritto insieme ad Antonio Di Martino, con musiche firmate dallo stesso Di Martino e Marco Spaggiari, e prodotto da Vanegas (con la produzione aggiuntiva di Giovanni Pallotti, Fudasca, Sedd e Montesacro), “Uomo che cade” fonde hip hop, R’n’B e cantautorato in un arrangiamento dal groove raffinato.
Le strofe, costruite su accordi intensi dal gusto retrò, si alternano a un ritornello “apertissimo”, come lo definisce lui: “Siamo partiti dal pianoforte, da una costruzione in minore. Poi nel ritornello ci siamo lanciati su qualcosa di luminoso, un luogo aperto”. Una scelta musicale che riflette il contenuto del testo: la caduta come parte integrante del percorso umano.
“Non guardare giù e Uomo che cade si parlano”, spiega. “Non guardare giù per me vuol dire non mollare il colpo proprio quando stai per crollare. Le vertigini ti fanno sentire in pericolo, ma se guardi su mantieni l’equilibrio”.
Il brano celebra la fragilità come forza: “Per vincere una volta bisogna perderne dieci. La negatività è nel non agire. Tentare non nuoce. Accanto a me vedo troppa gente che ha paura di provare. Ma è proprio la paura che blocca l’azione”.
In “Uomo che cade” non esiste un punto di arrivo definitivo: “Non c’è un vero traguardo finale. C’è solo il cammino. È lì che la tua immagine interna prende forma”. Una riflessione generazionale che parla ai giovani, spesso disorientati: “Per un ragazzo oggi è difficile immaginare il domani, ma è fondamentale farlo”.
Fragilità contro la cultura della performance
Il messaggio del brano si inserisce in una critica più ampia alla cultura della performance. “Questa cosa di dover tenere sempre il livello alto perché se no verrai superato è tutta una fregatura”, afferma senza mezzi termini. “Ognuno ha i suoi tempi. Non tutti hanno lo stesso concetto di riuscire. La performance? Levatela da mezzo, dobbiamo vivere la vita”.
Una dichiarazione che suona quasi controcorrente su un palco competitivo come Sanremo. Eppure Tredici Pietro affronta la gara con consapevolezza: “Nessuno vuole sfigurare e tutti vogliono vincere, ma ci sono tanti modi per vincere. Il risultato migliore si ottiene guardando se stessi”.
Il rapporto con il Festival non è stato sempre lineare. “Negli anni precedenti ho rifiutato Sanremo come concetto, venendo da una famiglia sanremese e dal rap. Poi ci ho fatto pace e ho capito quanto può essere bello e naturale”.
Il primo ricordo da spettatore? “Renga che vince con ‘Angelo’ e la canta dopo aver ricevuto il premio. Una scena bellissima”.
Oggi quel palco lo attende da protagonista. “Ho avuto una notte strana in cui ho realizzato che andrò a cantare al Festival. È un momento unico”.
La serata cover: “Vita” tra Lucio Dalla e Gianni Morandi
Nella serata delle cover Tredici Pietro porterà “Vita”, storico brano di Lucio Dalla e Gianni Morandi, accompagnato da Galeffi, Fudasca e la sua band.
“È un fil rouge esistenziale. Parla di reagire, della stessa cosa di cui parla Non guardare giù. È un modo per celebrare tutto insieme”.
La scelta non è casuale: “È una sorta di chiamata. Un istinto primordiale. È il mio brano preferito del Signor Morandi, anche perché scritto da Mogol. È un uomo disilluso, svuotato dalla vita, che però continua a credere nella vita”.
Un omaggio che assume anche un valore personale: “Sono con i miei fratelli, le persone con cui faccio musica tutti i giorni. Sono fortunatissimo ad essere lì con loro”.
“Non guardare + giù”: la deluxe che chiude il cerchio
L’uscita della versione speciale dell’album rafforza il senso di compiutezza. Non guardare giù, pubblicato lo scorso aprile, aveva già mostrato un Tredici Pietro più maturo, sperimentale e consapevole. Il successo virale di “LikethisLikethat” su TikTok e il tour sold out nei club di Bologna, Roma e Milano hanno consolidato la sua identità.
“Questo brano chiude un cerchio. È come se fosse la fine naturale del disco”, racconta parlando di “Uomo che cade”.
Nel 2025 non sono mancate collaborazioni importanti, tra cui quella con Fabri Fibra in “Che gusto c’è” e con Mecna in “Solamente di te”, segnali di una crescita artistica che ora trova consacrazione sul palco più mediatico d’Italia.
Oltre la classifica: identità e futuro
Alla domanda sull’Eurovision, risponde con pragmatismo: “Non ci penso. La percentuale è bassissima”. Il suo obiettivo è un altro: “Spero che tutto abbia senso. Però è più facile che lo dicano gli altri”.
Sanremo diventa così non solo una competizione, ma un momento di passaggio identitario. “Fortunato, in una parola. Molto fortunato”, dice sorridendo.
“Uomo che cade” è la fotografia di un artista che accetta la vulnerabilità come parte del successo. “Anche fare figuracce è funzionale alla vita. È una scala. Noi siamo persone che agiscono, cadono. Accettarlo è difficile, ma necessario”.
Sul palco dell’Ariston Tredici Pietro non porta solo una canzone, ma una visione: la caduta come atto di coraggio, la fragilità come verità, il cammino come unica destinazione possibile. E forse, proprio lì, nel momento più esposto della sua carriera, sceglie di non guardare giù.

Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
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