Senza Cri torna al centro del dibattito pubblico con un monologo intenso e personale andato in onda a Le Iene, scegliendo la televisione generalista come spazio di racconto e responsabilità. Un intervento lontano da slogan e semplificazioni, capace di intrecciare identità non binaria, fragilità individuale e musica come forma di esistenza e resistenza.
Artista non binario, Senza Cri ha deciso di partire da sé, mettendo in parallelo due mondi spesso discussi da chi non li conosce davvero: l’identità di genere e la musica. Il risultato è una dichiarazione di esistenza, prima ancora che una spiegazione, costruita attraverso immagini, emozioni e parole necessarie.
Nel monologo, l’artista racconta il peso dello sguardo degli altri, la sensazione di dover continuamente giustificare la propria presenza e il dolore di crescere in un corpo che cambia senza sentirsi riconosciuti. Un passaggio particolarmente forte è quello in cui Senza Cri parla della difficoltà di respirare, fisica ed emotiva, in una società che chiede spiegazioni invece di ascolto.
Centrale è la metafora della “pecora nera”, inizialmente vissuta come un’etichetta subita e poi trasformata in consapevolezza. Essere un’anomalia diventa una responsabilità: un percorso complesso, segnato dalla sofferenza, ma anche dalla possibilità di aprire strade nuove per il futuro, non solo personale ma collettivo.
Il tema del “binario” attraversa tutto il racconto. Alla domanda implicita su quale binario scegliere, Senza Cri risponde con chiarezza:
l’unico binario su cui viaggio è il mio, verso una stazione in cui si attende una società capace di una rivoluzione gentile, umana davvero.
Il monologo si chiude con una dichiarazione che racchiude paura e coraggio insieme: il coraggio di non lasciare indietro nessuno, di affermare la propria esistenza e di continuare a parlare attraverso ciò che dà senso alla vita. La musica, che per Senza Cri non è solo espressione artistica, ma spazio di libertà, identità e futuro.
“Io sono Senza Cri e sono una persona non binaria mi colloco al di fuori della dicotomia tra maschile e femminile .L’unico binario su cui viaggio è il mio e viaggio verso una stazione in cui aspetto agli arrivi una società che aspetta di fare una rivoluzione gentile umana davvero.”
Un intervento che ha colpito per autenticità e profondità, riportando al centro del racconto televisivo il valore delle parole quando nascono dall’esperienza vissuta.

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