Tormento si racconta in una lunga intervista: dal nuovo album Antidoto ai Sottotono, fino alla salute mentale e al rapporto con Sanremo e il pubblico. “Ho fatto 18 album, non mi sono mai fermato”.
Per molti resterà per sempre una delle voci simbolo dei Sottotono e del rap italiano degli anni Novanta. Ma Tormento, all’anagrafe Massimiliano Cellamaro, non ha alcuna intenzione di vivere di nostalgia. A pochi giorni dall’uscita di “Antidoto”, il nuovo album pubblicato il 3 luglio, l’artista ha raccontato a Vanity Fair il suo presente musicale, il rapporto con il successo, la salute mentale e quella che definisce la vera ferita della sua carriera: non Sanremo, ma l’abbandono del pubblico.
Tormento: “Non sono mai sparito, ho pubblicato 18 album”
Da anni Tormento si confronta con una percezione diffusa: quella di essere un artista che, dopo il successo dei Sottotono, sia scomparso dalle scene. Una narrazione che lui respinge con decisione.
“Leggo commenti come ‘Dove è stato tutti questi anni?’ e mi viene da rispondere: ‘Ho fatto diciotto album, non mi sono mai fermato'”.
Il rapper spiega di aver continuato a lavorare incessantemente, animato da quella che definisce una “passione devastante per la produzione musicale”.
“Il mio pubblico mi dice spesso: ‘Non sembra Sottotono’ oppure ‘Non sembra quello che facevi a ventun anni’. Ma sono passati trent’anni. È sempre bello scoprire mondi nuovi”.
“Antidoto”, il nuovo album contro i veleni del presente
Il nuovo progetto discografico nasce da una riflessione sul mondo contemporaneo e sulla necessità di trovare strumenti personali per affrontarne le difficoltà.
“Siamo investiti ogni giorno da milioni di input e di informazioni, ma anche da sogni che sono di altri e che ci vengono fatti sembrare nostri”.
Per Tormento, l'”antidoto” non è una soluzione universale.
“Bisogna essere bravi a crearsi i propri antidoti, cioè le cose che ci fanno stare bene”.
L’album, composto da sette tracce, vede la partecipazione di artisti appartenenti a generazioni diverse, da Noyz Narcos a Ernia, passando per Rkomi, Gaia, Sayf e Promessa.
Una scelta che riflette la sua voglia di confrontarsi con nuovi linguaggi musicali senza rinnegare il proprio percorso.
“La salute mentale oggi è una priorità”
Uno dei temi centrali dell’intervista è quello della salute mentale, un argomento che Tormento considera sempre più urgente.
“Antidoto si chiama così anche perché la salute mentale oggi è una priorità”.
Secondo il rapper, le pressioni della società contemporanea stanno diventando sempre più difficili da gestire.
“Oggi dobbiamo essere multitasking e gestire mille cose insieme: serve molta cura di sé per affrontare questo momento storico”.
Per questo motivo, la creatività assume anche una funzione terapeutica.
“Penso che ognuno di noi debba trovare uno sfogo, perché se non ce l’hai la creatività ti tira fuori i mostri che hai dentro”.
Il successo, la fama e la scelta di allontanarsi dal mainstream
Tormento ha vissuto il successo molto presto, imparando con il tempo a ridimensionarne il valore.
“Tra il 2001 e il 2002 ho scelto di fare un progetto più underground proprio perché ero saturo del mainstream”.
L’artista riflette anche sulle conseguenze della notorietà.
“Uno sogna di fare tanti soldi e avere successo, ma molti poi si ritrovano chiusi in gabbia, incapaci persino di uscire di casa”.
Una pressione che, secondo lui, non dovrebbe mai trasformarsi in un obbligo per gli artisti.
“Non è giusto che debbano soffrire e mostrarsi sempre sorridenti e disponibili”.
“La vera ferita non è stata Sanremo”
Tra i passaggi più significativi dell’intervista, Tormento torna anche sul rapporto con il Festival di Sanremo e con la storia dei Sottotono.
Il ritorno sul palco dell’Ariston nel 2025 con “La mia parola”, insieme a Guè, Joshua e Shablo, non ha rappresentato una rivincita personale.
“La vera ferita non era Sanremo”.
Il dolore più grande, racconta, è arrivato quando il pubblico smise improvvisamente di seguire i Sottotono.
“Eravamo passati da tour con settemila persone a concerti dove praticamente non veniva più nessuno”.
Una delusione che lo ha segnato profondamente.
“Pensavamo di aver costruito un pubblico con una mentalità alternativa. Invece abbiamo scoperto che anche noi eravamo diventati un fenomeno momentaneo”.
Sottotono: “Noi ci saremo sempre”
Nonostante la reunion del 2021 non abbia prodotto i risultati sperati dal punto di vista dei live, Tormento non considera affatto chiuso il capitolo Sottotono.
“Noi ci siamo e ci saremo sempre”.
L’artista rivela che continuano ad arrivare richieste per esibizioni dal vivo e che la disponibilità a tornare insieme non è mai venuta meno.
Nel frattempo, continua a guardare avanti, anche grazie al confronto con le nuove generazioni, a partire da suo figlio.
“Quando ascolto certi artisti attraverso i suoi occhi, è come se mi trasmettesse la sua adrenalina”.
Perché, dopo oltre trent’anni di carriera, Tormento sembra aver trovato il suo vero antidoto: continuare a fare musica, senza inseguire il passato e senza smettere mai di cercare qualcosa di nuovo.
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