Dotan

Diamonds In My Chest (X-Energy con distribuzione Believe) è il nuovo singolo di Dotan, uscito il 22 settembre, che anticipa il nuovo album in arrivo nel 2024.

Numb“, “No Words“, “There Will Be A Way“, “Mercy“… Quattro Hit saldamente in classifica per mesi e due dischi d’oro in Italia.

Sì, il nostro Paese è come casa per questo artista e i numeri raccolti negli anni, i suoi successi sul nostro territorio sin dall’esordio, sono una conferma di un più ampio riscontro internazionale.

Questo riconoscimento sancito dal Bel Paese è la conseguenza di una peculiarità, un valore intrinseco del Dotan artista e uomo: la professionalità.

Il cantautore, polistrumentista e produttore discografico israeliano naturalizzato olandese è un musicista, un perfezionista.

Dotan si esprime in note, in pentagrammi e il suo approccio professionale è un bell’esempio di come la qualità possa ancora trovare spazio tra le pieghe di un palinsesto o di una playlist.

Intervista a Dotan

Cosa rappresenta per te il nuovo brano “Diamonds In My Chest”?

È un modo simbolico per indicare che ognuno dentro di sé ha quel qualcosa che lo rende unico e autentico. Penso che a volte la vita ci porta lontano da ciò, o non vogliamo accoglierlo pienamente. La canzone è un modo per riflettere su come conoscere chi siamo realmente.

Qual è l’aspetto che rende il nuovo singolo differente rispetto ai precedenti?

Penso sia musicalmente più rock, c’è stata meno pressione sull’editing e la produzione. Nello studio ho lasciato fluire l’estro e ho accolto le imperfezioni e ciò per cui in passato avrei detto “oh, no, quello non può apparire nel disco!”. Volevo che ogni cosa fosse reale. Credo che si colgano molte delle mie radici, la musica con cui sono cresciuto, i cantautori come Neil Young e James Taylor. Anche ciò che ascoltava mio padre. Credo di essere tornato a quella dimensione.

Oggi qual è l’aspetto della tua musica del quale sei più orgoglioso?

Probabilmente è un cliché, ma mi riempie di orgoglio quando vedo che riesco a connettermi con le persone. So che la mia musica può aiutare ad affrontare delle situazioni complicate.

La musica mi ha aiutato tanto, ero molto timido ed introverso e la musica era la mia migliore amica. Mi ha insegnato molto ed è sempre stata presente. Mi ha sempre fatto sentire al sicuro, è una terapia per me.

Nel tempo sei riuscito a conquistare il pubblico italiano. Qual è il segreto per essere credibili in un paese in cui regna la musica in una lingua differente?

L’Italia è meravigliosa e con le mie canzoni ho raggiunto molte persone. È sempre un’avventura meravigliosa, mi sento molto amato quando vengo nel vostro paese e incontro così tanta gente. Mi dicono spesso che la mia musica è molto personale e profonda, molti ci si riconoscono, probabilmente è per questo che riesco a entrare nel cuore del pubblico italiano.

Qual è il complimento più bello che hai ricevuto dal pubblico italiano?

In realtà sono 2. Un ragazzo mi ha avvicinato per strada e mi ha detto: “Non capisco una sola parola di quello che canti, ma percepisco tutto” e per me questo è un messaggio molto potente. È una lingua diversa, ma la musica è un modo di comunicare a sé stante.

L’altro gran complimento che ho ricevuto è stato quando ho suonato a Milano lo scorso anno. Era il mio primo grande show ai Magazzini Generali e arrivata dopo un concerto di un anno prima davanti a… 40 persone! Passare da quella situazione al risultato di Milano mi fa riflettere sul fatto che sto raggiungendo il mio obiettivo in musica. E’ stato stupendo sentire il pubblico che cantava con me ogni canzone. Questi sono due ricordi indelebili.

In quale aspetto ti senti olandese e in quale aspetto ti senti israeliano?

La mia parte olandese sicuramente è quella più tranquilla, siamo persone coi piedi per terra e non eccediamo nel fare le cose. Con la mia musica cerco di seguire il detto “less is more”, rimanere essenziale. Ma come posso raccontare la mia storia senza esagerare? Questa è la mia parte olandese, invece per quanto riguarda quella israeliana… Bè, lì la musica è più internazionale e credo che la mia curiosità si possa percepire nella mia musica. A volte ci sono ritmi africani o anche strumenti mediorientali. Mi faccio ispirare da ogni suono.

Negli ultimi anni Olanda, Israele e Italia hanno vinto l’Eurovision Song Contest. Hai mai pensato di parteciparci?

Mi hanno chiesto un paio di volte di rappresentare i Paesi Bassi e ci ho pensato ovviamente. L’Eurovision è una grande vetrina, ma è anche spaventoso. Uno show di quella portata con così tanto pubblico può far tremare le gambe.

L’Eurovision è cambiato molto negli anni e non sempre è incentrato solo sulla musica, a volte troppo su ciò che vi ruota attorno. Tuttavia, mai dire mai, ma al momento amo ciò che sto facendo e amo andare in tour e accrescere il mio pubblico. Ma chi può dirlo?

Dotan, qual è il tuo punto di vista sulla musica italiana?

Sono cresciuto ascoltando e amando la musica italiana. Sono diventato amico di alcuni artisti, tra cui Diodato ed Ermal Meta. Non comprendo molto, ma sto cercando di imparare l’italiano attraverso le loro canzoni. Mi piace recarmi in Italia, partecipare ai festival, dove posso conoscere tantissimi grandi artisti.

Nel 2024 uscirà il tuo nuovo album. Cosa ci puoi anticipare?

Lo sto terminando proprio in questo periodo e sarà un bel mix. Ci saranno canzoni musicalmente ricche, grandiose, ma anche alcune acustiche. Il precedente l’ho composto quasi interamente al pianoforte. Il prossimo invece è nato tutto suonando la chitarra acustica. Penso si possa percepire il senso d’intimità. Cos’altro posso dire? È un album più leggero rispetto a ciò che ci si aspetta da me…

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