Recensione del concerto di Zucchero allo Stadio Dall’Ara di Bologna. Due ore e mezza di musica, una superband internazionale, le grandi hit e la scaletta completa del tour che celebra i 25 anni di “Baila (Sexy Thing)”.

Il blues non è soltanto un genere musicale. Per Zucchero “Sugar” Fornaciari è un linguaggio universale, una filosofia di vita che continua a emozionare intere generazioni. Lo ha dimostrato ancora una volta allo Stadio Renato Dall’Ara di Bologna, dove oltre 26 mila spettatori hanno accolto una tappa del tour che celebra i 25 anni di “Baila (Sexy Thing)”.

Quello di Zucchero non è il classico concerto nostalgia. È uno spettacolo costruito con cura, dove ogni dettaglio, dalle luci ai visual, dagli arrangiamenti alla qualità della band, contribuisce a creare un viaggio musicale che attraversa oltre quarant’anni di carriera.

Un inizio teatrale tra poesia e blues

Lo show si apre con una citazione di Fernando Pessoa proiettata sugli schermi, seguita da un intenso voice over dello stesso Zucchero che introduce il pubblico nel suo universo fatto di blues, solitudine e autenticità.

L’arrivo di Zucchero sulle prime note di “Spirito nel buio” è accolto da un lungo applauso. Alle sue spalle domina la scenografia un enorme sole luminoso, destinato a trasformarsi continuamente durante il concerto grazie a giochi di luce e proiezioni.

Una scaletta che racconta tutta la carriera

La forza del live sta nella capacità di alternare continuamente atmosfere diverse senza perdere ritmo.

Dai classici di Oro, incenso e birra fino ai brani più recenti di D.O.C., la scaletta attraversa tutte le stagioni artistiche del bluesman emiliano.

“Il mare impetuoso al tramonto salì sulla Luna e dietro una tendina di stelle”, “Iruben Me” e “Pane e sale” riportano il pubblico agli anni d’oro della sua produzione, mentre “Music in Me” e “Facile” dimostrano quanto il repertorio più recente riesca a convivere perfettamente con i grandi classici.

Uno dei momenti più emozionanti arriva con “Dune mosse”, accompagnata dall’immagine di Miles Davis proiettata sul grande sole scenografico, omaggio al leggendario musicista americano con cui Zucchero ebbe il privilegio di collaborare. Sul Wall fa capolino la scritta “Blues don’t care”.

Una band semplicemente straordinaria

Se il protagonista resta Zucchero, gran parte del successo dello spettacolo è merito della sua storica superband, una delle più solide e affiatate del panorama europeo.

Sul palco ogni musicista trova il proprio spazio senza mai oscurare il leader. Polo Jones dirige con eleganza una macchina musicale perfetta, Peter Vettese alterna pianoforte, Hammond e sintetizzatori con classe assoluta, mentre Kat Dyson e Mario Schilirò regalano assoli di grande gusto.

Impressionante anche la sezione ritmica, sostenuta dal doppio lavoro di Adriano Molinari e Yissy Garcia, così come la sezione fiati guidata da James Thompson, protagonista di numerosi interventi che arricchiscono continuamente gli arrangiamenti.

Un ruolo fondamentale lo ricoprono anche Oma Jali e Keba Williams, due coriste capaci di trasformarsi in autentiche protagoniste durante diversi passaggi dello spettacolo.

Dai momenti intimi alla grande festa

Il concerto vive di continui cambi di atmosfera.

“Scintille” trasforma il Dall’Ara in un cielo stellato grazie alle migliaia di torce accese dal pubblico, mentre “Vedo nero” e soprattutto “Baila (Sexy Thing)” fanno esplodere lo stadio in una gigantesca festa collettiva.

Il tour celebra proprio il venticinquesimo anniversario di uno dei più grandi successi della carriera di Zucchero e il pubblico risponde cantando ogni parola dall’inizio alla fine.

La parte acustica rappresenta invece il cuore emotivo della serata.

Seduto al centro del palco con la chitarra, Zucchero introduce “Un soffio caldo”, scritta insieme a Francesco Guccini, parlando di speranza e libertà in un tempo complesso come quello che stiamo vivendo. Seguono racconti, ricordi e un medley di canzoni storiche che rafforza ulteriormente il rapporto diretto con il pubblico.

Il blues come linguaggio universale

Uno degli aspetti più riusciti dello spettacolo è la sua autenticità.

Non ci sono effetti speciali invadenti o artifici tecnologici utilizzati per mascherare la performance. Tutto ruota attorno alla musica suonata dal vivo, alle improvvisazioni e all’alchimia costruita in anni di concerti.

È proprio questa dimensione live che rende Zucchero ancora oggi uno degli artisti italiani più credibili a livello internazionale.

Il blues resta il filo conduttore dell’intera serata, ma è, come di consueto, contaminato con rock, soul, funk e pop.

Un finale tra emozione ed energia

Dopo la suggestiva “Miserere”, dedicata all’indimenticabile Luciano Pavarotti, la band si prende il palco con un intermezzo musicale di altissimo livello prima del gran finale.

“Il volo”, “Diamante”, “Così celeste”, “Per colpa di chi” e “Diavolo in me” riportano il pubblico in piedi fino agli ultimi minuti.

Prima di salutare Bologna, Zucchero lascia un messaggio semplice ma potente: “Noi crediamo nel blues. Il blues non morirà mai.”

È la frase che riassume perfettamente una serata costruita sulla qualità musicale e sulla voglia di condividere emozioni vere, con un pubblico attento, ma anche pronto a divertirsi.

Scaletta del concerto di Zucchero a Bologna

  • Spirito nel buio
  • Music in Me
  • Il mare impetuoso al tramonto salì sulla Luna e dietro una tendina di stelle
  • Iruben Me
  • Menta e rosmarino
  • Pane e sale
  • Partigiano Reggiano
  • Solo una sana e consapevole libidine salva il giovane dallo stress e dall’Azione Cattolica
  • Dune mosse
  • Scintille
  • Facile
  • Love Again
  • Blue
  • Vedo nero
  • Baila (Sexy Thing)
  • Un soffio caldo
  • Un piccolo aiuto / Occhi / Dindondio / Donne
  • Miserere
  • Disco Inferno / Jumping Jack Flash / Honky Tonk Train Blues (band)
  • Il volo
  • Diamante
  • Così celeste
  • Per colpa di chi
  • Diavolo in me
  • Hey Man

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