Recensione di “Acquario“, il nuovo singolo di Ultimo, da venerdì 9 gennaio in radio e sulle piattaforme digitali.
Un primo piano con al collo un cartello che porta la scritta “not for sale” e un altro con una maschera da alieno al volto e i giornalisti sullo sfondo, entrambe le immagini che abbiamo poi scoperto far parte di alcune sequenze del video ufficiale: è così che Ultimo ha anticipato l’uscita del suo nuovo singolo “Acquario“, un modo per mettersi forse definitivamente alle spalle il burrascoso rapporto con una parte di stampa che non l’ha mai fatto sentire compreso, tra la vittoria tolta a Sanremo nel 2019 per il voto delle giurie, la becera esultanza per il quarto posto del 2023, le violente critiche al suo modo di fare musica, le tribune stampa vuote dei suoi concerti e la difficoltà nel riconoscergli i meriti del suo successo, ma anche per sottolineare il suo non scendere a compromessi e non fare nulla per conquistare chi lo detesta.
“Acquario“, da venerdì in radio e sulle piattaforme digitali, è infatti la fotografia di un artista con una forte e precisa identità a cui non vuole minimamente rinunciare per poter agganciare anche chi lo vorrebbe cambiare. Lui è fatto così, non ci sono furbizie nella sua proposta musicale, non c’è l’ossessione di voler piacere a tutti i costi ed è proprio per questo motivo che i suoi brani risultano sempre coerenti, autentici e viscerali.
Le tematiche sono quelle che contraddistinguono il suo percorso sin dagli inizi, anche se ovviamente riviste con la maturità dell’oggi: se agli inizi i testi del cantautore erano più concentrati sui sogni e sulle paure dell’essere giovani, oggi il focus si è spostato sulla nostalgia, sulla ricerca di una felicità contraddittoria, sulle pressioni, sulle responsabilità e sull’instabilità emotiva tipiche dell’età adulta.
Ultimo si muove in bilico tra la condivisione di gioia che trova negli stadi davanti al suo vastissimo pubblico e il senso di solitudine provocato dai momenti in cui resta da solo in cucina (“Sulla sedia che ho in cucina sento l’eco di uno stadio, e ora stare qui da solo fa sentire me sdoppiato“), in una canzone che mette, quindi, a confronto il personaggio pubblico con l’uomo nel privato di tutti i giorni. È l’idolo di molti che, a un certo punto, decide che è arrivato il momento di fare i conti con la propria intimità, chiedendosi “cosa mi manca a me, per essere me?“.
Il segno zodiacale non è il protagonista della canzone, ma un mezzo che utilizza Ultimo per descrivere il proprio stato d’animo condizionato da tutte quelle caratteristiche tipiche di chi condivide il suo stesso segno, come la testardaggine (“Certe cose fanno male e so già che le rifarò“), il costante orientamento verso il futuro (“Quando è agosto penso spesso già a Natale“), l’essere sempre pieni di nuove idee (“La mia mente è un vero armadio ed ho i vestiti sempre sparsi“), l’apparire distaccati (“E se t’incontro per la strada non è mica presunzione, ma forse tirerei giù dritto e starei zitto in soggezione“) e freddi, ma comunque con un grande bisogno di vicinanza emotiva (“Non ho voglia di un abbraccio, ma tu abbracciami ugualmente“), e la ricerca di soluzioni sempre fuori dagli schemi che è emblematica in questa canzone.
Perché “Acquario” non cerca il motivetto facile e non insegue, quindi, neanche il consenso immediato, a conferma di un artista che non cede a quella forzata leggerezza che sembra necessaria guardando le classifiche dell’oggi. È una canzone pensata per il pubblico di Ultimo e non ha l’urgenza di andare oltre semplicemente perché il cantautore non sente neanche alcun bisogno ad agganciare un ascoltatore poco avvezzo a un percorso musicale che vuole mantenere la profondità in primo piano.
Una profondità che, rispetto agli esordi, ha saputo però vestire anche abiti diversi perché, come già visto con il precedente singolo “Bella davvero“, i suoni cupi degli esordi sono stati sostituiti da arrangiamenti più spostati verso l’up-tempo che mettono in contrapposizione l’urgenza di raccontarsi nei testi con uno spensierato mood sonoro che rende anche “Acquario” perfetta per essere cantata a squarciagola nel Raduno degli Ultimi a Roma Tor Vergata della prossima estate, l’evento che ha messo a segno il nuovo record di concerto con più spettatori paganti della storia a dirci che sì, Ultimo ha ragione a rimanere fedele al suo pubblico e, soprattutto, a sé stesso.

Classe ’92, ho iniziato a scrivere di musica nel 2020 aprendo un mio blog con cui ho catturato le primissime attenzioni di artisti e addetti ai lavori, in particolare di Kekko Silvestre dei Modà, la persona che, più di tutti, mi ha spinto a credere in questa strada. Dal 2022 ho, quindi, iniziato a collaborare con due siti di informazione musicale focalizzandomi su recensioni, approfondimenti e analisi del settore
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