Anice Supernova

Dopo “Dedicationfeat. Geolier e “Changesfeat. Vettosi, J Lord e 2 Rari – etrambi brani contenuti nel monumentale nuovo producer album di Night Skinny, “Botox” – Anice è pronta a farci innamorare della sua musica. Venerdì 23 settembre è infatti iniziato per lei un nuovo capitolo della sua carriera artistica con il singolo “Supernova“, che segna il suo ingresso nel roster Island Records / Universal Music Italy.

Nel brano una voce delicata ma potente volteggia su un beat che trasporta l’ascoltatore in una danza sinuosa, mostrando come una persona riesca ad abbassare le sue difese e ad accettare le sue debolezze davanti alla forza dell’amore.

Scrivendo Supernova, mi sono sentita libera. Ho registrato una linea in inglese e l’ho trattata come un sample, che è una tecnica tipica dell’hip hop oltreoceano. Supernova mostra il mio lato più romantico, ma non è la solita canzone d’amore. ‘Love me like a supernova’ significa amami con una supernova, ovvero una stella che muore. Una supernova quando esplode emette molta luce e produce una polvere bellissima ed è proprio così che immagino un amore che finisce”.

Anice, “Supernova”

Il suo nome d’arte – oltre ad avere la stessa radice del nome di battesimo, Anna – arriva dal fascino per il mondo misterioso, poetico e visionario dei poeti maledetti e da ciò da cui erano più attratti: l’anice, ingrediente principale dell’assenzio.

A 9 anni ho visto Sister Act in televisione, ho sentito un coro gospel per la prima volta e ho pensato ‘che cos’è? voglio farlo anche io’. Ho così trascinato i miei genitori in chiesa. Praticamente mi portavano a messa solo per cantare”.

Appena maggiorenne, Anice si trasferisce poi a Milano per studiare moda e, finita l’università, parte subito per gli Stati Uniti, dove vive per circa 3 anni. Lì capisce davvero che la musica è il suo mondo e trasmettere la sua passione per l’R&B, una volta tornata in Italia, diventa il suo obiettivo: “Ho un ricordo bellissimo di New Orleans: bambini che ballano per strada, donne che cantano nei negozi di praline, jazz a tutte le ore. Tutto ciò che avevo ascoltato fino a quel momento era in lingua inglese ma quando sono tornata in Italia scrivere in italiano è diventata la mia missione. Qui non esisteva una vera scena R&B, ma sentivo molto di appartenere alla scena urban”.