Cesare Cremonini presenta a Londra “AMATEUR”, il nuovo album in uscita il 23 ottobre 2026. Londra, libertà creativa, sax e una sfida agli algoritmi.
Ci sono momenti nella carriera di un artista in cui andare avanti significa, paradossalmente, fare qualche passo indietro. Non per recuperare formule già sperimentate o rifugiarsi nella sicurezza di ciò che ha funzionato, ma per rimettere tutto in discussione, abbandonare le abitudini e ritrovare quella curiosità che, all’inizio di un percorso, permette di affrontare la musica senza sapere esattamente dove porterà. È da questa esigenza che nasce “AMATEUR”, il nuovo album di inediti di Cesare Cremonini, in uscita il 23 ottobre 2026, un progetto che arriva dopo una carriera lunga 27 anni e dopo una stagione live che ha consacrato il suo rapporto con i grandi palchi.
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Eppure, nelle parole del cantautore bolognese, il disco non rappresenta un nuovo traguardo da aggiungere a una storia già ricca di successi. È piuttosto una ripartenza, un’esperienza che lo riporta a confrontarsi con le proprie passioni senza sentirsi obbligato a replicare un risultato precedente. «Per me è come un primo disco», racconta Cremonini durante l’incontro stampa. E ancora: «Sono felice e curioso come un esordiente, un amateur. Sto provando proprio quello che volevo provare!».
Il titolo contiene già una dichiarazione d’intenti. Amateur è chi fa qualcosa per amore, senza che il risultato, il riconoscimento o il successo diventino necessariamente il fine ultimo. Una parola che Cremonini sceglie per definire un momento di libertà artistica, nel quale la musica torna a essere il centro del processo creativo e la carriera, con le sue aspettative, smette di rappresentare una gabbia.
«Volevo che la musica fosse davvero centrale. Volevo che si parlasse di musica, senza parlare di me», spiega. Una frase che riassume il senso di un album nato senza un obiettivo preciso, cresciuto attraverso l’incontro con musicisti e personalità differenti e sviluppatosi seguendo le canzoni, anziché un progetto definito a tavolino.
Londra, il luogo necessario per ritrovare la musica
Londra non è soltanto una delle città in cui “AMATEUR” ha preso forma: è una componente essenziale della sua identità. Cremonini ha scelto di presentare il disco per la prima volta dal vivo nella capitale britannica, all’O2 Shepherd’s Bush Empire, proprio per mantenere il più possibile il progetto vicino al luogo della sua nascita.
«Londra era necessaria nelle mie visioni. Volevo che il disco stesse più vicino possibile a dove è nato. Volevo che il disco fosse il più possibile lontano dall’abitudine di essere centrale».
Il cantautore ha lavorato anche allo Studio 13, lo spazio londinese legato a Damon Albarn, un ambiente che gli ha permesso di immergersi completamente nell’esperienza musicale. Non una semplice trasferta professionale, ma un’occasione per uscire dalla propria dimensione abituale e recuperare una condizione di ascolto e sperimentazione.
«Per anni ho fatto il turista della musica. Avendo la possibilità, ho lavorato in tanti studi, anche a Londra, ma sono stati meravigliosi errori. Perché non c’era il giusto momento». Questa volta, invece, tutto sembra essersi incastrato. «Ho lavorato in uno studio che ha creato il sound. Ho lavorato con Tommaso Colliva, una bella sfida per me. Potevo sbagliare, perché in passato ho sbagliato spesso. Questa volta le ho azzeccate tutte».
Cremonini descrive lo Studio 13 come una sorta di «Dark Room», un ambiente protetto, nel quale la creatività può svilupparsi senza le pressioni esterne. «È un ambiente protettissimo e creativo e che mi ha permesso di capire chi sono, dimenticandomi del mio passato. Ho vissuto davvero l’esperienza».
È proprio il passato, del resto, uno degli elementi dai quali il musicista cerca di prendere le distanze, senza rinnegarlo. Dopo quasi tre decenni di carriera, il rischio sarebbe quello di trasformare la propria esperienza in un repertorio di soluzioni consolidate. “AMATEUR” sceglie la direzione opposta: rimettere in discussione le certezze e concedersi il lusso di non sapere già quale sarà il risultato.
Il legame con “Squerez”, l’album d’esordio dei Lunapop, emerge proprio da questa condizione. «Questo disco è molto connesso a Squerez. Perché allora come oggi non ho un obiettivo e un’idea chiara del dopo». Non si tratta di riprodurre il suono o l’entusiasmo di quel periodo, ma di recuperare la stessa apertura verso ciò che ancora non si conosce.
Un disco contro la dittatura dell’algoritmo
Uno dei temi più significativi emersi durante l’incontro stampa riguarda il rapporto tra musica e mercato. Cremonini osserva con preoccupazione un sistema nel quale gli algoritmi condizionano sempre più la fruizione, la promozione e persino le aspettative nei confronti degli artisti. La sua risposta è un album che non sembra progettato per adattarsi alle regole della distribuzione digitale.
«Questo è un disco che non verrà capito dall’algoritmo», afferma. La scelta è consapevole: affidare al concerto una parte fondamentale della presentazione del progetto, permettendo alle canzoni di trovare il proprio pubblico attraverso l’ascolto e l’esperienza condivisa.
«Lasciamo al live la promozione di questo disco. Professionalmente non mi piace l’algoritmo, perché non voglio rincorrere certe cose. So che la presentazione live mi farà superare certe barriere».
Il suo giudizio sul digitale è netto: «Io penso che il digitale non ha liberato la musica, ma l’ha ingabbiata!». Una riflessione che non riguarda soltanto le piattaforme, ma il modo in cui oggi vengono costruiti e consumati gli album. La frammentazione dell’ascolto, la ricerca immediata di una canzone capace di catturare l’attenzione e la tendenza a privilegiare ciò che è già familiare rischiano, secondo Cremonini, di ridurre lo spazio riservato alla sorpresa.
«A causa dell’algoritmo i dischi sono diventati uno specchio, io vorrei che un disco sia una porta». È forse questa la metafora più efficace per comprendere “AMATEUR”. Uno specchio restituisce un’immagine riconoscibile, conferma ciò che già sappiamo e ci mette davanti alle nostre preferenze. Una porta, invece, invita a entrare in un territorio sconosciuto, a confrontarsi con nuove possibilità e a formulare domande.
«Mi piacerebbe riconnettere i dischi con l’immaginazione. Vorrei che il pubblico potesse immaginare attraverso la mia musica». E aggiunge: «Uno specchio non ha sottotesti, ma le porte sì. Io voglio che chi ascolta possa farsi domande».
Cremonini è consapevole che una scelta simile possa anche disorientare. «Sarà uno dei più grandi fallimenti della mia carriera perché ogni brano è una porta». Ma il possibile fallimento, in questa prospettiva, non è una minaccia da scongiurare a ogni costo. È una possibilità da accogliere, perché può coincidere con la libertà di fare qualcosa che non risponde alle aspettative.
«Festeggiamo questo che potrebbe essere un fallimento. I fallimenti però rendono liberi».
Anche la sua riflessione sull’intelligenza artificiale si inserisce in questo quadro. Durante l’incontro, Cremonini sottolinea che il disco non è stato realizzato con l’AI e invita a guardare a ciò che sta accadendo nella musica come a un’indicazione del futuro. «Se utilizzeremo troppa AI il risultato sarà mediocre», osserva, richiamando implicitamente il valore dell’esperienza, dell’incontro e della ricerca artistica.
Il sassofono e il piacere di essere uno studente
La musica torna al centro anche attraverso una nuova disciplina: lo studio del sassofono. Lo strumento ha avuto un ruolo determinante nella nascita dell’album, aprendo a Cremonini un territorio espressivo nel quale sentirsi nuovamente un principiante. Il sax non è soltanto un colore timbrico, ma il simbolo di un rapporto con la musica che passa dall’apprendimento, dall’esercizio e dalla disponibilità a mettersi alla prova.
«Studio sassofono perché mi riporta vicino alla musica», racconta. E chiarisce quanto questa esperienza abbia inciso sul processo creativo: «Se c’è questo disco è perché ho iniziato a studiare».
Il musicista non nasconde la difficoltà di affrontare uno strumento nuovo a 46 anni. «Studiare il sax non è così facile alla mia età. Devi avere molta più pazienza di un ragazzino». Ma proprio la fatica diventa un’occasione per riconsiderare il proprio modo di lavorare.
«Il disco è nato in sei mesi ed è strano per me, perché in genere ci metto anni. Ho capito che il segreto è lo studio. Studiare non è una perdita di tempo. Il sax mi ha fatto riscoprire il piacere della musica. Queste sonorità mi fanno stare bene».
Il sax di Donny McCaslin è uno degli elementi che attraversano il progetto, contribuendo a costruire un suono nel quale rock, pop, jazz, elettronica, hip hop e scrittura orchestrale convivono senza essere costretti in un’unica formula. La musica è suonata, costruita e registrata attraverso l’incontro tra personalità differenti. Ogni brano trova la propria identità, senza che una formazione fissa debba necessariamente replicare lo stesso linguaggio dall’inizio alla fine.
La centralità degli strumenti si lega così alla volontà di ridurre il peso della performance e dell’immagine pubblica. «Non volevo che la mia carriera avesse un peso in questo disco. È come se partissi da zero». La connessione tra ciò che Cremonini è stato e ciò che sta diventando non scompare, ma viene affidata alla musica, non alla necessità di confermare un personaggio.
«La musica è molto più importante di me, della mia storia».

SIG, l’ambizione e la necessità di liberarsi
In questo processo di decostruzione personale si inserisce SIG, figura centrale nell’immaginario del progetto e presenza che accompagna il nuovo capitolo artistico di Cremonini. Il personaggio, evocato anche attraverso il richiamo a Sigmund Freud nella title track, rappresenta una parte dell’identità legata all’ambizione, al desiderio di arrivare e alle dinamiche che accompagnano una carriera nel mondo dello spettacolo.
«Facendo questo disco ho capito che c’era un prezzo da pagare, come tutte le cose che ti liberano», spiega il cantautore. «Il vero Amateur è colui che per passione resta attaccato alla vita».
SIG diventa così il simbolo di una contraddizione: l’ambizione può essere necessaria per raggiungere determinati obiettivi, ma può anche trasformarsi in un peso dal quale, prima o poi, occorre prendere le distanze.
«Ogni tanto c’è bisogno di liberarsi di una parte che ha fatto soffrire per arrivare dove si vuole arrivare. SIG è la parte di me che in una carriera non volevo più avere. Io vorrei solo stare in studio a scrivere».
Il discorso assume un significato più personale quando Cremonini ripercorre il rapporto professionale durato 24 anni con il suo manager. Le sue parole sono dirette e restituiscono la complessità di un legame che ha contribuito alla sua crescita, ma anche alla costruzione di alcune insicurezze.
«Una persona importante per la mia crescita. Una persona che ha saputo trasformarmi in un cavallo da corsa. Mi ha forgiato, ma ha creato in me una fortissima insicurezza. Ha creato una crepa che sanguina continuamente».
Cremonini non cancella il valore di quell’esperienza, né separa nettamente ciò che lo ha ferito da ciò che gli ha permesso di arrivare fino a qui. «So che non sarei mai arrivato qui senza quella crepa». E riconosce quanto sia difficile distinguere la persona dall’artista dopo una vita trascorsa a lavorare nella musica: «Sono un ragazzo che non si ricorda più chi era prima di essere un musicista».
“AMATEUR” diventa allora anche un tentativo di riconsegnare quella storia in una forma diversa, non attraverso la celebrazione dei risultati raggiunti, ma attraverso una nuova vicinanza alla musica e allo studio.
Malika Ayane, Morgan e il valore degli incontri
L’idea di un album costruito attraverso l’incontro emerge con particolare evidenza nelle collaborazioni. Malika Ayane torna a condividere un microfono con Cremonini in “Cose molto piccole”, sedici anni dopo la loro precedente collaborazione. Il brano racconta la dimensione metropolitana dell’amore e l’importanza dei gesti quotidiani, delle cose che non hanno bisogno di essere gridate per rivelarsi essenziali.
Cremonini descrive Malika come un’artista capace di interpretare perfettamente questa sensibilità. «È un’artista e una voce che conosce benissimo quello di cui sto parlando e sa rappresentare le cose piccole. Lei sa raccontare ogni cosa con semplicità.».
Il rapporto tra i due è rimasto vivo anche lontano dalle occasioni professionali. «Noi siamo sempre in dialogo. Non abbiamo mai interrotto la nostra amicizia. Andare in studio con lei è stato naturale. Siamo stati benissimo. Coinvolgendola so che ho fatto la scelta giusta».
La voce di Malika porta equilibrio in un disco che Cremonini descrive come attraversato da un’energia eversiva. «Volevo andare oltre il manierismo. Malika ha equilibrato la mia energia eversiva. Ha messo ordine con la sua voce».
Anche il contributo di Morgan a “Il giardino dei sassofoni” nasce da un incontro spontaneo, senza una strategia definita. Dopo aver ricevuto un messaggio in cui Morgan gli chiedeva di produrre un disco, Cremonini gli ha risposto di non poterlo fare, definendolo un genio. Da quel primo scambio è nato un dialogo che ha portato Morgan a intervenire sul brano, ideando passaggi armonici e un arrangiamento.
«Gli ho mandato Il giardino dei sassofoni ed è rimasto colpito. Senza che glielo avessi chiesto ha creato dei passaggi armonici da vero produttore, trovando un arrangiamento».
Il dettaglio più significativo è forse la gratuità del gesto: «Non ha voluto soldi, niente, ha fatto il lavoro per l’amore della musica. Non ha voluto crediti speciali o punti SIAE. Lo ha fatto seguendo l’istinto». È un episodio che rispecchia il principio alla base di “AMATEUR”: il valore della musica come spazio di condivisione, nel quale la curiosità e la passione possono prevalere sulle logiche del mercato.
Accanto a loro, Salmo entra nella title track con un intervento pensato per dialogare con il mondo musicale di Cremonini, mentre Fabri Fibra contribuisce a “Paparazzi”, trasformandone la struttura con una nuova strofa. Non semplici ospiti da inserire in scaletta, ma artisti coinvolti in un processo creativo che mette al centro il confronto.
Un album sulla vita, oltre il dolore
“AMATEUR” non è un disco che nega il dolore. Al contrario, lo riconosce come una componente inevitabile dell’esperienza umana, ma rifiuta di trasformarlo nell’unico argomento possibile della musica.
«Il dolore fa parte della nostra dialettica. Il dolore e la fatica nel trovare la strada smarrita non possono essere il focus di un disco. In passato ho pensato di farlo, ma è sbagliato».
La sua immagine è quella di un terreno sul quale si svolge l’esistenza, non di una destinazione dalla quale non sia possibile uscire. «Il dolore è il terreno di gioco su cui ci confrontiamo ogni giorno. Un album non può che essere una reazione al dolore».
Ecco perché la volontà di realizzare un disco pieno di vita rappresenta il punto d’arrivo del percorso. La libertà, per Cremonini, non è una condizione che si conquista una volta per tutte, ma una speranza continuamente rimessa in discussione. «La libertà è una speranza. Una conquista che arriva alla fine di una vita. La libertà ci sfugge di mano continuamente. Nessuno può davvero essere totalmente libero».
Il mercato può chiedere a un artista di ripetere ciò che ha già dimostrato di saper fare. Cremonini, invece, rivendica la possibilità di seguire la propria cultura, le proprie passioni e il proprio percorso di apprendimento. «A 46 anni posso fare quello che mi sento. Io mi appoggio alla mia cultura. Niente può competere con il potere della cultura, che è l’unica cosa eterna. Nessuno può distruggere la cultura».
Dopo la presentazione londinese, il nuovo progetto arriverà nei palasport con l’AMATOUR, al via il 24 novembre 2026. Il passaggio dal disco al palco sarà fondamentale per restituire la dimensione collettiva di un lavoro che rifiuta di esaurirsi nella singola canzone o nella fruizione frammentata. Qui il calendario e Qui il link per l’acquisto dei biglietti.
Cremonini sa che “AMATEUR” potrebbe non essere immediatamente compreso da tutti. Ma non sembra voler cercare rassicurazioni. Preferisce lasciare aperta la porta e invitare il pubblico a varcarla, senza indicare in anticipo una direzione obbligata.
«Ogni passo sembra un errore bellissimo per arrivare a qua», racconta. È forse questa la definizione più vicina allo spirito del disco: non la sicurezza di chi conosce già la strada, ma la disponibilità a perdersi per scoprire qualcosa di nuovo.
Dopo 27 anni di carriera, Cesare Cremonini sceglie di tornare studente. E di ricordare che, prima di essere una professione, un risultato o un’identità pubblica, la musica è soprattutto una passione. Quella che spinge a ricominciare, a sbagliare e a continuare a cercare. Quella che, ancora una volta, può diventare una porta aperta sulla vita.

Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
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