Diego Basso

“A Spicchi” è il nuovo podcast prodotto e ideato da Linkiesta Gastronomika in collaborazione con Petra Molino Quaglia, ospite della prossima puntata il maestro Diego Basso.

Nel corso di sei puntate, la Direttrice della testata, Anna Prandoni, racconta l’evoluzione del gustoso e affascinante mondo della pizza insieme a ospiti provenienti dal mondo dell’arte e della cultura. Assaporando il piatto italiano per antonomasia, si indaga come due universi apparentemente lontani, condividano punti in comune, intorno al fil rouge della creatività.

Protagonista del quarto episodio, disponibile su Spreaker da martedì 14 maggio, è Diego Basso, direttore di orchestre nazionali e internazionali che collabora con importanti artisti italiani e stranieri. Il gruppo, la squadra, l’insieme delle persone che partecipano alla creazione di un’opera sono realtà complesse da gestire, da mantenere e da far lavorare all’unisono.

Vale nella musica, così come nella ristorazione, realtà in cui il team deve per definizione essere affiatato e compatto, andando insieme nella stessa direzione: il leader, però, è uno solo e dev’essere in grado di trascinare tutti verso la sua meta spiegando, ma anche dirigendo, con grande determinazione.

É questo il presupposto del quarto episodio di “A Spicchi“, che analizza come la direzione di un’orchestra e il lavoro in una pizzeria siano attività che hanno tanti aspetti in comune, attraverso la voce del Maestro Diego Basso.  

Diego Basso ospite del podcast “A Spicchi”, prodotto e ideato da Linkiesta

Diego Basso sulla gestualità nella direzione d’orchestra… 

Sicuramente c’è una predisposizione, partiamo da un dono di natura, per me è normale, è qualcosa di semplice. È più facile fare quello, che fare cose che per le altre persone sono normali. Poi c’è una preparazione, io ho avuto la possibilità di studiare con l’assistente di Lorin Maazel, con cui abbiamo lavorato mesi e mesi su un gesto, sul portamento, su come ci si mette davanti a un’orchestra. Se io davanti a un’orchestra arrivo curvo, è difficile; se arrivo aperto, in posizione retta con le spalle indietro, l’orchestra già comincia a capire che deve fare delle cose. Poi c’è un discorso mentale, di pensiero. Devo chiedere quello che sento e quello che voglio. L’energia fluisce, il mio pensiero passa attraverso orchestrali che devono fidarsi di me e capire che quello che io porto e faccio attraverso di me. È un percorso, una situazione, devi conquistarti l’orchestrale, che deve avere fiducia completa in te e riconoscere la tua professionalità. Tu hai un pensiero, un’interpretazione di quel brano, di quel fraseggio, di quella cosa, che la porti anche attraverso il respiro.  […] È proprio un lavoro, uno studio. Quando c’è la partitura uno studia cosa deve dire con la mano. Io quando dirigo non solo in Italia ma anche nel mondo, non parlo mai: il direttore non deve parlare, la cosa più sbagliata è quando si mette lì e comincia a spiegare, non deve spiegare nulla, la gente deve capire. […] Io lavoro con l’orchestra davanti anche quando mi esercito: io so che là ci sono i corni, qui ci sono i legni, poi dipende da che tipo di orchestra e dal tipo di pezzo, ma io lavoro ore senza nessuno davanti, perchè quando devi arrivare là devi avere la decisione. Poi io dico sempre, meno cose fai e meglio è, è fondamentale. perchè se tu continui a fare gesti, l’orchestra diventa consona a quello che fai. Se invece tu fai quei pochi gesti, quando serve, la forza è anche lasciar andare l’orchestra: se tutto funziona lasciala andare.

Diego Basso sulla distinzione tra esecuzione e interpretazione… 

Non c’è una distinzione. Tu devi eseguire quello che interpreti, non puoi eseguire una cosa che non hai interpretato se no diventa una cosa asettica:  io devo prima interpretare, capire cosa voglio da quel pezzo, quella frase, quell’espressione, da quel piano, da quel forte, quanta dolcezza, lo devo pensare, avere dentro di me, portarla nel mio gesto, nella mia espressione, e far sì che l’orchestra faccia quello che io ho pensato. E lì mi sono innamorato di Lorin Maazel, di Muti, di alcuni direttori, perchè non devono far niente: hanno talmente una forza nella loro personalità verso il musicista, che quello che loro vogliono fare, in 10×10 ti fanno un’opera, questa è la grande forza del direttore. Questi gesti eloquenti, credo che servano. […]

Diego Basso sul dirigere un’orchestra in situazioni pop… 

Quello per cui sto lottando da più di 15 anni è far capire ai musicisti della band che sono musicisti dell’orchestra, è fondamentale per un’esecuzione. Nel pop siamo abituati che la band fa la band e la sinfonica la sinfonica No, è un’orchestra, non due! Comanda il direttore.  

Diego Basso sulla “solitudine” del direttore al comando dell’orchestra… 

Non mi sento solo quando sono lì perchè ci sono sempre degli angeli custodi nella vita, in quei momenti là arrivano sempre, non ho senso di solitudine sul palcoscenico. Intanto hai la musica ed è quella che ti accompagna, sei dentro ad un’energia, a un mondo […]. Anche nei momenti critici che possono succedere, […]  lì con grande lucidità – e questo fa parte della preparazione – si riesce a risolvere il problema critico. Se tu vai in panico, mandi in panico tutti. […] È un paradosso, ma nel momento in cui vai in panico, se l’orchestra non ti segue ti salva. Se invece l’orchestra ti segue non puoi andare in panico. […] Quando hai raggiunto la comunione di intesa con l’orchestra è fantastico.

Diego Basso sulla “componente” personalità e su quanto giochi nella direzione… 

Dipende dal tipo di musica: nella musica classica tu dai una tua interpretazione, ma sei molto legato. Nella lirica addirittura ci sono alcune parti dove si usa fare in certo modo, e ormai per abitudine […] è d’uso, nel mondo della lirica e della sinfonica hai della possibilità devi stare molto attento al nome che sei! È importante avere la consapevolezza di fare delle cose, io non sono un musicista prettamente classico, sto molto attento ad essere dentro a un mondo. […] Nella musica pop ne ho fatte di tutti i colori: con i Pooh abbiamo tolto la band e fatto un album sinfonico. Ho preso la voce di Lucio Dalla da un concerto pop e all’Ariston faccio ricantare Lucio Dalla mettendo a clic la voce e l’orchestra sinfonica […]. In quel mondo lì posso esprimermi molto di più.  […] 

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