Edoardo Vianello

Edoardo Vianello racconta a La Stampa i suoi 88 anni e quasi 70 di musica: Sanremo, successi, incontri storici e momenti difficili di una carriera infinita.

“Infinito Vianello a richiamare il doppio simbolo dell’infinito che sono i miei anni”. Così Edoardo Vianello racconta se stesso in un’intervista a La Stampa, mentre si prepara a festeggiare 88 anni il 24 giugno e quasi sette decenni di carriera musicale. Una storia che parte dagli anni Cinquanta e arriva fino a oggi, tra remix contemporanei e successi riscoperti dalle nuove generazioni.

Alcune sue canzoni, infatti, sono tornate incredibilmente attuali: Guarda come dondolo è entrata addirittura nella top 10 americana, grazie all’utilizzo nella serie Netflix Master of None. Un successo che continua anche sul piano economico:

“Mi sono iscritto a SoundReef, una società che ti raggiunge anche se una musica la canticchi sotto la doccia”,
spiega Vianello, sottolineando come i diritti d’autore rappresentino
“una discreta pensione integrativa a quella davvero misera che tocca a noi artisti”.

I suoi inizi furono tutt’altro che accademici:

“Non sapevo né cantare né suonare, ma ero convinto avrei avuto successo”.
La musica, ammette con ironia, era soprattutto un mezzo per conquistare:
“La consideravo soprattutto per ‘rimorchiare’”.

Eppure la determinazione fece la differenza:

“Cantavo ovunque per farmi conoscere”,
fino a un’esibizione che gli valse il provino in RCA, nonostante un Enzo Tortora contrariato dall’ovazione per quel “ragazzino”.

L’incontro con Carlo Rossi, mediato da Teddy Reno, fu uno di quei

“magici incroci di cui è piena la mia vita”,
mentre Sanremo 1961 segnò la svolta definitiva.
“Entrai perché Radaelli voleva un’edizione più giovane”.

Che freddo, inizialmente pensata per Mina, diventò la sua prima vera hit, seguita da Il capello, che gli aprì ogni porta:

“Potei proporre tutte le canzoni che volevo”.

Indimenticabile anche la collaborazione con Ennio Morricone per Pinne fucile occhiali, frutto di un perfezionismo quasi maniacale:

“Arrivava in studio con bacinelle e vasche per ricreare il tuffo in mare. Alla fine risolvemmo con me che dicevo ‘Splash’”.

Nella sua vita passano anche Lucio Dalla, conosciuto giovanissimo:

“Era unico, un po’ folle, volle suonare nudo dietro un paravento”,
e Wilma Goich, con cui diede vita al progetto I Vianella.

Nel 1982 l’incontro casuale con Jerry Calà portò a Sapore di mare, diventata una delle colonne sonore più iconiche del cinema italiano. E poi Franco Califano:

“Lui bello, io famoso: spaccavamo”.

Accanto ai successi, però, restano anche le ombre: un grave incidente nel 1966 e soprattutto il dolore più grande,

“La scomparsa – imprevista e imprevedibile – di mia figlia”.

Una ferita mai rimarginata che fa parte, come tutto il resto, di una vita e di una carriera davvero infinite.

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