Gaetano Curreri e gli Stadio tornano a Sanremo 2026 con Tommaso Paradiso: musica, memoria e canzone d’autore in un viaggio tra Ariston, Lucio Dalla e una carriera storica.
Gli Stadio hanno scritto alcune delle pagine più importanti della canzone italiana. Un fatto, prima ancora che un giudizio. E oggi, a distanza di dieci anni dalla vittoria al Festival di Sanremo con Un giorno mi dirai, il nome di Gaetano Curreri torna al centro del racconto musicale italiano. Carlo Conti ha annunciato che nella serata delle cover di Sanremo Curreri e gli Stadio accompagneranno Tommaso Paradiso, insieme sul palco dell’Ariston per interpretare L’ultima luna di Lucio Dalla. Un cerchio che si chiude, simbolicamente e artisticamente.
«Dopo dieci anni è una cosa bellissima», racconta Curreri a Rolling Stone. «Tommaso è un ragazzo che stimo molto». Il primo incontro tra i due è diventato quasi leggendario:
«All’Arena di Verona si è inginocchiato davanti a me e mi ha detto: “Mi inginocchio per tutte le canzoni che ti ho copiato”».
Un gesto ironico e sincero che Curreri accoglie come un onore:
«Tutti abbiamo copiato. Io sono uno scopiazzatore dei Beatles. Se io sono nella testa di Paradiso, nel modo di comporre, mi onora».
Sanremo, per Curreri, non è mai stato solo una gara. È un luogo dell’anima, fatto di errori, riscatti e consapevolezze. «Al festival ci sono arrivato ultimo e poi primo», ricorda. Nel 1986 gli Stadio chiusero la classifica con Allo stadio, mentre trent’anni dopo arrivò la consacrazione con Un giorno mi dirai.
«Era un pezzo preciso, di cuore. Un padre che racconta alla figlia quello che ha fatto per lei. Il rapporto padre-figlia ha colpito tantissimo la gente».
Nel 2016 gli Stadio non erano tra i favoriti, eppure conquistarono tutto:
«Abbiamo vinto anche la serata delle cover con La sera dei miracoli. Più di così non so cosa potevamo fare».
Resta però un rimpianto: l’Eurovision Song Contest, rifiutato dopo la vittoria.
«Un po’ di rammarico ce l’ho. Un giorno mi dirai sembrava fatta apposta per arrivare ovunque».
La carriera di Gaetano Curreri è un intreccio continuo di incontri decisivi. Vasco Rossi, Lucio Dalla, Roberto Roversi. «Io non ho tradito nessuno, io andavo a scuola», dice parlando degli anni divisi tra Vasco e Dalla.
«Avevo bisogno di un maestro e Dalla era perfetto».
Fu proprio Dalla a costringerlo a scrivere davvero canzoni:
«Mi disse: “Se entro dieci giorni non scrivi una canzone, ti licenzio”».
Da quel ricatto nacque Chi te l’ha detto e una nuova consapevolezza:
«Ho capito che una canzone non è solo una bella musica, servono le parole, il meccanismo completo».
Con Roberto Roversi arrivò uno dei manifesti della musica italiana: Chiedi chi erano i Beatles.
«Sembrava che qualcuno dal cielo mi avesse dato i dieci comandamenti».
Un brano accolto inizialmente con freddezza, troppo lungo, “non d’amore”, ma diventato un inno generazionale grazie all’intuizione di Dalla e alla sigla di Domenica In.
«Parla di memoria. E la memoria va conservata. Oggi vedo troppa gente che ce la vuole togliere».
Il rapporto con Lucio Dalla è stato totale, umano e artistico.
«Era un genio anche nel raggirare le multinazionali. Musicalmente ed economicamente».
L’ultimo incontro avvenne proprio a Sanremo 2012:
«Era nervoso, triste. Mi disse: “Quando torno dal tour ci vediamo”. Purtroppo non è successo».
La notizia della sua morte arrivò da Gianni Morandi.
«Sono rimasto fermo dieci minuti. Poi ho visto la corona di fiori di Vasco con scritto: “Se n’è andato il capofamiglia”. Era proprio così».
Gli Stadio, intanto, hanno attraversato anche momenti durissimi, come la scomparsa di Giovanni Pezzoli.
«Era l’anima ritmica del gruppo».
Eppure la band ha saputo reinventarsi, mantenendo un’identità forte e coerente. «La nostra storia deve servire ai giovani», sottolinea Curreri.
«Non bisogna fermarsi alla prima classifica che va male. Se hai qualcosa da dire, devi portarlo avanti».
Oggi Curreri osserva la musica contemporanea con curiosità e spirito critico. Apprezza Mahmood, Cesare Cremonini, Achille Lauro. Difende Elodie:
«È naturale, lega il personaggio a quello che canta. È una grande cantante».
E sorride quando definisce se stesso:
«Come dice Vasco, sono un cardinale. Ho toccato tanti settori della musica. Mi sono divertito».
Il ritorno a Sanremo, accanto a Tommaso Paradiso, con L’ultima luna, è molto più di una semplice partecipazione. È un atto di memoria, di amore per la canzone italiana, di continuità tra generazioni.
«La nostra musica», sembra dire Curreri, «non passa. Resiste»

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