Francesca Michielin

Il nuovo progetto discografico di Francesca Michielin, intitolato Magia Bianca, non si presenta semplicemente come una raccolta di canzoni inedite, ma come un vero e proprio manifesto artistico corale.

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Disponibile per Columbia Records / Sony Music Italy dal 12 giugno, l’album è nato e cresciuto seguendo un istinto quasi primordiale. È un lavoro profondamente viscerale, caratterizzato da sessioni di registrazione dirette che ne preservano l’anima più pura. Come ha raccontato la stessa artista, “questo è un disco nato d’istinto e cresciuto d’istinto. È un disco corale” che si sviluppa attraverso “canzoni one take” capaci di catturare una libertà espressiva totale, priva di sovrastrutture o filtri commerciali.

Con questo lavoro, la cantautrice apre ufficialmente una nuova e coraggiosa fase del suo percorso, costruendo un universo narrativo in cui la complessità dell’identità femminile, la cultura pop globale e le atmosfere medievali si intrecciano continuamente. Sospeso tra l’ironia tagliente e un’oscurità seducente, l’album evoca un immaginario denso di streghe, lune, rituali esoterici e leggende popolari, offrendo uno spazio di evasione che, in modo del tutto paradossale, si rivela lo specchio più crudo e ravvicinato della nostra realtà contemporanea. Nelle parole di Francesca, la genesi di questa svolta artistica risiede in motivazioni ben precise e molto intime: “Questo disco rappresenta la voglia di giocare, di divertirmi, di sperimentare, di liberarmi ed è quello che voglio passi anche al pubblico che lo ascolterà. L’importanza che ha l’essere se stessi, liberare se stessi, ma soprattutto anche recuperare quello spirito magico e irrazionale che è un pilastro della nostra vita”.

Dietro la facciata di castelli, nebbie fitte e atmosfere dark fantasy, il progetto nasconde in verità una graffiante e lucida satira sociale. L’utilizzo di questo particolare immaginario storico risponde a un’urgenza critica, dettata dal bisogno profondo di descrivere una forte inquietudine collettiva. Nei momenti storici più complessi, la necessità umana di fuga e di immaginazione ha spesso spinto gli autori a guardare verso altre epoche passate. Accadeva già nella letteratura ottocentesca con il recupero del Medioevo romantico, e accade ancora oggi attraverso la proliferazione di scenari fantastici e oscuri che popolano la cultura contemporanea. Francesca Michielin ha intercettato questa tendenza per parlare direttamente delle contraddizioni del presente, sottolineando come le dinamiche sociali non siano poi così cambiate nel corso dei secoli. Oggi le figure ribelli e fuori dagli schemi continuano a spaventare, subendo nuove forme di persecuzione mascherate da modernità.

L’analogia tracciata dall’artista tra i secoli bui e l’era degli algoritmi è una delle riflessioni più potenti dell’intero progetto: “Anche se sono figure che appartengono spesso ad un ideale più fantasy, più anche lontano e non reale, in realtà è più reale di quello che pensiamo. In un momento di così forte inquietudine storica le streghe sono tornate protagoniste e tutte le donne che sono irriverenti per il loro modo di essere, di vestire, di parlare, di pensare, di credere, di amare vengono in qualche modo messe da una parte, vengono cacciate, vengono messe in queste sorta di roghi digitali e vengono fatte cadere. E su questa base, su quella che è la violenza anche dei social, mi sono ispirata appunto per la scrittura di questo progetto”.

La traccia di apertura dell’album, intitolata significativamente “1484”, funge da manifesto programmatico dell’intera opera e richiama l’anno esatto della bolla papale che diede il via ufficiale alla caccia alle streghe in Europa. Francesca intreccia passato e presente con una disinvoltura disarmante, utilizzando il Medioevo come una lente d’ingrandimento per mostrare un mondo odierno ossessionato dal controllo, dal rigore e dalla pressante necessità di conformarsi a standard prestabiliti. “1484 è una dichiarazione d’intenti”, spiega la cantautrice con assoluta fermezza. “Cercare la scomodità fa parte della normalità di chi cerca l’arte. Questo è un disco scomodo. Ci chiedono ordine e rigore, ma c’è solo caos”. Laddove la società contemporanea richiede ordine e linearità a tutti i costi, la musica di questo progetto risponde rivendicando la bellezza intrinseca del caos e dell’imperfezione.

Dal punto di vista prettamente musicale, le sonorità di questo viaggio esoterico si muovono agilmente tra raffinati richiami dungeon synth, suggestioni epiche e riferimenti al pop contemporaneo internazionale. Si tratta di una svolta radicale e coraggiosa per un’artista che gran parte del grande pubblico ha imparato a conoscere e ad apprezzare soprattutto per le sue ballad emotive. In questa nuova tracklist le ballate tradizionali scompaiono quasi del tutto, lasciando spazio a ritmiche incalzanti e a tappeti elettronici scuri. “Io sono felice perché in questo disco ho messo tutto quello che mi piace. Ho messo la musica dei videogiochi, la musica dei dischi che ascoltavo con mio padre quando ero piccola. Ho messo le streghe, ho messo la voglia di divertirsi e anche una voglia di ballare che spesso in me non c’è tanto, perché io sono più famosa per le ballate. Invece stavolta di ballata ce n’è una sola”.

Fondamentale per questa evoluzione è stato un soggiorno a Londra, un’esperienza che la cantautrice ha descritto come una vera e propria catarsi: “Lavorare con certi produttori mi ha dato la possibilità di aprire la mente. Fare musica a Londra è un’esperienza mistica”. Nella capitale britannica si è concretizzato il sogno di collaborare in studio con il produttore David Kosten, figura di riferimento della scena alternativa internazionale e mente dietro i celebri e acclamati album di Bat for Lashes. L’incontro con Kosten ha permesso a Francesca di aprire la mente verso nuove strutture compositive, aiutandola a plasmare un equilibrio sonoro unico, fortemente influenzato dall’esplorazione dell’irrazionale: “Elemento ricorrente… Ritualità. Irrazionale. Un modo per rendere la nostra vita un gioco di assoluti. Ora stanno uscendo dei dischi in cui si cerca la spiritualità, da Rosalia a Florence and the Machine a Serena Brancale. Per la prima volta ho creato un concept album come volevo io”.

Allo stesso tempo, l’album non dimentica di affondare le proprie radici nelle origini geografiche e personali della musicista, valorizzando il ricco folklore e la forte connessione culturale legata al territorio del Nord-Est italiano. “Nelle zone in cui vivo c’è una forte connessione con la cultura. È importante il folklore nelle zone del nord est”, confessa la cantante, evidenziando come le leggende locali abbiano influenzato la sua scrittura. Questa dimensione tradizionale ed evocativa emerge in tutta la sua potenza nel brano “Il canto delle Anguane”, una composizione che si sviluppa tra suggestioni di nebbia, ambienti lagunari e corsi d’acqua misteriosi. Più che limitarsi a descrivere una creatura mitologica in modo didascalico, la canzone esplora il fascino profondo dell’ambiguità e della trasformazione attraverso una figura femminile sfuggente e intimamente connessa con le forze della natura. Il pezzo nasce anche come un esplicito e sentito omaggio all’opera di Patrizia Laquidara, che ha affiancato ed etero-diretto Francesca nella cura e nella complessa produzione delle linee vocali del brano.

Il percorso creativo dietro l’album ha visto la Michielin giocare costantemente con i concetti di identità, mistero e sdoppiamento. Non è un caso che, per presentare in anteprima l’immaginario sonoro e visivo di questo progetto, l’artista abbia scelto di apparire a sorpresa sul palco del MI AMI Festival nascondendosi sotto lo pseudonimo di Costanza D’Este. Questa performance misteriosa ha gettato le basi per la comprensione di un disco in cui le donne raccontate sono fiere, complesse e orgogliosamente caotiche. Nel singolo apripista Una donna non può, l’immaginario della magia e della stregoneria diventa lo strumento ideale per decostruire con ironia e lucidità i doppi standard e le asfissianti aspettative sociali imposte al genere femminile, quasi a voler ironizzare sui vecchi ruoli di genere predefiniti dalla storia: “Fare la dama di corte era più semplice”, commenta ironicamente l’artista. Subito dopo, la traccia “Feral Girl” trasforma la rabbia derivata dalle pressioni esterne in pura energia liberatoria, ribaltando completamente lo stereotipo della ragazza perfetta e rivendicando il diritto alla contraddizione. Le fonti di ispirazione letterarie e storiche che nutrono queste canzoni sono vaste e stratificate: “Sono cresciuta con le streghette di Magica Doremi passando ovviamente per strega Salamandra, per le W.I.T.C.H., fino ad arrivare comunque a tutta una letteratura di streghe. Una letteratura di streghe più profonde che a volte spesso non erano che donne, penso a Hildegard von Bingen, cioè donne mistiche che hanno vissuto il mondo con una spiritualità fortissima. Io trovo in queste figure libere tantissima fascinazione e sono felice di aver aperto questo portale creativo in cui poter raccontare queste storie”.

Questa urgenza espressiva ha finito per superare anche i confini prettamente musicali, espandendosi verso la nona arte. Francesca ha infatti collaborato alla realizzazione dell’antologia internazionale a fumetti “Supergirl: Il mondo”, pubblicata da Panini Comics, firmando il soggetto di una storia originale poi sceneggiata da Irene Marchesini e illustrata da Federica Croci. Quando le viene chiesto se esista una connessione tra la celebre supereroina della DC Comics e le donne del suo album, l’artista risponde senza esitazione: “Certo, perché tutto quello che è lo scrivere per me, e lo scrivere di ragazze che mettono in discussione loro stesse, che sperimentano, che in qualche modo vivono liberamente la propria identità, la propria essenza, sono per me sempre un frutto di ispirazione”.

Un altro tassello fondamentale del mosaico è rappresentato dal secondo singolo estratto, “Strega Comanda”, un brano nato per celebrare una forma di potere autentica e consapevole, legata alla capacità di abitare il proprio spazio nel mondo con fierezza. Scritta in occasione del Pride Month, la canzone si sviluppa su più livelli di lettura, affrontando apertamente i temi dell’amore libero e del consenso reciproco. In un contesto storico che l’artista non esita a definire per certi versi oscuro e retrogrado, il colore si trasforma in un simbolo di pluralità, inclusione e rivendicazione della propria unicità. L’impegno sociale legato a questo brano vedrà la Michielin ricoprire il ruolo di ambassador ufficiale del Roma Pride al fianco di Levante e Margherita Vicario, riassumendo lo spirito del progetto con una formula fulminante: “Strega comanda è un brano che ha diversi livelli di lettura. Parla dell’amore libero e consensuale. Stiamo vivendo un momento oscuro e retrogrado: un disco medioevale per un paese reale. Vorrei che le persone capiscano che le persone devono essere lasciate vivere la propria vita”.

I contrasti e le ambivalenze morali ed emotive trovano invece il loro culmine nella traccia intitolata “Magia Bianca, Magia Nera”, dove l’artista affronta i chiaroscuri dell’animo umano: “Magia nera… Questo è un disco che serve a me, ma serve anche al mio pubblico. Voglio utilizzare il pretesto del fantasy per parlare anche della realtà nuda e cruda”. Costruito su continue dissonanze, atmosfere sospese e suggestivi inserti di canto gregoriano, il brano mette in scena un vero e proprio conflitto interiore. La cantautrice riflette sull’impossibilità di dividere nettamente il bene e il male in compartimenti stagni, esplorando la complessità delle scelte umane e la fatica di comprendere non solo chi si vuole essere, ma soprattutto cosa si desidera disperatamente non diventare. La conclusione di questo viaggio è affidata a “Nelle mie segrete”, una traccia avvolta nel mistero che non sarà resa disponibile sulle piattaforme di streaming digitali. Per ascoltarla e scoprire il messaggio speciale che custodisce, il pubblico dovrà necessariamente fare affidamento sul supporto fisico, una scelta romantica e controtendenza che vuole restituire valore al rito dell’ascolto attento, intimo e tangibile.

La pubblicazione dell’album arriva in un momento di grande serenità e realizzazione per l’artista, che dichiara di aver finalmente superato le ansie da prestazione legate alle logiche commerciali e alla dittatura dei numeri che condiziona il mercato musicale odierno: “Il disco arriva in un momento felice. Mi sento una persona molto realizzata. A una parte di me non interessa più l’ansia e la pressione del mercato. Tutti i miei artisti preferiti si sono fatti inseguire dal mercato. Di questo mestiere mi spaventa l’ossessione per i numeri. Era da 2640 che non sentivo una sensazione positiva nello scrivere un disco”. C’è la consapevolezza che un lavoro denso e stratificato come questo richieda tempo e ripetuti ascolti per essere assimilato a fondo: “Il prezzo da pagare non so qual è. Indubbiamente non è un disco facilissimo, come tutti i miei progetti necessita di un ascolto in più. Ma nessun mio disco al primo ascolto è mai, secondo me, risultato super compreso, e forse questa cosa è anche un bene”.

Ma il futuro riserva anche una svolta fondamentale sul piano personale: Francesca ha infatti annunciato a sorpresa la sua imminente intenzione di sposarsi, descrivendo questa decisione come una scelta d’amore forte, coraggiosa e consapevole, soprattutto alla luce del contesto storico odierno. Sposarsi nel 2026 diventa un atto di resistenza e di speranza, una volontà di costruire qualcosa di solido e duraturo in mezzo alle difficoltà del mondo contemporaneo: “Quando ho iniziato a scrivere questo disco già avevo l’intenzione di sposarmi. È una scelta particolare. Mi sto sposando con una persona differente. Sposarsi nel 2026 è un modo per essere uniti per fare qualcosa di bello, in tempi di merda. È un modo per essere un porto sicuro per gli altri. È una responsabilità”. Questa stessa sensazione di calore e protezione emerge dalle note di un disco che, per ammissione della stessa autrice, compie una magia terapeutica: “Questo disco non racconta niente di rassicurante. Ti fa sentire però coccolato e al sicuro”.

Il viaggio di questo concept troverà la sua naturale prosecuzione nella dimensione dei concerti dal vivo, grazie a una tournée estiva che prenderà il nome di “Strega comanda Summer tour”. Per questa serie di appuntamenti all’aperto in alcune delle aree più affascinanti della penisola, la cantautrice ha ideato una formula flessibile, alternando sul palco due diverse configurazioni: “Trio… abbiamo rivisitato, Full band… scaletta diversa e ispirata dal live dell’arena”. Questa alternanza tra la formazione intima in trio e l’energia della band al completo permetterà di offrire repertori sempre differenti e di rimodellare l’impatto sonoro dei brani a seconda del contesto storico e paesaggistico. I concerti estivi faranno da preludio alla successiva stagione autunnale, che vedrà Francesca Michielin portare l’universo visivo e sonoro del suo nuovo progetto all’interno dei principali e più prestigiosi teatri italiani, dove l’oscurità e la magia delle sue storie potranno trovare la loro definitiva e ideale cornice.

Qui il calendario e Qui il link per l’acquisto dei biglietti.

Foto di Laura Salerno

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