Intervista a Cate Lumina che, dopo l’esperienza ad Amici 25, sceglie di raccontarsi davvero con “Catalina”, il suo primo EP. Un progetto che unisce due mondi, due lingue e due identità culturali.
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Nata a Bergamo ma cresciuta a Minorca, la cantautrice italo-spagnola trasforma la propria storia personale in musica, intrecciando italiano e spagnolo in modo spontaneo e autentico.
Nell’intervista, Cate parla del percorso vissuto dentro il talent, del rapporto fondamentale con la famiglia, della libertà artistica che sente di aver trovato nella scrittura e della voglia di portare finalmente dal vivo le canzoni di questo nuovo capitolo. “Catalina” non è soltanto un debutto discografico: è il ritratto di una ragazza che ha imparato a fare della propria “doppia appartenenza” la sua forza artistica più grande. Tra nostalgia, radici mediterranee, pop contemporaneo e sensibilità cantautorale, Cate Lumina costruisce un EP intimo e identitario, capace di raccontare con naturalezza cosa significa sentirsi contemporaneamente a casa in due luoghi diversi.
Intervista – Cate Lumina racconta l’EP “Catalina”
“Catalina” è il tuo primo EP ufficiale. Che significato ha per te questo progetto nel tuo percorso artistico?
Rappresenta sicuramente la realizzazione di un sogno. È il momento in cui tutto quello che ho vissuto negli ultimi anni prende finalmente forma concreta. Questo EP è qualcosa di molto personale, perché dentro ci sono le mie esperienze, la mia crescita e soprattutto la mia identità. Arriva dopo un periodo molto intenso, sia musicalmente che umanamente, e sento che racconta davvero chi sono oggi.
L’esperienza ad Amici è stata intensa sotto tanti punti di vista. È stata più impegnativa artisticamente o emotivamente?
Sicuramente a livello musicale è stata una sfida enorme. Prima di Amici cantavo praticamente “nella mia stanzetta”, mentre lì mi sono trovata improvvisamente a esibirmi davanti a un pubblico molto grande e su un palco importantissimo. È stato impegnativo, ma mi ha insegnato tantissimo. Però anche sul piano personale è stata un’esperienza forte: vivere lontana da casa, condividere tutto con altri ragazzi e affrontare momenti di fragilità mi ha fatta crescere molto.
“Catalina” nasce da una doppia identità culturale: Italia e Spagna. In che modo convivono queste due anime nella tua musica?
Convivono in maniera totale, perché fanno parte della mia vita da sempre. Sono nata in Italia, a Bergamo, ma mi sono trasferita a Minorca quando avevo solo due anni. Quindi sono cresciuta immersa nella lingua e nella cultura spagnola, ma allo stesso tempo in casa ho sempre parlato italiano con i miei genitori. Questa doppia appartenenza è naturale per me e inevitabilmente entra nella mia musica, nella scrittura e anche nel modo in cui sento le emozioni.
Nel disco italiano e spagnolo si intrecciano continuamente. Come scegli in quale lingua scrivere?
In realtà non lo scelgo razionalmente. È qualcosa che avviene in modo spontaneo, di getto. Anche nella vita quotidiana mi capita spesso di mischiare le due lingue senza rendermene conto. Quando scrivo succede la stessa cosa: ogni emozione trova naturalmente la lingua più giusta per essere espressa.
Quando hai capito che “Catalina” sarebbe stato il titolo perfetto per l’EP?
È successo quando abbiamo scelto le tracce definitive del progetto. A quel punto ho capito che “Catalina” rappresentava perfettamente l’anima del disco. A Minorca mi chiamano così, perché è la versione spagnola-minorchina del mio nome. Quindi quel titolo mi rappresenta al cento per cento: racconta le mie radici, la mia storia e questa doppia identità che porto dentro.
Cosa ti colpisce del mercato musicale spagnolo rispetto a quello italiano?
Della Spagna mi piace molto la libertà artistica. Ho l’impressione che ci sia più coraggio nello sperimentare e nel prendere posizioni artistiche anche controcorrente. Però sono fiduciosa anche rispetto all’Italia, perché vedo un’apertura sempre maggiore verso sonorità e contaminazioni internazionali, soprattutto spagnole.
Musicalmente “Catalina” ha un equilibrio molto interessante tra pop contemporaneo e sensibilità cantautorale. Come avete costruito questo suono?
Con i producer abbiamo lavorato in modo molto libero. In studio ci siamo concessi di sperimentare senza porci limiti. Molte idee sono nate d’istinto, senza ragionare troppo. Credo che le cose migliori escano proprio quando scrivi “di pancia”. Anche scelte particolari, come alcuni cori maschili presenti in “Vuelve”, sono nate così: magari erano rischiose, ma sentivo che mi rappresentavano davvero.
La famiglia è molto presente nei tuoi racconti musicali. Quanto è importante per te?
È fondamentale. Io sono molto legata ai miei genitori e a mia sorella. Essendoci trasferiti all’estero quando ero piccola, siamo cresciuti molto uniti anche perché non avevamo vicino nonni o altri parenti. Loro sono il mio punto di riferimento assoluto. Infatti ogni volta che finisco una canzone, la prima persona a cui la mando è mia madre. È diventata praticamente la mia prima consulente musicale.
Quanto è stato importante Rudy Zerbi nel tuo percorso?
Gli sarò sempre grata perché ha creduto in me fin dall’inizio e mi ha dato l’opportunità di entrare nella scuola di Amici. Mi ha sostenuta artisticamente, ha rispettato le mie scelte musicali e mi ha fatto capire che quello vissuto nel programma era solo l’inizio del mio percorso.
Oggi fai parte di Latarma Records. Che sensazione ti dà essere stata scelta da una realtà così importante?
Mi sento immensamente grata. La cosa più bella è sentirmi supportata e capita artisticamente. Per me è importantissimo lavorare in un ambiente in cui posso essere me stessa e sentirmi libera di esprimermi.
Qual è l’aspetto che oggi ti rende più orgogliosa della tua musica?
Essere riuscita a trasformare questa dualità tra Italia e Spagna in qualcosa di autentico e riconoscibile. Il fatto che le persone l’abbiano capita e apprezzata mi rende felicissima, perché questa sono io: metà italiana e metà spagnola. Portarlo nella mia musica è qualcosa di davvero speciale.
C’è qualcosa che il pubblico scoprirà in “Catalina” e che magari ad Amici non era ancora emerso?
Sì, assolutamente. Ad Amici ho mostrato solo alcune parti di me. Invece ogni canzone dell’EP racconta qualcosa di molto più profondo e personale. Sono brani che nascono da esperienze vere, da emozioni precise e da bisogni diversi. Credo che chi ascolterà “Catalina” potrà conoscere lati di me che nel programma non erano ancora venuti fuori.

Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
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