Emanuele Barbati

È online il videoclip di Il Ricordo Dell’estate, il nuovo singolo del cantautore Emanuele Barbati estratto dall’ultimo album Mentre Fuori Arrivano I Lupi (luovo di iCompany / Artist First).

«”Il ricordo dell’estate” racconta della fine dell’estate, di chi resta nei posti di mare svuotati, che tornano ad essere solitari e spesso abbandonati da tutti, tranne da chi ci vive – afferma Emanuele Barbati – È la storia di un amore nato sulle spiagge a luglio che va via alla prima mareggiata settembrina. La sensazione è che l’amore sia un seme portato dal vento di maestrale che tornerà a fiorire alla fine delle mareggiate, quando ci si rincontrerà per una nuova estate che torna.»

Così Emanuele Barbati parla del videoclip prodotto da Vertex Entertainment per la regia di Eros D’Antona.

L’ultimo album di inediti del cantautore tarantino vanta una partnership etica con il WWF Italia per sostenere il progetto Sos Natura d’Italia per la salvaguardia del lupo.

Anticipato dal singolo Tutto o niente, l’album è disponibile in formato vinile (edizione limitata, 180 grammi nero) e in digitale.

Il disco contiene undici brani tra cui Libera, pezzo che sostiene il progetto di Amref Italia per il diritto allo studio femminile in Sud Sudan nella scuola superiore di formazione medica Wish di Maridi e l’Associazione Alzaia che si occupa di prevenzione alla violenza di genere a Taranto.

Con questo album Emanuele Barbati sperimenta diversi generi musicali. Si va dallo stile cantautorato più classico allo shoegaze, passando per le sonorità alternative rock e quelle elettro-pop caratteristiche della musica attuale.

Scritto e composto dallo stesso Emanuele Barbati, l’album è stato registrato da Luca Serpenti presso il Serpenti Music Studio di Milano e da Stefano Manca presso il Sudest Studio di Guagnano (LE).

Intervista a Emanuele Barbati

La prima domanda nasce dall’originalità della tua collaborazione, in occasione dell’uscita del tuo nuovo album: “Mentre fuori arrivano i lupi”, con il WWF Italia, la quale sicuramente ti fa onore, ma cosa c’entra Emanuele Barbati con i lupi?

Nessuno ci pensa mai, ma se l’uomo ha potuto sognare, grande merito ce l’ha il lupo. Tra i 15.000 e i 30.000 anni fa, alcuni lupi si sono fidati degli uomini, facendosi addomesticare, dando poi vita al cane moderno. Grazie a quei lupi, quegli stessi uomini hanno potuto dormire profondamente e sognare perché i lupi/cani facevano la guardia. Come minimo devo ai lupi la grande possibilità di sognare. Nel disco, ovviamente, i lupi diventano una metafora dell’essere liberi.

All’interno dell’album si trova anche il singolo “Libera”, con il quale sostieni i diritti di quelle donne alle quali è stato negato il diritto allo studio nel Sud Sudan e quindi vicino a quelle associazioni che si battono per loro. Quanto è importante per Emanuele essere vicino a queste lotte e denunciarle con la musica?

Dico sempre che chi ha un microfono ed un pubblico, grande o piccolo che sia, non può non dare voce alle grandi ingiustizie di questo mondo. Per me è naturale poter dare un contributo, fosse anche piccolo, a favore di chi lavora per il bene comune.

In tutte e 11 le tracce che compongono il tuo nuovo album uscito il 10 Giugno, si denotano diversi generi che spaziano dall’elettro/pop a un alternative britrock, dallo stile cantautorale classico sino al sound contemporaneo con tutte le sue caratteristiche, il tutto vuole essere una sperimentazione ed una ricerca del sound più consono ad Emanuele Barbati?

Sì proprio così! Mi rendo conto di essere spesso alla ricerca di un sound e di una veste che mi stia bene addosso, ed è per questo che cerco di fondere i vari ascolti che faccio e i generi che amo. Un melting pot di sonorità è il risultato finale.

Nel tempo sei sempre stato al fianco dei più deboli e ti sei sempre impegnato attivamente nelle varie lotte per i diritti umani in particolar modo nella tua Taranto, città che trovo meravigliosa ma che non riesce a reagire fino in fondo ai vari problemi che l’affliggono. Quali sono le speranze di Emanuele per la sua Taranto?

Taranto è un micro mondo che non riesce a capire in cosa si vuole evolvere. È sotto scacco dalla guerra tra diritto alla salute e necessità di lavorare, città del tutto sfruttata dalle grandi aziende inquinanti e dalla marina militare. È una città dalla quale partono ogni anno una percentuale altissima di giovani e meno giovani che non faranno ritorno. Ci sono tante idee innovative e tante persone che lavorano per un cambiamento, ma è una strada in salita e, secondo me, anche molto ripida.

Da mesi oramai stai promuovendo un album che in qualche modo indica la strada che Emanuele Barbati come artista e come uomo vuole intraprendere. Quale è stato l’input che ti ha spinto ad andare in questa direzione?

Durante il lockdown ho capito che per fare bene questo lavoro bisogna essere onesti con se stessi, spesso significa non seguire le mode e le indicazioni dell’industria musicale. Ho deciso di voler fare un disco nonostante in questo momento il singolo sia più richiesto. Avevo dei brani che insieme stavano bene e sentivo che tra di loro c’era un filo conduttore, quindi li ho uniti sotto forma di disco.

Emanuele Barbati

Chi sono e cosa sono i Lupi per Emanuele Barbati? Cosa rappresentano?

Moltissime volte abbiamo a che fare con persone che non vogliono realmente il nostro bene, ma che ci sfruttano e ci dicono cosa fare per il solo interesse personale. Anche a livello lavorativo, c’è gente che dovrebbe agire per te e invece non lo fa, dicendoti di non osare, di stare nel mezzo o nella confort zone: ecco loro per me sono i cacciatori, quelli che ci dicono che nel bosco ci sono i lupi cattivi. Penso che gran parte di quello che cerchiamo lo potremmo trovare nei boschi se solo imparassimo a vivere come i lupi.

Hai aperto un concerto dei “Tre allegri ragazzi morti” verso i quali, hai dichiarato di avere una profonda stima e rispetto, potrebbe nascere una collaborazione in futuro?

Ne sarei onorato, nel frattempo spero di suonare nuovamente con loro dal vivo.

Come vede, sente e vive la musica l’artista e l’uomo Emanuele Barbati e come la immagina in un futuro prossimo?

Dopo questo anno e mezzo di pandemia spero davvero che si ritorni ad una normale fruizione della musica, a fare concerti e che i musicisti siano messi nelle condizioni di suonare. Spero che alla gente torni la curiosità di ascoltare gli artisti che non conosce e che ci possa essere un fermento culturale che manca da troppo tempo, anche da prima della pandemia.

Foto di Danila Gustiniev