Ivan Granatino

Intervista a Ivan Granatino, poliedrico artista napoletano che ha pubblicato il nuovo album “FAMIGLIA“, disponibile in formato digitale e vinile. Qui il link per l’acquisto.

Intervista a Ivan Granatino

Ivan, cosa rappresenta l’album “Famiglia” nel tuo percorso artistico?

Famiglia è per me un po’ un voler mettere a nudo il mio vissuto, le mie gioie più grandi, le mie delusioni, i miei sogni e quello che spero per il futuro. Famiglia è il mio mondo quello che ho vissuto quello che vivo e quello che spero di vivere un domani. Famiglia sono i miei cari, i miei fan i miei amici e la mia musica.

Qual è il significato che nel disco assume la parola “Famiglia”?

Famiglia ha senso in ogni brano che viene raccontato perché in tutte le tracce c’è qualcosa legata ad essa. Famiglia, la prima traccia, è il mio vissuto, Bella comme ‘a te è la mia compagna di sempre, O senso a vita sono i miei figli.

Dal punto di vista musicale, come hai lavorato per la realizzazione del 
brano “Nu destino sbagliato”?

Con questo disco ho creato un team di autori e un team di produzione. In “Nu destino sbagliato” non perdo mai l’onestà testuale di questo disco, si entra nelle strade piccole, nei vicoli. Ci si nasconde dietro un lenzuolo, si spia la vita di chi si ama, e in pochi secondi si arriva alla conclusione del destino sbagliato, di una svista, di una storia che alla fine non aveva nemmeno senso portare avanti.

“Bella comme ‘a te” è un brano diventato virale su TikTok. Qual è il 
ruolo dei social media nella diffusione della tua musica?

Fondamentale, anche se non mi baso sulle logiche dei social quando faccio musica. Bella comme ‘a te è semplicemente arrivata alla gente per la sua semplicità di linguaggio e perché ognuno di noi ha l’amore nel cuore; quando lo incontra e lo vive ha paura di perderlo e lo esterna. Ecco perché è diventata virale e tutt’oggi un sacco di persone la usano per le proprie dediche.

Come mai hai scelto di coinvolgere Marco D’Amore in “Bella comme ‘a te”?

Marco è un attore e un regista che stimo molto, l’ho conosciuto in Gomorra già dalla prima serie e per me è stata la persona giusta per riassumere tutto ciò che volevo dire nel brano. Gli ho raccontato l’idea e lui ha accettato subito di buon grado e ha recitato una parte bellissima.

In “Guardame” parli dei ricordi. Musicalmente parlando, oggi qual è il 
tuo rapporto con il tempo che passa?

Sicuramente, il tempo che passa un po’ spaventa, ma allo stesso tempo stimola chi, come me, non riesce mai a stare fermo. Guardame racconta proprio questo: dietro alla mia immagine di artista c’è un uomo, un appassionato di musica, uno che fa le nottate per capire come funzioni quel software o come si suoni quel riff sulla chitarra. Ho cercato di raccontare con passione tutte le cose che maggiormente mi hanno coinvolto, e non serve dire che i rapporti musicali sono come i rapporti d’amore.  Se devo dirla tutta, Famiglia è un disco d’amore. Ogni canzone è una sfaccettatura che sprigiona colori, scintille e riflessi cangianti, differenti. E come ci si diverte a spostarci per guardare le facce riflesse di un diamante, Famiglia per me è un disco bello da tutti i punti di vista.


Nel brano citi Franco Ricciardi. Oggi che rapporto hai con lui?

Lui è la persona, che artisticamente parlando, mi ha supportato nella fase di lancio della mia carriera. Anche con lui, come in qualsiasi storia di affetto e di famiglia, ci sono alti e bassi, ma rimane un amico carissimo, un confidente e una persona di Famiglia, seppur le nostre strade al momento si siano separate dal punto di vista artistisco. 

Qual è la chiave per capire “Addo chiove”?

Seppure c’è il sole bisogna ricordarsi sempre dove piove…mi sono guardato allo specchio e ho capito che ho sempre fatto tanta fatica a relazionarmi  con le ingiustizie, come ad esempio quelle verso i bambini o i figli, che non sono nient’altro che il riflesso della nostra anima. Pensiamo ai bambini che ora stanno vivendo la guerra: ed è lì Addo Chiove.


Qual è il legame tra “L’amore mio cchiù fort” e “Malincunia”?

Sicuramente il collante è l’amore raccontato in due storie differenti. La prima parla di un amore giovanile che poi finisce in estate, la distanza di città fa capire che è stata una bellissima emozione che rimane nell’anima. Malincunia è un amore più maturo che fa soffrire.


In “O senso da vita” rifletti sul futuro. Musicalmente parlando, qual è 
l’aspetto del futuro che più ti affascina?

Ho voluto chiudere il disco con questo pezzo perché è dedicato ai mei figli, che sono il mio futuro, la nuova generazione, il lascito per quelli che verranno. 

Qual è oggi l’aspetto della tua musica che ti rende più orgoglioso?
Sicuramente questo disco mi rende orgoglioso perché è libero da schemi e logiche di mercato; è talmente intimo che mi ha permesso di raccontare senza nessun velo tutto ciò che mi appartiene.


Qual è il traguardo in musica che senti di non aver ancora raggiunto?

Fortunatamente la musica è inizio e fine allo stesso modo. Mi pongo sempre obbiettivi da raggiungere e non mi fermo mai. Inizio con il pensare ad una cosa da voler fare, poi la ottengo e ne trovo un’altra; o magari nel frattempo che stavo cercando di raggiungere una cosa, me ne capita un’altra ancora più bella. Quindi di obiettivi ne ho raggiunti tanti ma altrettanti ancora ne voglio raggiungere. Sicuramente uno dei più importanti raggiunti è proprio la mia Famiglia. Senza le mie radici, i miei rami e le mie foglie, non sarei mai un albero sempreverde come mi sento. 

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