È disponibile in radio e in digitale “Manifesto“, il nuovo singolo di Manutsa ed Ennio, i due cantautori siciliani reduci dalla partecipazione a The Voice Generations dove hanno raggiunto la finale. “Manifesto” è un grido civile che trasforma il dolore della guerra in una presa di coscienza collettiva. In questa intervista Manutsa ci racconta la genesi del progetto, l’esperienza nel talent di Rai1 e ci anticipa i suoi progetti futuri.
Intervista a Manutsa
Come vi siete conosciuti tu ed Ennio e com’è nata l’idea di questa collaborazione?
Ci siamo conosciuti perché studiamo insieme canto pop-rock al Conservatorio di Trapani e la collaborazione è nata perché io sono stata invitata a partecipare a The Voice e, essendo lui un collega con un bel distacco generazionale da me, l’ho chiamato perché lo ritenevo meravigliosamente idoneo al talent.
Cosa rappresenta per voi “Manifesto” e qual è il messaggio che volete trasmettere con questo brano?
Rappresenta una presa di posizione contro tutto quello che sta succedendo nel mondo, le guerre, le violenze, gli stupri sulle donne, sulle bambine… Noi prendiamo una posizione e non ci voltiamo dall’altra parte, cercando di coinvolgere un po’ tutti a prendere una posizione contro tutto questo male e questi problemi che ci affliggono.
Nel brano cantate “E non ci sto a restare a guardare senza dire, ogni voce che si alza è un modo di cambiare“. Perché, secondo te, nel mainstream c’è, invece, quasi paura a schierarsi e a prendere una posizione?
Perché è difficile prendere una posizione, è molto più facile vivere con leggerezza e far finta che queste cose non ci appartengano fa fare più audience e più ascolti. Nel momento in cui tu racconti qualcosa che prende una brutta piega la gente si volta dall’altra parte e non è interessata a interagire. Capisco raccontare la leggerezza, la semplicità, la bellezza della quotidianità ma, ahimè, dobbiamo anche affrontare queste cose che, anche se magari oggi le vediamo da lontano, un domani potrebbero riguardarci da vicino. Motivo per cui io credo che “Manifesto“, oltre ad essere una presa di posizione, è anche una presa di coscienza per invitare a rispettare quelli che sono i diritti umani.
Com’è stata l’esperienza di The Voice Generations?
È stata fantastica perché ho avuto la possibilità di portare un altro tipo di manifesto con “Al di là dell’amore” di Brunori Sas e raccontare qualcosa che non era frivolo. Sono veramente contenta di averlo potuto fare. Mi ha dato grande soddisfazione, ho vissuto tutto in maniera molto divertente, è stato bello confrontarsi con tutto ciò che c’è intorno a questo programma, con gli altri ragazzi in gara, con gli autori, con la regia… C’era tanto amore intorno.
La scelta di presentare in finale “Al di là dell’amore” di Brunori Sas è stata, quindi, fortemente voluta.
Sì sì, assolutamente. Con Ennio abbiamo proprio deciso di raccontare qualcosa che ci appartiene, ovvero le morti nel mar Mediterraneo visto che siamo entrambi siciliani. Volevamo raccontare quello che non viene raccontato prima con il brano di Brunori Sas e poi con il nostro racconto.
Quali sono i tuoi progetti futuri sia con Ennio che da solista?
Con Ennio ho dei progetti in corso ma ancora non abbiamo capito dove andare a direzionarci, invece da solista sto lavorando al mio nuovo progetto che uscirà in inverno e si intitolerà “Muta“, non come donna che sta in silenzio ma come mutazione.

Classe ’92, ho iniziato a scrivere di musica nel 2020 aprendo un mio blog con cui ho catturato le primissime attenzioni di artisti e addetti ai lavori, in particolare di Kekko Silvestre dei Modà, la persona che, più di tutti, mi ha spinto a credere in questa strada. Dal 2022 ho, quindi, iniziato a collaborare con due siti di informazione musicale focalizzandomi su recensioni, approfondimenti e analisi del settore
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