Intervista a Sal Da Vinci, impegnato a Vienna tra incontri istituzionali e musicali, aspettando la finale dell’Eurovision 2026.
Dalla vittoria al Festival di Sanremo 2026 fino all’avventura internazionale sul palco dell’Eurovision Song Contest 2026, il percorso di Sal Da Vinci sembra la perfetta sintesi di una carriera costruita con pazienza, sacrificio e autenticità. A Vienna, il cantautore napoletano sta vivendo una delle esperienze più intense della sua vita artistica, travolto dall’affetto del pubblico italiano all’estero e dall’entusiasmo internazionale per “Per sempre si è”, il brano che ha conquistato il pubblico italiano e che ora punta a lasciare il segno anche oltre i confini nazionali.
“Per me è un onore essere qui accolto con entusiasmo da un Paese straniero”, racconta Sal Da Vinci, emozionato dall’accoglienza ricevuta nella capitale austriaca. “Sto ricevendo un amore grande e non posso che ringraziare i nostri connazionali che vivono in giro per il mondo”. Un’avventura che, come sottolinea lui stesso, nasce grazie al successo sanremese e al sostegno della Rai e di Carlo Conti: “Se sono qui è grazie al Festival di Sanremo e a Carlo Conti”.
Tra prove, incontri diplomatici e momenti condivisi con Gabriele Corsi ed Elettra Lamborghini, Sal Da Vinci descrive Eurovision come “una ventata di colori nuovi” e un’occasione per portare un messaggio universale. “Nella musica c’è bisogno di onestà”, spiega. “È meglio cantare con un grammo di voce e un chilo di cuore che viceversa”.
Nel corso dell’intervista, l’artista ripercorre gli inizi della sua carriera, riflette sul valore della pace e dell’inclusione, racconta il significato profondo della sua canzone e anticipa anche i prossimi progetti: dal nuovo album in uscita il 29 maggio ai tour internazionali tra Canada, Stati Uniti e Italia.
Intervista a Sal Da Vinci, in gara all’Eurovision 2026 per l’Italia
Che emozione stai vivendo a Vienna in questi giorni che precedono la finale dell’Eurovision 2026?
Per me è un’emozione enorme essere qui. È un onore sentirmi accolto con tanto entusiasmo da un Paese straniero e vedere italiani e austriaci uniti attraverso la musica. Sto ricevendo un amore grandissimo e non posso che ringraziare tutti i nostri connazionali che vivono in giro per il mondo.
Questa esperienza mi sta lasciando dentro qualcosa di speciale. Eurovision è molto più di una gara: è dialogo tra popoli, è inclusione, è condivisione. In un momento storico così complicato credo che abbiamo bisogno proprio di questo, di parlarci di più e costruire ponti attraverso la cultura e la musica.
Vienna poi per me ha anche un valore personale, perché mia madre ha vissuto qui da bambina. È una città che sento vicina e che ha un profilo culturale altissimo. Negli occhi degli austriaci vedo una certa familiarità con noi italiani.
Quanto è importante rappresentare l’Italia dopo la vittoria a Sanremo 2026?
È qualcosa che ancora oggi faccio fatica a realizzare davvero. Io vengo dal basso, ho iniziato tantissimi anni fa e sinceramente non mi aspettavo di arrivare fino a qui. Sono sempre stato educato a non aspettarmi niente dalla vita, quindi tutto questo per me ha il sapore di un sogno.
Arrivare sul palco dell’Eurovision dopo la vittoria al Festival di Sanremo 2026 è una responsabilità enorme ma anche un privilegio. Devo tantissimo a Carlo Conti e alla Rai per quello che stanno facendo. Noi siamo diventati una famiglia allargata.
Io sto cercando semplicemente di rappresentare il mio Paese nel modo più sincero possibile, mettendoci il cuore.
Hai colto qualche ulteriore significato di “Per sempre si”, dopo averla condivisa con il pubblico europeo?
‘Per sempre si’ parla di amore universale. Non solo dell’amore tradizionale, ma dell’idea di due persone che decidono di condividere un viaggio insieme. Quella, per me, è già una famiglia.
Il mio obiettivo era portare nel cuore delle persone un messaggio semplice ma forte: l’amore resta la cosa più importante. E vedere che questa canzone ha superato i confini italiani mi emoziona tantissimo.
Sapere che il brano è stato tradotto in tante lingue e che viene cantato anche all’estero è una soddisfazione incredibile non solo per me, ma per tutta la musica italiana”.
Eurovision è diverso dagli altri palchi che ha affrontato nel mondo.
Sì, assolutamente. Ogni esperienza nella vita ha un suo fascino, ma Eurovision è qualcosa di unico. È una ventata di colori nuovi che ti entra dentro.
Sto vivendo tutto con grandissima intensità e spero davvero di portarmi dentro queste emozioni anche quando tornerò in Italia. Voglio ricordarmi ogni momento, ogni incontro, ogni energia che sto respirando qui.
Per ora me la sto godendo in tutte le sue sfaccettature. E magari da questa esperienza nasceranno nuovi sogni e nuove idee.
Nella sua musica quanto conta l’onestà?
Conta tutto. Per me nella musica bisogna essere onesti, veri, sinceri. La voce ogni tanto può anche tradirti, può fare qualche scherzo, ma quello che arriva davvero alle persone è la verità con cui canti.
Io credo molto in una frase: meglio cantare con un grammo di voce e un chilo di cuore che il contrario. Perché la tecnica da sola non basta. Le persone sentono quando stai raccontando qualcosa che vivi davvero.
Com’è nato il lavoro con gli autori più giovani?
Io ho sempre amato lavorare con i giovani. Mi piace ascoltare nuove energie, nuovi linguaggi, nuove sensibilità. È successo nella musica, ma anche in teatro e nei miei concerti, dove ho sempre cercato di dare spazio ai ragazzi.
Oggi le canzoni nascono in modo diverso rispetto al passato. Una volta magari c’era un solo autore, oggi invece c’è quasi un ‘condominio creativo’, ed è bello così perché ognuno porta qualcosa di suo.
In questo caso è stato un incontro generazionale molto stimolante. Credo che proprio da questi scambi possano nascere canzoni capaci di arrivare davvero al cuore della gente
Porti con te un forte messaggio di resilienza. Sei un artista che non ha mai mollato. Che tipo di messaggio senti di portare?
Quello di non mollare mai. Mai. Il fallimento fa parte del percorso e della vita, ma ognuno di noi merita qualcosa.
Io ho iniziato il mio viaggio musicale nel 1976, salendo su un palco a Ercolano, e non avrei mai immaginato di arrivare fino all’Eurovision. Se è successo a me, può succedere davvero a chiunque.
Bisogna continuare a crederci, lavorare, essere sinceri con sé stessi e non perdere mai la voglia di sognare.

Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
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