“BIG MOOD” è il titolo del nuovo singolo dell’artista romano YAMBA, uscito venerdì 18 novembre per Atlantic/Warner Music Italy (ne abbiamo parlato Qui).
Intervista a Yamba Big Mood
Yamba, cosa rappresenta per te “Big Mood”?
“Big Mood” significa stile di vita: è quello che vivo, è il momento in cui sono in zona “calda” e le mie emozioni e i miei sentimenti si amplificano.
Rispetto al precedente singolo “Clap Clap” l’interpretazione è più intensa, sentita. Dal punto di vista delle sensazioni che ti trasmettono, quali sono le differenze tra i due brani?
“Clap Clap” è rap 2.0 e trasmette energia, adrenalina. L’approccio e il sound sono più sperimentali. Diversi artisti emergenti mi hanno contattato, essendo un brano che ha saputo influenzare molto il sottosuolo trap. Alcuni lo hanno anche remixato, quindi sicuramente ci sarà una continuazione. “Big Mood” esce dal rap stesso e apre nuovi orizzonti.
Quando uscì “Clap Clap” dichiarasti che il brano faceva da “spartiacque fra il rap e ciò a cui sto lavorando”. A che punto è il tuo percorso di ricerca?
Il mio percorso è come un grande disegno, dove adesso ci sono ancora tante linee sparse, ma io cerco di guardare il disegno nella sua totalità. Cerco di guardare avanti.
La tua musica è un percorso circolare che comprende anche l’aspetto visual. In un brano come “Big Mood” quanto è importante il videoclip?
Per me l’aspetto visual è molto importante, ma non è tutto. Ho semplicemente voluto riportare anche in questa forma delle immagini più intime che rispecchiano la mia realtà.
Nel tuo percorso ci sono pubblicazioni di Remix e Freestyle. Come mai?
I freestyle e i remix sono un modo per tenermi sempre in allenamento e, in più, sono un modo per rievocare dei pezzi ai quali in qualche modo sono legato. Mi piace prendere il beat e riadattarci sopra il mio stile.
Quando ti guardi indietro e riascolti brani come “Sveglio” oppure “Cuscino” cosa provi?
Penso che fossero già avanti per quei tempi, anche se a livello di ispirazione era tutto molto diverso. Il mio unico obiettivo prima era essere il più stiloso sulla base. Ora ho dei nuovi orizzonti quando scrivo e mi approccio alla musica. Sto uscendo dalla mia zona di comfort e sto capendo molte cose di cui prima non ero a conoscenza.
Roma è un ambiente diverso da Milano. Lì vieni spesso giudicato se hai delle ambizioni forti e non è così scontato che il tuo ambiente ti supporti. Oggi ho un piccolo team che lavora con me e ci crede. Anche su Roma stiamo costruendo una realtà solida e gli artisti sono più uniti. Ho intorno producer e persone creative che sono sempre presenti nel processo e ovviamente permettono di far girare meglio le idee. Ancora c’è molto lavoro da fare ma, se guardo a prima, è cambiato tutto per me.
Se dovessimo incontrarci tra un anno per una nuova intervista, quali sono i traguardi che vorresti aver raggiunto?
Non penso spesso ai traguardi da raggiungere. Ora voglio alzare il livello sotto ogni punto di vista ed essere un punto di riferimento per la mia città e per chiunque mi segua.


Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
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