Jovanotti

Jova Beach Party 2022 sotto inchiesta: a Barletta tre indagati per presunti danni ambientali e abusivismo edilizio dopo il concerto di Jovanotti.

A distanza di tre anni dal grande evento musicale, il Jova Beach Party 2022 finisce al centro di un’indagine giudiziaria. Il concerto di Jovanotti, che aveva portato circa 30 mila spettatori sulla litoranea di Ponente a Barletta, è oggi sotto la lente della Procura di Trani per presunti danni ambientali.

Secondo quanto emerso, tre persone risultano indagate con accuse, a vario titolo, di «inquinamento ambientale colposo», «abusivismo edilizio in area protetta» e «falso ideologico». L’inchiesta, coordinata dal procuratore Renato Nitti, prende le mosse da esposti presentati da associazioni ambientaliste, tra cui Legambiente.

Al centro delle verifiche ci sono i lavori di allestimento del palco sulla spiaggia. Gli accertamenti parlano di un intervento significativo: «circa 16mila metri quadrati di arenile alterati» e «oltre 7.700 metri cubi di sabbia movimentata», con una profondità media di mezzo metro. Secondo l’ipotesi accusatoria, questi lavori avrebbero «modificato l’assetto naturale della costa», danneggiando le dune e «eliminando la vegetazione spontanea».

L’area interessata, inoltre, si trova in prossimità del Parco naturale della foce dell’Ofanto, una zona considerata delicata dal punto di vista ambientale. Gli investigatori ipotizzano che l’intervento abbia «compromesso un habitat protetto», alterando l’equilibrio dell’ecosistema locale.

Tra gli indagati figurano un dirigente comunale, l’allora amministratore della multiservizi locale e il progettista incaricato dall’organizzazione dell’evento. Secondo l’accusa, sarebbero mancate «prescrizioni ambientali più stringenti» e autorizzazioni adeguate.

Le difese respingono ogni addebito e parlano di un iter amministrativo «regolare e conforme alle normative».

Il caso riaccende così il dibattito sul rapporto tra grandi eventi e tutela ambientale: spettacolo e sostenibilità possono convivere davvero? La risposta, ora, passa anche dalle aule giudiziarie.

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