Venerdì 29 maggio è la data del ritorno di Matteo Faustini con “SIAMO NATI LIBERI”. Più che una semplice canzone, il brano si preannuncia come un vero e proprio manifesto generazionale e artistico, un urlo di libertà che condensa l’evoluzione di un musicista che non ha mai smesso di cercare la propria verità. Qui il link per il presave.
Questo atteso ritorno rompe un silenzio discografico durato quattro anni. Un tempo lungo, in cui però la musica non si è mai spenta: forte dell’esperienza al Festival di Sanremo e con ben due album all’attivo, Matteo ha continuato a calcare i palchi di tutta Italia. È stata proprio la dimensione live, vissuta a stretto contatto con il pubblico, a fare da incubatrice per la nascita di “SIAMO NATI LIBERI”. Questo brano è infatti il frutto maturo di una nuova e profonda identità, personale e artistica, trovata guardando le persone negli occhi, concerto dopo concerto.
A dare la spinta a questo ritorno è un’esperienza umana fortissima, che Matteo racconta così:
«”Siamo Nati Liberi” è un brano nato in carcere che ho scritto dopo 8 mesi di lavoro con i detenuti dell’Istituto Penitenziario di Canton Mombello a Brescia. Ascoltare le loro storie e i loro errori mi ha portato a scrivere un brano che parla non solo di seconde possibilità, ma anche di cambiamento e di rinascita. Questa canzone non salva vite, ma dà speranza.»
Stando a stretto contatto con chi ha perso la libertà, Matteo si è reso conto di come le sbarre più pesanti siano spesso quelle mentali che ci costruiamo da soli ogni giorno, quando restiamo prigionieri del giudizio degli altri. Da qui nasce una riflessione profonda sui dogmi e sui sensi di colpa religiosi con cui molti di noi sono cresciuti. Matteo affronta il tema prendendo i versi della liturgia della Chiesa, come “mia colpa mia colpa mia grandissima colpa” e “tu che togli i peccati ma non i sensi di colpa”, per raccontare un conflitto interiore reale. Diventa evidente che un’assoluzione formale non basta a dare la pace, se prima non si trova la forza di perdonare se stessi. La sorpresa del pezzo è che tutta questa densità non si traduce in una musica cupa. Al contrario, il brano reagisce con un’energia pop-soul liberatoria, un crescendo emotivo che punta ad alleggerire il cuore. Questo senso di riscatto si sente nel fitto coro di voci curato con la produzione artistica di Enrico Palmosi e le chitarre di Poncio Belleri.Il progetto è accompagnato dal video ufficiale in arrivo su YouTube, realizzato dalla casa di produzione CHAOSLAB SRL, con il producer Alessandro Garzaniti, regia di Davide Bresciani, fotografia di Silvia Menotto, camera operator Lorenzo Resta e il MUAH Flavio Cesaretti.
Un ritorno che, alla fine, si riassume in una scelta tanto semplice quanto necessaria:
“Voglio stare bene”

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