Dopo settimane di rumors e di trattative, finalmente è arrivato l’annuncio ufficiale durante l’edizione serale del tg1: Amadeus ricoprirà il duplice ruolo di presentatore e direttore artistico di Sanremo 2022. Per lui si tratta del terzo mandato consecutivo, merito del clamoroso successo delle due precedenti edizioni.

A grande richiesta… verrebbe da aggiungere, considerato l’eccezionale quantitativo di certificazioni racimolate dai brani in concorso nell’ultima annata, per non parlare della vittoria dei Maneskin all’Eurovision Song Contest. Insomma, non poteva esserci un epilogo migliore.

Amadeus ha saputo amministrare magistralmente due edizioni storiche del Festival: l’ultima dell’era pre-Covid e la prima in piena pandemia. L’augurio è che la prossima si possa realizzare con una ritrovata serenità e con il pubblico di nuovo in presenza, affinché si possa parlare davvero di rinascita e di ripartenza.

In soli due anni, il presentatore è riuscito a dare vita ad una vera e propria rivoluzione, sfociata in un significativo ricambio generazione che ha definitivamente riavvicinato i giovani alla kermesse canora. Scelte non sempre facili e scarsamente supportate, che hanno suscitato una serie infinita di polemiche piuttosto sterili.

A parlare è stata ancora una volta la musica, che ha zittito i vari detrattori della primissima ora (o peggio ancora della vigilia), trasformandoli in campioni olimpionici di salto con l’asta sul carro del vincitore. Una disciplina sempre molto nutrita di validissimi atleti.

Una bella rivincita per il direttore artistico e per l’uomo Amadeus, che si è ritrovato a mandar giù bocconi amari, senza mai prendere il focus su ciò che era doveroso fare per restituire al Festival di Sanremo quella centralità, quel prestigio, quel ruolo per poter dettare regole e spostare gli equilibri dell’industria discografica.

Per anni la manifestazione è stata succube delle scelte e delle imposizioni di un settore in profonda crisi, Amadeus ha intercettato queste problematiche e ha cercato di trovare delle soluzioni. Alcune ben riuscite, altre ancora da apportare. Cito ad esempio la sezione Nuove Proposte, che non ha più senso di esistere in questo assetto.

Forse c’aveva visto lungo Claudio Baglioni, che nel 2019 aveva riunito le due categorie, perchè mai come nell’ultima edizione il confine è apparso piuttosto sottile, quasi effimero. In fondo, oggi come oggi, a seconda del tipo di criterio, un artista può essere considerato big o meno, perchè esistono molte più variabili rispetto al passato.

Diciamocelo, quando si vendevamo i dischi era tutto molto più semplice… ma il futuro è un altro e comincia sempre più a somigliare per fisionomia al nostro presente. Per cambiare davvero il corso della storia festivaliera, Amadeus deve trovare la giusta formula a riguardo, perché il domani è davvero in mano ai giovani.

Dopo un primo momento di comprensibile titubanza, il riconfermato direttore artistico ha rivalutato la sua posizione decidendo di proseguire in questo percorso di rinnovamento intrapreso ventiquattro mesi fa, donando continuità a tutto ciò che di buono è stato realizzato finora. Insomma, la musica è ancora in buone mani.