Vybes

Testo e significato del brano “Facevo per tre”, il nuovo singolo di Vybes, artista noto per la partecipazione ad Amici 24.

Facevo per tre” è un dialogo autobiografico intimo tra madre e figlio, sul peso e sulla solitudine dell’essere figlio unico. 

Racconta Vybes: «Il cappellino grigio al contrario lo mettevo già da bambino: forse, senza saperlo, stavo già cercando la mia direzione. L’infanzia per me è un luogo sicuro in cui torno spesso, un rifugio in cui tutto sembrava più semplice, anche se mia mamma giura che non fossi affatto tranquillo. Tengo stretti i ricordi dell’asilo e delle elementari: sono la radice di tante cose che oggi metto nella musica. La solitudine dell’essere figlio unico l’ho sempre sentita, così come il desiderio di avere qualcuno accanto, una spalla con cui condividere tutto. A volte mi domando come sarei diventato se ci fosse stato un fratello: forse avrei meno ansie. Ma sono domande senza risposta. Con il tempo, però, ho capito che anche la solitudine ha i suoi lati luminosi e che essere figlio unico non è mai stato un limite ma una parte di me.»

Vybes, testo e significato del brano “Facevo per tre”

Vengo da una periferia
Un quartiere con poche persone
Da ragazzino ho faticato a trovarmi un amico del cuore
Io scuola l’ho fatta lontano
Lontano dalle mie zone
Ma con la fortuna
Di avere in spalla
Un bagaglio di immaginazione
Volevo un fratello minore
Non dormire solo in camera mia
Nessuno qua è della mia età vanno tutti sopra l’ ottantina
Ho scritto questa letterina
Io spero ancora in quella piuma
Sul davanzale della mia cucina
E ti ho cercato in ogni pomeriggio vuoto
Dentro gli occhi di un cugino
Il secondo ruolo di un gioco
Nelle mattine di lavoro
D’estate
Quando me le passavo da solo
nel riflesso di una foto
Mamma mi ha sempre detto che facevo per tre
Che un figlio solo dentro casa gli basta
Per lei era un vizio mica quella mancanza
che portavo dentro di me
Mamma ha sempre detto che facevo per tre
Se ne arriva un altro lei ne usciva di casa
Non intendeva mica una passeggiata
Ma un posto dove metà non c’è
Tirare su un figlio è arte
Niente è come è previsto
Può scappà un bavatura
Nel bel mezzo del tragitto
Mamma mi prese in disparte
Negli occhi uno sguardo pinto
Magari con un fratello saresti cresciuto dritto
Mamma non ti preoccupare
Ognuno ha un destino scritto
Il mio è scrivere canzoni
Stando chiuso in questo limbo
Stai tranquilla che non fingo
Io sapevo tutto quanto
Già quando ero bimbo
E ti ho cercato in ogni pomeriggio vuoto

Dentro gli occhi di un cugino
Il secondo ruolo di un gioco
Nelle mattine di lavoro
D’estate
Quando me le passavo da solo
nel riflesso di una foto
Mamma mi ha sempre detto che facevo per tre
Che un figlio solo dentro casa gli basta
Per lei era un vizio mica quella mancanza
che portavo dentro di me
Mamma ha sempre detto che facevo per tre
Se ne arriva un altro lei ne usciva di casa
Non intendeva mica una passeggiata
Ma un posto dove metà non c’è

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