Intervista a Delia, a Sanremo 2026 nella serata riservata a cover e duetti accanto a Serena Brancale e Gregory Porter. Insieme i tre hanno cantato Besame Mucho.
Gregory Porter, cantante, compositore statunitense di jazz, soul e gospel e vincitore di due Grammy Awards, e DELIA, cantautrice, interprete e pianista classica. Insieme interpreteranno “Besame Mucho”, brano scritto nel 1940 dalla messicana Consuelo Velázquez e diventato uno dei più conosciuti del XX Secolo.
L’esibizione di Serena Brancale, insieme a Gregory Porter e DELIA, nasce dall’incontro di tre sensibilità musicali diverse ma unite da una visione comune: l’amore per la melodia senza tempo e per un’interpretazione autentica e profonda. Un dialogo tra mondi, culture e percorsi differenti, che trova nella serata delle cover uno spazio di condivisione e di rispetto per la tradizione musicale.
Intervista a Delia, a Sanremo 2026 nella serata cover
Delia, sei reduce dalla serata delle cover: che emozione è stata il tuo debutto sul palco di Sanremo?
Fino a quando non sono salita sul palco non avevo davvero realizzato cosa stesse succedendo. Ero in una sorta di mutismo selettivo: silenziosa, concentrata, quasi sospesa. Poi, nel momento in cui sono salita prima per regolare l’asta del microfono e subito dopo per esibirmi davvero, ho avuto una vera e propria “botta” di consapevolezza. Ho capito la grandezza di quello che stavo facendo. In quel momento mi sono detta: “Non ci devi pensare, altrimenti scappi via.” E ha funzionato. Mi sono lasciata andare ed è andata molto bene. Sono super contenta.
Hai aperto tu il brano, rompendo il ghiaccio davanti a un pubblico enorme. Hai sentito il peso della responsabilità?
Sì, iniziare significa avere addosso la responsabilità di rompere il ghiaccio e dare il tono a tutto il resto. È stato un momento intenso, perché sai che l’attenzione è tutta su di te. Però è anche un grande onore. Ho sentito il peso, ma anche l’energia del palco che mi sosteneva.
Hai condiviso il palco con Serena Brancale e con il grande Gregory Porter. Com’è stato lavorare con due artisti di questo calibro?
È stato bellissimo. Siamo tre anime molto diverse: io arrivo dal folk, Gregory dal jazz e dal soul, Serena ha questa capacità straordinaria di smontare le tradizioni e riportarle in una forma nuova, con un linguaggio tutto suo. Eppure avevamo un denominatore comune: la visceralità. Siamo riusciti a incastrare queste tre anime creando qualcosa di autentico e intenso. È un’esperienza che mi porterò dentro per tutta la vita.
Hai definito il pezzo portato sul palco, “Besame Mucho” un “brano di velluto”. Cosa intendi con questa immagine?
Per me è un brano viscerale ma delicato. Non arriva e spalanca tutte le porte all’improvviso. Le apre con calma. Ti accompagna dentro, passo dopo passo, in una piccola bolla che abbiamo creato sul palco. È una canzone che accarezza prima di colpire, che avvolge l’ascoltatore. Per questo lo definisco “di velluto”.
Che atmosfera si respirava dietro le quinte durante la serata cover?
C’era tantissima confusione, un via vai continuo, tantissime persone. Non si capiva quasi niente! Però è stato bello, perché durante le prove e anche in serata mi sono trovata spesso vicino a un altro siciliano, Mario Biondi. Ci siamo scambiati battute in catanese e in paternese, e questo mi ha aiutata a sciogliere la tensione. È bello vivere la competizione in modo sano, con leggerezza.
Il tuo rapporto con Serena Brancale sembra andare oltre la collaborazione artistica. Cosa vi lega?
Serena mi ha dimostrato grande stima, sia pubblicamente che umanamente, e questo per me vale tantissimo. Condividiamo l’amore per le nostre radici e per la lingua madre. Portare sul palco la propria identità è qualcosa che ci accomuna. Quando senti che l’altra persona riconosce e valorizza quello che sei, si crea un legame forte.
Il tuo tour sta registrando numeri importanti, con diversi sold out come quello al Teatro degli Arcimboldi. Che effetto fa?
Sono veramente felice. Certo, portarsi sulle spalle la responsabilità dei sold out è impegnativo, ma è anche una risposta meravigliosa da parte del pubblico. Significa che le persone mi hanno capita, sia musicalmente che umanamente. Sul palco porto tutta me stessa. E porto anche un po’ di Sicilia con me, perché sono lontana da casa. Probabilmente questa autenticità arriva, e i sold out sono la dimostrazione di questo.
Cos’è per te la Sicilia?
È la mia terra amata, ma anche quella che ho dovuto lasciare per costruire il mio percorso. Il mio sogno più grande è poter tornare e vivere lì senza dover andare via per lavorare. Per me il sogno più grande è la realtà: poter vivere nella mia terra.
Quali sono i prossimi passi della tua carriera? Ti poni obiettivi precisi?
Sono molto con i piedi per terra. Non mi piace pormi obiettivi troppo lontani o fare grandi piani. Mi godo le cose che faccio. Ho fatto X Factor ed è andata bene. Ho fatto Sanremo ed è andata molto bene. Ora c’è il tour, poi ci sarà il disco. Vado avanti passo dopo passo. Per me è importante restare concentrata sul presente e non caricarmi di aspettative troppo grandi. L’importante è continuare a fare le cose con autenticità.

Emmanuel Santoro, classe 1991, laureato al Conservatorio di musica di Milano G. Verdi nel 2012, e alla Facoltà Teologica di Milano nel 2015.
Musicista, presentatore e conduttore, ha suonato nei club più rinomati d’Italia, primo tra tutti il Blue Note di Milano, e ha collaborato con diversi artisti di primo piano. E’ stato ospite di numerosi programmi televisivi, tra cui “Fatti vostri” su Rai 2, è spesso apparso sul Corriere della Sera e su testate nazionali. Attualmente è direttore artistico della società di eventi SantoroEvents e speaker radiofonico di RV Radio.
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