Leonardo Lamacchia

Intervista a Leonardo Lamacchia, tra gli autori di “Laguna”, il brano con cui Nicolò Filippucci ha vinto la sezione Nuove Proposte del Festival di Sanremo 2026.

Un percorso che unisce scrittura, amicizie autentiche e consapevolezza emotiva. Con “Laguna”, Leonardo Lamacchia conferma la sua capacità di raccontare sentimenti universali con autenticità e profondità.

Intervista a Leonardo Lamacchia, tra gli autori di “Laguna” di Nicolò Filippucci

Leonardo, partiamo dal passato. Il tuo Sanremo è stato nel 2017. Che ricordi conservi di quell’esperienza?
Sanremo 2017 è un ricordo fortissimo. È stata un’esperienza intensa, travolgente, quasi totalizzante. Ci sono tantissime cose da fare, ritmi serrati, pochissimo tempo per fermarsi a respirare. È un vortice. Però, nonostante la stanchezza, resta qualcosa di profondamente bello. È un’esperienza che porterò sempre nel cuore. Sanremo ti cambia, ti mette alla prova, ma ti regala anche una consapevolezza nuova del tuo percorso artistico.

Arriviamo a Sanremo 2026. “Laguna”, brano con cui Nicolò Filippucci ha vinto le Nuove Proposte, porta anche la tua firma. Come nasce questa canzone?
“Laguna” nasce in realtà due anni fa, in studio con Gianmarco Grande e Arashi. È un brano che è rimasto lì, ha avuto il suo tempo di maturazione. Solo successivamente è arrivato a Nicolò. È una canzone semplice, ma diretta. E credo che proprio questa semplicità emotiva abbia fatto la differenza. Non cerca artifici: punta al cuore.

Quanto ha inciso l’interpretazione di Nicolò Filippucci nel successo del brano?
Tantissimo. Nicolò è giovanissimo, ma ha un bagaglio emotivo sorprendente. Ha una tecnica vocale impeccabile, ma soprattutto ha la capacità rara di emozionare senza forzare. Ha trovato un equilibrio perfetto tra controllo tecnico e verità interpretativa. Ha reso il brano qualcosa di ancora più speciale rispetto a ciò che avevamo scritto in studio.

Nel tuo percorso c’è anche “Amici” e l’amicizia con Ermal Meta.
Sì, con Ermal c’è un legame vero. È uscito da poco il suo nuovo disco e c’è un brano che abbiamo scritto insieme, “Almeno tu”, con Gianni Pollex. Con loro siamo quasi fratelli. Lavorare con amici è difficilissimo: o trovi un equilibrio sano, oppure rischia di diventare complicato. Per fortuna tra noi c’è rispetto e fiducia reciproca.

È passato quasi un anno dal tuo ultimo disco, “Leo”. Qual è il bilancio?
È un album molto personale, otto tracce diverse tra loro, sia dal punto di vista sonoro che emotivo. Abbiamo sperimentato tanto. Ogni brano rappresenta una parte della mia vita. Sono felice del percorso fatto e spero di pubblicare presto nuova musica.

Sanremo è cambiato molto in questi anni. Qual è la tua lettura?
È diventato più contemporaneo, più vicino alle evoluzioni del mercato musicale. Molti artisti oggi hanno un potenziale internazionale altissimo. Questo è positivo. Il rischio, però, è quando si reiterano sempre gli stessi team autoriali: alcune canzoni possono finire per assomigliarsi. È importante preservare l’identità artistica di ciascuno.

Hai parlato spesso di salute mentale. Quanto è importante affrontare questo tema nel mondo della musica?
Fondamentale. L’ambiente musicale può essere molto pressante, a volte tossico. Ogni artista combatte con le proprie fragilità. Parlare con professionisti, chiedere aiuto, è essenziale. Non è un segno di debolezza. Anzi, è uno strumento per continuare a fare arte in modo sano.

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