Intervista a Elena D’Elia che, dopo l’esperienza nella scuola di Amici 25, ha pubblicato l’Ep d’esordio “Non è mica fantasia“.
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Dopo il percorso che l’ha portata fino alla finale di Amici 25, Elena D’Elia apre un nuovo capitolo della sua carriera con “Non è mica fantasia”, il suo primo EP pubblicato da Oyà/Warner Records. Un progetto che raccoglie i brani più rappresentativi della sua esperienza artistica e personale, tra ricerca di sé, crescita, sogni e voglia di raccontarsi senza filtri. Cantautrice, musicista e produttrice, la giovane artista fiorentina mette insieme influenze che spaziano dal cantautorato contemporaneo al soul, passando per jazz e pop, costruendo un’identità già molto riconoscibile. In questa intervista, Elena racconta il significato del suo debutto discografico, il valore delle esperienze vissute tra Firenze, Londra e Parigi, il legame speciale con alcuni dei brani contenuti nell’EP e ciò che si aspetta dal futuro dopo l’avventura nel talent di Maria De Filippi.
Intervista a Elena D’Elia, l’Ep d’esordio “Non è mica fantasia”
Elena, arriva il tuo primo EP. Che cosa rappresenta per te “Non è mica fantasia”?
Rappresenta tante sfaccettature della mia vita e tanti momenti che ho deciso di raccogliere in un unico progetto. È la concretizzazione del sogno di una bambina che a cinque anni ha preso una chitarra in mano e ha detto: “Voglio fare la cantante”. Questo EP è proprio quel sogno che prende forma.
Tra i temi che emergono nei brani c’è la ricerca di sé stessi. Quanto è importante per te questo aspetto?
È una ricerca continua. Tutti cerchiamo di trovare il nostro posto nel mondo e di sentirci a nostro agio. Spesso non succede subito, ma sono proprio gli errori e i momenti difficili a farci crescere. In tutte le tracce c’è questa ricerca, in alcune in modo più evidente.
Come nasce “Wanda”?
L’ho scritta dopo un’esperienza molto forte. Durante un viaggio di volontariato ho contratto la malaria e, una volta tornata a Firenze, sono stata ricoverata in ospedale. Condividevo la stanza con una signora di nome Wanda, che mi ha ispirata profondamente. Per me quel brano è un inno alla vita e alla voglia di affrontarla con coraggio.
Londra ha avuto un ruolo importante nella tua formazione. Cosa ti ha lasciato quell’esperienza?
Mi sono trasferita lì a 17 anni per studiare musica, suono e tecnologia. È stata la prima vera esperienza di indipendenza. Ho imparato a cavarmela da sola, a costruirmi una quotidianità e a cercare occasioni per fare musica. Giravo per i pub cercando di farmi conoscere e di ottenere la possibilità di esibirmi. È stata una grande scuola di vita.
Cosa ti affascina del mercato musicale inglese?
La diversità. Ovunque trovi artisti differenti, stili diversi e tanta creatività. È un ambiente che stimola la curiosità e ti spinge ad assorbire continuamente nuove influenze.
Nell’EP c’è anche la cover di “Je veux” di Zaz. Perché hai scelto di inserirla?
È una delle mie canzoni preferite e l’ho cantata per anni nei miei live. Inoltre ho vissuto anche a Parigi e il mondo musicale francese mi ha sempre affascinata. Mi sembrava un brano che mi rappresentasse perfettamente.
“A parte me” è probabilmente il brano che più ti ha fatto conoscere al pubblico di Amici. Cosa significa per te?
È una canzone che mi ha colpita immediatamente. Racconta emozioni che io non ero mai riuscita a esprimere a parole. Quando l’ho ascoltata per la prima volta ho avuto la sensazione che parlasse direttamente di me. Ogni volta che la canto scopro qualcosa di nuovo.
Ti ritrovi nel cantautorato contemporaneo?
Sì, è un linguaggio che amo molto. Mi piacciono i testi che non spiegano tutto subito, ma che stimolano il pensiero e lasciano spazio all’interpretazione.
Nella tua musica convivono pop, jazz, soul e cantautorato. Come riesci a bilanciare tutte queste influenze?
Con il lavoro e con la voglia di sperimentare. Prima di Amici scrivevo e producevo già i miei brani. Credo che generi diversi possano convivere benissimo e creare qualcosa di originale.
Come si mantiene la propria autenticità all’interno di un talent come Amici?
Vivendolo nel modo più sincero possibile. Nessuno ci ha mai detto cosa dovevamo essere. Al contrario, siamo stati aiutati a valorizzare la nostra identità. Io ho semplicemente cercato di restare me stessa.
Se ci incontrassimo tra un anno, quale obiettivo ti piacerebbe aver raggiunto?
Vorrei continuare a scrivere e cantare canzoni che mi emozionano. Non ho un traguardo preciso in mente. Questa è solo la mia prima esperienza nell’industria musicale e tutto quello che arriverà sarà un regalo enorme.
Ti senti più artista da studio o da live?
Questa è difficile. Amo stare sul palco e mi sento completamente a mio agio quando canto dal vivo. Però adoro anche scrivere e creare musica. Direi cinquanta e cinquanta. È una risposta un po’ furba, ma è la verità.

Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
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