Katy Perry

Katy Perry si dissocia dall’uso di “Firework” in un video militare della Casa Bianca. Il caso riapre il dibattito sull’utilizzo delle canzoni degli artisti senza consenso dopo la vendita dei cataloghi musicali.

Katy Perry si aggiunge alla lista di artisti che hanno contestato l’utilizzo delle proprie canzoni in contenuti politici o militari senza autorizzazione. La popstar americana ha reagito duramente dopo aver scoperto che il suo celebre brano “Firework” era stato scelto come colonna sonora di un video pubblicato sui social dalla Casa Bianca e legato a un messaggio di propaganda militare con immagini di bombardamenti.

Attraverso i propri canali social, la cantante ha espresso tutta la sua contrarietà: “Sono sconvolta e arrabbiata. Non ho mai approvato tutto questo e non mi è mai stato nemmeno chiesto. Non lo approvo”.

Per Katy Perry, il significato della canzone è stato completamente stravolto: “Quella canzone è un inno di speranza e guarigione per le persone che stanno attraversando momenti personali bui. Vedere un messaggio di incoraggiamento trasformato in colonna sonora di distruzione e violenza è una completa violazione di tutto ciò che rappresenta la mia canzone”.

La cantante ha poi aggiunto: “La mia musica serve a unire le persone, non a celebrare la guerra”.

Da Ariana Grande a Olivia Rodrigo: molti artisti hanno protestato

Il caso di Katy Perry non è isolato. Negli ultimi anni diversi musicisti hanno denunciato l’utilizzo delle loro opere in campagne o contenuti politici non condivisi.

Tra questi anche Ariana Grande, dopo l’utilizzo di “Bye” in video collegati all’ICE, e Sabrina Carpenter con “Juno”. Anche Olivia Rodrigo aveva preso posizione contro l’uso delle sue canzoni, dichiarando: “Non usate la mia musica per promuovere la vostra propaganda razzista e d’odio”.

Situazioni simili hanno coinvolto inoltre artisti come Kesha, Zara Larsson, MGMT, Blue Öyster Cult e White Stripes, con Jack White particolarmente critico nei confronti delle politiche dell’amministrazione Trump.

Il problema dei cataloghi musicali venduti

La vicenda di “Firework” apre però anche una questione più ampia legata alla gestione dei diritti musicali. Alcuni utenti hanno infatti ricordato che Katy Perry nel 2023 ha ceduto il proprio catalogo musicale alla società Litmus Music.

Le grandi operazioni di vendita dei cataloghi degli artisti, sempre più frequenti negli ultimi anni, sollevano quindi un interrogativo: quando un artista non possiede più direttamente i diritti di una canzone, può ancora decidere come e dove venga utilizzata?

Il caso Katy Perry riaccende così il dibattito sul rapporto tra creatività, proprietà intellettuale e controllo sull’eredità artistica dei musicisti. Un tema destinato a diventare sempre più centrale in un’industria musicale dove i cataloghi rappresentano ormai veri e propri patrimoni economici.

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