Ligabue replica alle parole di Francesco De Gregori sul ruolo degli artisti nei temi politici e sociali. Il rocker emiliano difende la libertà di espressione e spiega perché continua a cantare “Il mio nome è mai più” dopo 27 anni.
Le parole di Francesco De Gregori sul ruolo degli artisti nei grandi temi internazionali hanno acceso il dibattito nel mondo della musica italiana. A intervenire è stato Luciano Ligabue, che ha commentato le dichiarazioni del cantautore romano durante la conferenza stampa di presentazione del tour negli stadi “La Notte di Certe Notti”.
Tutto è nato dalle riflessioni di De Gregori, che nei giorni scorsi aveva spiegato di provare “imbarazzo quando un uomo di spettacolo si schiera in maniera netta su questioni internazionali”, sottolineando di preferire raccontare il proprio pensiero attraverso le canzoni piuttosto che attraverso proclami pubblici.
Un punto di vista che Ligabue ha accolto con rispetto, pur prendendo una posizione differente.
“Francesco è patrimonio della musica e della cultura di questo Paese”, ha dichiarato il rocker di Correggio. “È una delle persone più libere che abbiamo nella canzone d’autore italiana. Non si fa mai trovare dove gli altri si aspettano di trovarlo e questa è una caratteristica che ho sempre apprezzato”.
Il cantautore emiliano ha però precisato di non condividere completamente la riflessione del collega. “Credo che lui parlasse soprattutto di sé stesso. Quello che invece condivido è il concetto che nessun artista sia obbligato a prendere posizione. Troppo spesso si dice che la musica deve fare qualcosa. Io penso che la musica possa farlo, ma non debba necessariamente”.
Secondo Ligabue, la libertà di scegliere come esprimersi dovrebbe essere garantita a tutti gli artisti. “Ognuno deve decidere autonomamente se intervenire o meno su determinati temi. Non esistono obblighi morali imposti dal mestiere che facciamo”.
L’impegno attraverso le canzoni
Nel suo caso, l’impegno sociale e civile è sempre passato soprattutto attraverso la scrittura.
“Io ho sempre cercato di dire ciò che penso nelle canzoni”, ha spiegato. “Da quasi 27 anni porto sul palco ‘Il mio nome è mai più’ e continuo a ricordare che non esiste soltanto una guerra. Oggi si parla molto di Gaza, ma ci sono conflitti anche in Ucraina, in Sudan e decine di altre guerre in corso nel mondo”.
Un messaggio che per Ligabue resta attuale quanto nel 1999, anno di pubblicazione del celebre brano scritto insieme a Jovanotti e Piero Pelù. “Già allora quella canzone parlava di tutte le guerre, non soltanto di quella nell’ex Jugoslavia. Credo che il modo migliore per esprimere un pensiero sia farlo con parole meditate e attraverso la musica”.
“Nessuno è di qualcuno”: la nuova canzone contro la violenza sulle donne
Lo stesso approccio ha ispirato anche “Nessuno è di qualcuno”, il nuovo brano che Ligabue sta presentando dal vivo durante il tour negli stadi.
“Pensare che una donna su tre abbia subito o stia subendo una forma di violenza è qualcosa di intollerabile”, ha raccontato. “Purtroppo il rischio è che la cronaca quotidiana ci abitui a queste notizie. Con questa canzone ho cercato di raccontare un sentimento di empatia e ribadire un concetto semplice: nessuno appartiene a qualcun altro”.
Parole che confermano come, pur con modalità differenti rispetto ad altri artisti, Ligabue continui a considerare la musica uno strumento capace di stimolare riflessioni e sensibilizzare il pubblico su temi sociali di grande attualità.
Una visione che, pur distante da quella espressa da De Gregori, parte da un principio condiviso: la libertà dell’artista di scegliere come e quando far sentire la propria voce.

Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
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