Linus

La musica italiana attraversa un momento di transizione, e Linus – direttore editoriale del polo radiofonico GEDI e presidente di Elemedia – non ha paura di dirlo a voce alta. In una lunga intervista rilasciata a FQMagazine in occasione di Party Like A Deejay 2025, il celebre conduttore e dirigente radiofonico riflette sullo stato dell’industria musicale, sul ruolo delle radio, sulla crisi creativa e sull’importanza di Sanremo, definito senza mezzi termini “patrimonio della Rai”.

La Rai ha costruito Sanremo in 70 anni. È un patrimonio culturale e televisivo che va tutelato”. Con queste parole Linus interviene sul dibattito riguardante il bando pubblico per la gestione del Festival. “Il Comune ha messo a disposizione il luogo e l’atmosfera, ma è la Rai che ha dato forma e valore a Sanremo. È un prodotto della sua storia, e va rispettato come tale”.

Linus non si nasconde: “Una volta le canzoni estive uscivano a fine primavera e duravano per tutta l’estate. Ora escono tutto l’anno. La musica italiana è diventata una continua rincorsa al tormentone e, così facendo, rischia di perdere l’anima”. Secondo il direttore di Radio Deejay, il problema non è solo italiano, ma internazionale. Tuttavia, “negli altri mercati almeno qualcosa di memorabile ancora esce. Da noi molto meno”.

Uno dei passaggi più significativi riguarda l’impatto delle piattaforme di streaming: “Spotify ti costringe a pubblicare un singolo ogni due mesi. Così la vena creativa si esaurisce. L’industria discografica tradizionale è praticamente sparita, e tutto è nelle mani di piccoli produttori indipendenti che devono inseguire l’algoritmo. Non si crea più per ispirazione, ma per obbligo”.

Nonostante il tono critico, Linus riconosce che esistono anche realtà luminose. “Lucio Corsi è un raggio di luce. È un vero cantautore, con una visione chiara e un’identità forte. Ce ne vorrebbero di più così”. Su Olly: “Ha carisma, ma ha bisogno di tempo. Non possiamo caricare un ragazzo di vent’anni di aspettative eccessive”. E su Blanco: “Dopo due anni difficili, con ‘Piangere a 90’ mette un punto. È la chiusura di un ciclo, non ancora l’inizio di un nuovo capitolo”.

Il giudizio è netto: “La musica italiana si accontenta di ripetere se stessa. Ci sono troppi cliché. Non è un attacco, ma un dato di fatto. Lo dico da amico degli artisti. Serve più coraggio, più visione”.

Parlando del mercato live, Linus sottolinea una nuova criticità: “Solo a Milano ci sono oltre 30 concerti in un mese e mezzo. Ma i portafogli non sono infiniti. L’euforia dei San Siro annunciati con un anno e mezzo di anticipo ha stancato. Ora il pubblico è più consapevole e selettivo”.

La festa di Radio Deejay, in programma il 7 e 8 giugno a Milano, vuole essere un momento di connessione tra artisti, radio e pubblico. “Facciamo musica, sport, talk, e rispettiamo i luoghi: lasciamo il Parco Sempione meglio di come lo troviamo. È una festa, ma anche un atto civico”. Linus annuncia anche il ritorno di Radio Linetti, il suo format live più personale: “Torno a girare l’Italia, a parlare con la gente. È faticoso, ma rigenerante”.

Sanremo resta un punto fermo. Ma la musica italiana – secondo Linus – ha bisogno di un reset. Meno algoritmi, più creatività. Meno hype, più sostanza. E soprattutto, tempo. Tempo per scrivere, per sbagliare, per crescere. Perché, come dice lui stesso, “l’arte non si costruisce a tavolino. Ha bisogno di respiro”.

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