Riccardo Cocciante

Era il 1976 quando Riccardo Cocciante pubblicava “Margherita“, una delle canzoni d’amore più celebri della musica italiana. Un brano nato quasi per caso, che l’autore stesso inizialmente non immaginava potesse lasciare un segno così profondo.

“Marco Luberti, che ha scritto con me la canzone, mi disse di essersi sognato il testo: non so se dietro a quel sogno ci fosse o meno una donna vera. Ricordo però che all’inizio non mi piacque il nome. All’epoca c’era una pubblicità di una lavatrice o qualcosa di simile con quel nome”, racconta Cocciante al Corriere della Sera. Eppure, quel titolo è diventato un’icona, tanto che molti genitori hanno scelto di chiamare le proprie figlie Margherita proprio ispirandosi al brano.

All’epoca della pubblicazione, il clima sociale e politico era dominato dall’impegno e dalla protesta. “Pensavo che non avrebbe avuto chances. Era l’epoca della contestazione politica, e invece il brano è straripato proprio per il contrasto fra il tema dell’amore e il tema della politica che era ovunque”.

Anche la genesi della canzone fu particolare: “Di solito componevo prima la musica e poi arrivavano i testi di Luberti. In quel caso fu il contrario. Mi portò le parole e andammo a cercare fra le idee dei giorni precedenti trovando quella melodia perfetta. Una magia”. Una magia che, tuttavia, non convinse subito tutti: persino Vangelis, che lavorò all’album, inizialmente suggerì di escluderla dal disco. “Gli feci sentire questa chiedendogli un arrangiamento. Si girò e mi disse: ‘leviamola dal disco’. Ma per noi era un pezzo ‘maestro’ e lo convinsi a lavorarci”.

Margherita” è una canzone atipica, priva di un vero e proprio ritornello. “Non ho mai creduto che sia l’inciso a dare importanza alla canzone, ma quello che dici dentro. Questo veniva dall’amore che avevo per gli chansonnier francesi. Rifiutavo la tradizione e cercavo altro”. Un’espressione di amore che, forse, rifletteva anche la sua vita privata: “Un ideale di vita, forse perché con mia moglie c’era anche allora lo stesso rapporto intenso. Avevo appena fatto ‘Bella senz’anima’ ed ero considerato ‘l’arrabbiato’: era anche un modo per uscire da quell’immagine”.

Nato a Saigon, Cocciante visse un’infanzia spensierata in Vietnam prima di trasferirsi in Italia. “Non ci sono mai tornato. Prima perché non si poteva, poi perché ho rifiutato l’idea di tornare in quei luoghi così tanto amati. Forse dovrei ripensarci. Ho ancora nostalgia del Vietnam”.

Anche il suo aspetto fisico ha segnato la sua carriera: “Mi ha fatto male. Ma mi ha anche fatto cantare. Fu una specie di reazione. Avevo un complesso di inferiorità per la statura. E poi parlavo anche poco. Non ho mai pensato di essere un personaggio presentabile per la tv”. La voce è stata il suo strumento di rivalsa: “All’inizio non piaceva a molti. Il primo produttore della RCA avrebbe voluto che cambiassi. Mi ero ispirato alle voci nere, quelle che per esprimere un sentimento gridavano: Ray Charles, Otis Redding, Tina Turner… A quello stile ho associato la melodia italiana e l’idea, presa dai francesi, che i testi non dovessero dire solo ‘ti amo’”.

Mai schierato politicamente, Cocciante ha sempre cercato di mantenere la sua indipendenza artistica: “Se non andavi alla festa de l’Unità venivi escluso. Loro non mi volevano e io non ci volevo andare. Ho dovuto usare altre vie, non volevo entrare in quel giro, che era un giro d’affari”.

Eppure, il suo musical “Notre-Dame de Paris” affronta temi sociali profondi: “Più sociale che politico, termine che rifiuto: racconta la difficoltà di esistere per chi è diverso ed escluso”. Un’opera che tornerà in scena in Italia nel 2025 con nuove audizioni per il cast: “‘Notre-Dame’ continua ad arrivare al pubblico perché non c’è niente che sia solo antico o solo contemporaneo. Il tema del clandestino, del diverso, purtroppo appartiene anche ai giorni nostri”.

Nel 2025, Riccardo Cocciante tornerà dal vivo con “Io… Riccardo Cocciante“, un tour che lo vedrà protagonista a Milano e poi all’Arena di Verona e alle Terme di Caracalla a Roma. “Ogni volta che sali sul palco hai il dovere di riscoprire le canzoni e dare una piccola variante nell’interpretazione. Queste canzoni sono cresciute e si evolvono con me. La mia voce cambia nel tempo. E anche l’arrangiamento cambia: per ‘Margherita’, ad esempio, oggi levo tutto e lascio l’essenziale”. Qui il link per l’acquisto dei biglietti.

Un’ennesima dimostrazione di come la musica di Riccardo Cocciante, lontana dalle mode e dalle convenzioni, resti sempre attuale e capace di emozionare. “Margherita” non è solo una canzone d’amore: è un pezzo di storia che continua a vivere, anno dopo anno, nelle vite di chi l’ascolta.

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