Fiorella Mannoia

Sanremo 2024 si avvicina e vi proponiamo la nostra intervista a Fiorella Mannoia, protagonista della prossima edizione del Festival, alla sua sesta presenza in gara con il brano “Mariposa”.

Il brano, scritto insieme a Carlo Di Francesco e Cheope, composto per la parte musicale anche da Cino e Federica Abbate, racchiude al suo interno un messaggio riguardante le donne in tutte le loro declinazioni e sfaccettature.

In attesa di rivederla sul palco dell’Ariston a sette anni di distanza dalla precedente e ultima partecipazione, abbiamo incontrato Fiorella Mannoia per approfondire il senso profondo della sua canzone e il valore che attribuisce a questo importante ritorno.

Sanremo 2024, intervista a Fiorella Mannoia

A dimostrazione che le canzoni sono il motore della tua rotta artistica, ti ritroviamo a Sanremo, un po’ come accaduto in precedenza con “Che sia benedetta”, spinta dal messaggio del tuo brano. Cosa hai scelto di raccontare?

«”Mariposa” è un manifesto, almeno lo è per me. Sai, quando fai delle canzoni poi speri sempre che gli altri le apprezzino. In questo caso specifico, mi auguro che diventi un manifesto femminile. Nel testo parlo di come siamo e di come siamo state, il racconto parte dalla strega in cima al rogo per poi concentrarmi sull’orgoglio di essere donna».

Un racconto che non è affatto vittimistico, vero?

«Esatto, non è vittimistico, anzi sottolineo anche gli aspetti negativi, perché in fondo noi siamo delle sante, noi donne possiamo anche rivelarci terribili. Per cui, in questo brano c’è tutto e cerca di trasmettere come messaggio l’orgoglio dell’essere donna».

Un  pezzo che parla dell’universo femminile in varie declinazioni, ma che immagino si rivolga a tutti, donne e uomini compresi, come è giusto e doveroso ricordare…

«Sì, certo che sì. Al di là della canzone, sono presidente onorario di una fondazione che si chiama “Una Nessuna Centomila”, che viene citata nel testo. Il 4 e il 5 maggio raccoglieremo fondi per i centri antiviolenza, ma questo è un percorso che abbiamo deciso di intraprendere insieme agli uomini, perché siamo entrambi dalla stessa parte e in qualche modo vittime dei nostri stereotipi. Dobbiamo cercare di scardinarli, ma lo possiamo fare soltanto insieme».

A proposito di donne, quest’anno il Festival si arricchisce di un cast di donne molto forti, al di là delle canzoni che so non hai ancora sentito, a rappresentare la storia con te c’è Loredana Bertè, poi artiste affermate come Emma, Annalisa e Alessandra Amoroso, ma anche tante giovani talentuose ragazze, come Angelina Mango, BigMama, Rose Villain e Clara che ha vinto Sanremo Giovani. Nella tua canzone racconti le donne in varie declinazioni diverse, ma anche il cast di questo Festival fa un po’ la stessa cosa, non credi?

«Naturalmente non è stato voluto, tutto è casuale, ma sicuramente mi piacerebbe sapere che la mia canzone rappresenti tutte, artiste e donne diverse. Ecco, questo sarebbe un altro un bel messaggio».

Fiorella Mannoia

Con “Mariposa” ti riappropri di sonorità che avevi già frequentato e sperimentato in “Onda Tropicale” e “Sud”, quanto sono stati importanti per te questi due progetti?

«Guarda, sono stati importantissimi. Il primo, “Onda Tropicale”, mi ha dato la possibilità di conoscere la cultura di un popolo, che è quello brasiliano, con tutte le sfaccettature della sua musica. Perché qualsiasi musicista del mondo, almeno una volta, è passato dal Brasile. Lì ci sono delle sonorità che sono uniche al mondo. Quello è stato un disco di duetti, ho avuto il privilegio e la fortuna di cantare con i più grandi artisti brasiliani viventi, un episodio che mi ha portato poi a non abbandonare mai più quel luogo perché tutt’ora ho una casa in Brasile, per cui questo legame è rimasto e continua fino ad oggi. Invece “Sud” mi ha aperto la porta di un altro continente meraviglioso: l’Africa con tutta la sua storia. È stata un’esperienza meravigliosa perché sono venuta a contatto con tanti musicisti del luogo che mi hanno raccontato racconti del loro paese che noi non conosciamo. Abbiamo dedicato tutto il disco a Thomas Sankara, presidente del Burkina Faso che era stato assassinato, e durante la lavorazione di quel progetto mi si è aperto un altro mondo. Carlo Di Francesco, mio produttore nonché mio marito, è un percussionista per cui sono venuta a conoscenza di altre sonorità, di altri tamburi, di altre culture… le stesse che abbiamo voluto rievocare anche solo musicalmente in questo brano».

Ascoltando “Mariposa”, è come se venissero mescolati la canzone d’autore con il Carnevale di Rio. Pensi che questo tappeto sonoro così ritmato, elegante e al tempo stesso sensuale, possa rivelarsi funzionale per arrivare a un pubblico ancora più vasto? Tutto questo in un contesto e in momento storico in cui magari ci si sofferma prima sul suono e poi dopo, piano piano, a strati, anche sul testo…

«Sai, io ho una storia e ho un’età per cui sono sempre stata attenta soprattutto ai testi, ho basato tutta la mia carriera sull’interpretazione dei testi. Non ho cantato solo canzoni, ma anche concetti che ho desiderato condividere con altri, altrimenti non ce la faccio, non sono capace a cantare e basta, a fare virtuosismi vocali, ho bisogno di un contenuto. Per cui, continuo a scegliere le mie canzoni con questo criterio. E non poteva che essere così anche questa volta, “Mariposa” contiene possiede un testo credo importante, ma contenuto all’interno di un ritmo gioioso. Ecco, la canzone è gioiosa. Non è la solita ballad alla quale magari la gente si è abituata a sentire da me. Stavolta è una cosa diversa e proprio per questo mi diventerò su quel palco a cantarla».

Quest’anno ricorre un’anniversario di una canzone per te importante, i quarant’anni di “Come si cambia” che hai presentato proprio a Sanremo, al tuo secondo Festival, quello che in qualche modo ha cominciato a dar forma al tuo percorso. Che rapporto hai con il cambiamento?

«Credo che un artista debba sempre cambiare, non si possono fare le stesse cose per tutta la vita. Ti devi lasciar contaminare, sentire intorno che aria tira, e personalmente mi affascina tanto il cambiamento. Quest’anno abbiamo fatto una tournée piano e voce con Danilo Rea, accompagnati solo delle candele. Siamo andati contro ogni tendenza ed è proprio questa la sfida. Nel corso della mia carriera penso di averne portate avanti tante e spero di continuare così. La stessa “Mariposa” è una sfida che sono felice di portare avanti all’alba del mio settantesimo compleanno».

Sanremo 2024, videointervista a Fiorella Mannoia

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