Sanremo 2024 si avvicina e vi proponiamo la nostra intervista a Fiorella Mannoia, protagonista della prossima edizione del Festival, alla sua sesta presenza in gara con il brano “Mariposa”.
Il brano, scritto insieme a Carlo Di Francesco e Cheope, composto per la parte musicale anche da Cino e Federica Abbate, racchiude al suo interno un messaggio riguardante le donne in tutte le loro declinazioni e sfaccettature.
Sanremo 2024, intervista a Fiorella Mannoia
Un racconto che non è affatto vittimistico, vero?
«Esatto, non è vittimistico, anzi sottolineo anche gli aspetti negativi, perché in fondo noi siamo delle sante, noi donne possiamo anche rivelarci terribili. Per cui, in questo brano c’è tutto e cerca di trasmettere come messaggio l’orgoglio dell’essere donna».
«Naturalmente non è stato voluto, tutto è casuale, ma sicuramente mi piacerebbe sapere che la mia canzone rappresenti tutte, artiste e donne diverse. Ecco, questo sarebbe un altro un bel messaggio».

Con “Mariposa” ti riappropri di sonorità che avevi già frequentato e sperimentato in “Onda Tropicale” e “Sud”, quanto sono stati importanti per te questi due progetti?
«Guarda, sono stati importantissimi. Il primo, “Onda Tropicale”, mi ha dato la possibilità di conoscere la cultura di un popolo, che è quello brasiliano, con tutte le sfaccettature della sua musica. Perché qualsiasi musicista del mondo, almeno una volta, è passato dal Brasile. Lì ci sono delle sonorità che sono uniche al mondo. Quello è stato un disco di duetti, ho avuto il privilegio e la fortuna di cantare con i più grandi artisti brasiliani viventi, un episodio che mi ha portato poi a non abbandonare mai più quel luogo perché tutt’ora ho una casa in Brasile, per cui questo legame è rimasto e continua fino ad oggi. Invece “Sud” mi ha aperto la porta di un altro continente meraviglioso: l’Africa con tutta la sua storia. È stata un’esperienza meravigliosa perché sono venuta a contatto con tanti musicisti del luogo che mi hanno raccontato racconti del loro paese che noi non conosciamo. Abbiamo dedicato tutto il disco a Thomas Sankara, presidente del Burkina Faso che era stato assassinato, e durante la lavorazione di quel progetto mi si è aperto un altro mondo. Carlo Di Francesco, mio produttore nonché mio marito, è un percussionista per cui sono venuta a conoscenza di altre sonorità, di altri tamburi, di altre culture… le stesse che abbiamo voluto rievocare anche solo musicalmente in questo brano».
Ascoltando “Mariposa”, è come se venissero mescolati la canzone d’autore con il Carnevale di Rio. Pensi che questo tappeto sonoro così ritmato, elegante e al tempo stesso sensuale, possa rivelarsi funzionale per arrivare a un pubblico ancora più vasto? Tutto questo in un contesto e in momento storico in cui magari ci si sofferma prima sul suono e poi dopo, piano piano, a strati, anche sul testo…
«Sai, io ho una storia e ho un’età per cui sono sempre stata attenta soprattutto ai testi, ho basato tutta la mia carriera sull’interpretazione dei testi. Non ho cantato solo canzoni, ma anche concetti che ho desiderato condividere con altri, altrimenti non ce la faccio, non sono capace a cantare e basta, a fare virtuosismi vocali, ho bisogno di un contenuto. Per cui, continuo a scegliere le mie canzoni con questo criterio. E non poteva che essere così anche questa volta, “Mariposa” contiene possiede un testo credo importante, ma contenuto all’interno di un ritmo gioioso. Ecco, la canzone è gioiosa. Non è la solita ballad alla quale magari la gente si è abituata a sentire da me. Stavolta è una cosa diversa e proprio per questo mi diventerò su quel palco a cantarla».
Quest’anno ricorre un’anniversario di una canzone per te importante, i quarant’anni di “Come si cambia” che hai presentato proprio a Sanremo, al tuo secondo Festival, quello che in qualche modo ha cominciato a dar forma al tuo percorso. Che rapporto hai con il cambiamento?
«Credo che un artista debba sempre cambiare, non si possono fare le stesse cose per tutta la vita. Ti devi lasciar contaminare, sentire intorno che aria tira, e personalmente mi affascina tanto il cambiamento. Quest’anno abbiamo fatto una tournée piano e voce con Danilo Rea, accompagnati solo delle candele. Siamo andati contro ogni tendenza ed è proprio questa la sfida. Nel corso della mia carriera penso di averne portate avanti tante e spero di continuare così. La stessa “Mariposa” è una sfida che sono felice di portare avanti all’alba del mio settantesimo compleanno».
Sanremo 2024, videointervista a Fiorella Mannoia
Nato a Milano nel 1986, è un giornalista attivo in ambito musicale. Attraverso il suo impegno professionale, tra interviste e recensioni, pone sempre al centro della sua narrazione la passione per la buona musica, per la scrittura e per l’arte di raccontare. È autore del libro “Sanremo il Festival – Dall’Italia del boom al rock dei Måneskin” (edito D’idee), impreziosito dalla prefazione di Amadeus. Insieme a Marco Rettani ha scritto “Canzoni nel cassetto”, pubblicato da Volo Libero e vincitore del Premio letterario Gianni Ravera 2023.
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