Lil Jolie Amici 23

Lil Jolie critica Carlo Conti e definisce il Sanremo 2026 come una kermesse destroide a servizio di TikTok. Il tweet viene rimosso, ma sui social scatta la controffensiva: i fan smontano la polemica, citando un cast tutt’altro che di destra.

Un tweet di poche parole è bastato per incendiare il dibattito pre-Sanremo: Lil Jolie, con un post poi cancellato, ha definito le scelte di Carlo Conti per il Festival di Sanremo 2026 come un “Sanremo Tiktok destroide (fatta eccezione per qualcuno)”. Un’accusa diretta, che ha subito attirato un’ondata di reazioni e ha alimentato un confronto acceso sulla presunta “identità politica” del cast.

All’anagrafe Angela Ciancio, Lil Jolie non è una voce estranea al mondo sanremese. Lo scorso anno ha partecipato nella sezione Nuove Proposte insieme a Vale Lp con il brano Dimmi tu quando sei pronto a fare l’amore. Prima ancora, l’esperienza nella scuola di Amici l’aveva fatta conoscere al grande pubblico, collocandola tra i giovani emergenti più interessanti, ma vicini ai meccanismi televisivi.

Proprio per questo, il suo attacco ha spiazzato molti. Chi ha vissuto da vicino il processo di selezione del Festival — sostengono gli utenti — dovrebbe distinguere tra percezione mediatica e reale composizione del cast. E qui arriva il crollo della critica.

La replica più condivisa arriva sotto forma di ironia: “Certo, Dargen D’Amico e Fulminacci sono proprio di destra, no? Dai anche meno”.

In tanti hanno elencato gli artisti presenti nel cast che, storicamente o artisticamente, appartengono a un immaginario distante dalle destre: da Maria Antonietta e Colombre a Nayt e Luché, fino a Levante e persino Fedez, spesso protagonista di posizioni pubbliche tutt’altro che conservatrici.

La narrazione di un Sanremo “destrorso” non regge quindi alla prova dei fatti. Il cast, osservano numerosi utenti, è anzi ricco di sensibilità diversificate, non riconducibili a un’unica area sociale o politica.

Molti hanno letto lo sfogo di Lil Jolie come una reazione più emotiva che analitica. Un attacco percepito come “a caldo”, forse dettato dalla mancata inclusione nel Festival, e che alcuni hanno paragonato alla favola della volpe e l’uva: quando non si possono avere le uve più alte, è più facile dire che siano acerbe.

La rimozione del tweet non ha placato la discussione, ma ha lasciato un’impressione chiara: la critica, priva di fondamento numerico o artistico, sembra essersi ritorcita contro chi l’ha lanciata.

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