Giovami 2026

Intervista a Giovami, il primo artista in assoluto a pubblicare su LinkedIn l’anteprima di un brano musicale, ovvero il singolo crESCere.

Nel panorama emergente della musica italiana, Giovami si sta ritagliando uno spazio originale grazie a una visione che unisce creatività, consapevolezza professionale e sperimentazione sonora. Con il nuovo singolo crESCere, l’artista pugliese non si limita a raccontare il cambiamento personale, ma prova anche a ridefinire il ruolo stesso del musicista nel mercato contemporaneo. Dalla partecipazione a 1MNext fino alla scelta innovativa di presentare il brano su LinkedIn come una vera e propria “candidatura”, Giovami porta avanti un progetto che intreccia musica, comunicazione e riflessione sull’industria. In questa intervista, emerge il ritratto di un artista lucido, che osserva con attenzione le dinamiche del settore e cerca una strada autentica tra algoritmi, pubblico e identità sonora.

Intervista a Giovami, il nuovo singolo “crESCere”, presentato in anteprima su LinkedIn

Com’è stata l’esperienza a 1MNext?

È stata molto significativa, sia dal punto di vista umano che artistico. Arrivare tra i 12 finalisti rappresenta già un traguardo importante, soprattutto considerando il livello della competizione. Anche se non ho vinto, porto con me la consapevolezza di aver fatto un percorso solido e di aver avuto l’occasione di confrontarmi con altri artisti emergenti. È stato un momento di crescita e conferma.

“crESCere” è un titolo particolare: cosa significa davvero?

All’interno della parola “crescere” ho voluto evidenziare “ESC”, che rappresenta simbolicamente un’uscita, come il tasto del computer. Per me significa uscire da una versione passata di me stesso. Crescere non è solo accumulare esperienze, ma anche abbandonare ciò che non ci rappresenta più. È un cambiamento identitario, oltre che emotivo.

Come nasce il brano?

Il pezzo ha avuto due fasi. La prima versione nasce tempo fa, in un momento di forte cambiamento personale. Successivamente l’ho riscritto con uno sguardo più maturo: quello che prima sembrava enorme, oggi è ridimensionato. Questo doppio punto di vista è il cuore del brano: il tempo cambia le prospettive.

Perché scegliere LinkedIn per lanciare una canzone?

È stata una scelta concettuale. Volevo spostare l’attenzione dal prodotto finale – la canzone – al lavoro che c’è dietro. La musica è un mestiere, ma spesso non viene percepita come tale. Pubblicare su LinkedIn è stato un modo per candidarmi simbolicamente all’industria musicale, trattando il brano come un risultato professionale, non solo artistico.

Secondo te perché la musica fatica ancora a essere riconosciuta come lavoro?

Perché manca una percezione di continuità. I lavori “tradizionali” hanno orari e strutture definite, mentre l’arte è più discontinua: puoi lavorare 100 ore e poi fermarti. Questa instabilità rende difficile considerarla un lavoro “standard”, anche se in realtà richiede enorme impegno, studio e dedizione.

Quanto conta oggi la comunicazione per un artista?

Conta tantissimo, forse quanto la musica stessa. Il mercato è saturo e distinguersi solo con le canzoni è sempre più difficile. Serve una visione, un posizionamento. Non basta essere bravi: bisogna anche sapersi raccontare in modo efficace e originale.

Che riscontro hai avuto da questa strategia?

Molto positivo, oltre le aspettative. Non solo il pubblico, ma anche il mondo professionale ha reagito bene. LinkedIn stesso ha supportato il progetto, e questo per un artista emergente non è affatto scontato. Significa che il messaggio è stato compreso.

Nel video del “colloquio” metti in scena un confronto con l’industria musicale: cosa rappresenta?

Rappresenta i “no” ricevuti nel mio percorso: dagli algoritmi, dai discografici e da una parte del pubblico. Sono i tre grandi giudici con cui ogni artista si confronta. Il video ironizza su questo sistema, ma allo stesso tempo lo racconta in modo molto reale.

Gli algoritmi influenzano la creatività?

Sì, parecchio. Il rischio è quello di inseguire le tendenze invece di costruire un’identità. Io credo sia più importante avere un pubblico piccolo ma autentico, disposto a seguirti davvero, piuttosto che grandi numeri superficiali.

Ti senti in contrasto o in dialogo con l’industria musicale?

In questo momento più in dialogo. Ho studiato marketing musicale e discografia, quindi oggi comprendo meglio le dinamiche del settore. Questo mi permette di interagire con maggiore consapevolezza.

Come definiresti il tuo sound attuale?

Lo definisco “cantautorato elettronico post-romantico”. È un equilibrio tra scrittura emotiva e ricerca sonora. Parto da strumenti reali, ma li trasformo attraverso l’elettronica, creando un ibrido tra organico e digitale.

Quanto è importante la ricerca sonora nel tuo percorso?

È fondamentale. Per anni mi sono concentrato più sulla scrittura, oggi invece mi interessa molto il suono. Con il mio team stiamo lavorando da tempo su vocoder, elettronica e nuove texture sonore. È una ricerca continua.

Quale direzione sta prendendo la tua musica oggi?

Verso una sintesi tra passato e futuro. Prendo elementi del cantautorato e li rielaboro in chiave contemporanea, con influenze elettroniche. È un percorso in evoluzione, ma sempre più definito.

Qual è il tuo obiettivo per il futuro?

Portare la mia musica dal vivo e vedere persone che si riconoscono in quello che faccio. Più che i numeri, mi interessa la connessione reale con il pubblico.

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