Intervista a Ivana Spagna non soltanto una delle voci più iconiche della musica italiana, ma anche una delle più autentiche. In occasione dell’uscita di Mamy Blue, brano simbolo che segna un ritorno alle origini reinterpretato in chiave contemporanea, l’artista si racconta senza filtri, alternando ricordi, riflessioni e momenti di intensa emotività.
Dalla partecipazione al Premio Beatrice – scoperto quasi per caso ma capace di toccarla profondamente – fino al rapporto con la musica di oggi, Spagna conferma una coerenza rara: fare musica per passione, senza inseguire logiche di mercato.
Nel corso dell’intervista emergono temi centrali della sua carriera e della sua vita: la libertà artistica, il dialogo con le nuove generazioni, il valore della resilienza e il peso di un periodo personale complesso.
Tra aneddoti, collaborazioni e riflessioni sulla longevità artistica, Spagna dimostra ancora una volta di essere un’artista in continua evoluzione, capace di rimettersi in gioco senza mai perdere la propria identità.
Intervista a Ivana Spagna
Partiamo dal Premio Beatrice di San Bonifacio: che esperienza è stata per te partecipare a un evento che unisce musica e solidarietà?
Ti rispondo con molta sincerità, come faccio sempre: quando ho accettato non sapevo davvero fino in fondo il senso della manifestazione. L’ho scoperto solo lì, vivendo la serata, e questo mi ha colpito profondamente. È arrivato in un momento personale molto delicato, in cui mia madre stava male, e quindi tutto ha assunto un peso emotivo ancora più forte.
Quello che mi ha colpito davvero è stato il pubblico. Spesso si tende a ringraziare l’organizzazione, ma in questo caso il vero motore di tutto erano le persone presenti: grazie a loro si possono realizzare progetti concreti e aiutare chi ne ha bisogno. Questa è la cosa più grande.
Ho vissuto anche un momento molto intenso incontrando una signora con cui facevo i concorsi da bambina, oggi su una sedia a rotelle ma con un coraggio incredibile. Io ammiro profondamente chi affronta prove così dure senza arrendersi. Sono esempi che ti restano dentro.
Parliamo di musica: Mamy Blue rappresenta un ritorno alle origini. Com’è nata questa nuova versione?
È una storia bellissima e totalmente inaspettata. Quel brano è stato il mio primo disco, nel 1971, ma nel tempo avevo perso tutto, anche lo spartito.
Durante una trasmissione televisiva da Mara Venier, mi è stato regalato proprio quello spartito. Io stessa non lo avevo più! In quel momento c’era anche Nuzzle, che non conosceva il pezzo.
Lui è andato ad ascoltarlo e mi ha proposto subito di rifarlo. All’inizio ero un po’ dubbiosa, non lo sentivo completamente mio in quella veste moderna. Poi abbiamo lavorato insieme: io gli ho chiesto alcune modifiche, lui ha ascoltato, ha riflettuto e ha trovato la chiave giusta.
Il risultato è una versione nuova, contemporanea, ma rispettosa dell’originale. E adesso la porterò in tour per vedere come reagirà il pubblico.
Quanto è importante per te lavorare con artisti più giovani e dialogare con nuove generazioni?
È fondamentale. E lo dico davvero: forse molti ragazzi oggi non mi conoscevano nemmeno prima di progetti come T’Amo T’Amo T’Amo.
La musica ha questo potere incredibile: unisce generazioni diverse senza barriere. Quando Nuzzle mi ha proposto quella rivisitazione, ero scettica. Mi sembrava un’idea strana, quasi azzardata. Ma appena ho ascoltato il provino ho capito che funzionava.
Lui è davvero bravo, ha una sensibilità rara. Riesce a prendere una canzone e trasformarla mantenendone l’anima. Questo è il segreto.
Oggi il successo dipende anche da tanti fattori esterni, come radio e piattaforme. Come vivi questa dinamica?
Con molta lucidità. Oggi, senza certi supporti, è davvero difficile emergere. È come scalare una montagna impossibile.
Però non puoi controllare tutto. Puoi solo fare una cosa: credere in quello che fai e dare tempo alla musica di arrivare alle persone.
Se una canzone è bella, prima o poi trova la sua strada. Io lo spero, per me, per chi lavora con me e per chi crede in questo progetto.
Il video di Mamy Blue ha anche una componente molto emotiva legata all’intelligenza artificiale. Che effetto ti ha fatto?
È stato sconvolgente, in senso positivo. Hanno ricreato me da bambina e da adolescente partendo da vecchie foto, perché non esistono video di quell’epoca.
Vedere quella ragazza di 16 anni cantare… ero io. Davvero io. È stato emozionante, quasi commovente.
E poi rivedere il mio paese com’era una volta, così semplice, così autentico. Quel video mi tocca ogni volta che lo guardo.
Hai sempre parlato di autenticità come chiave della tua carriera. Quanto è difficile mantenerla oggi?
Non devi pensarci troppo. Devi semplicemente fare quello che ami. Se inizi a chiederti “questa canzone funzionerà?”, “piacerà?”, hai già sbagliato approccio. La musica nasce dalla passione, non dal calcolo.
Io ho avuto momenti bellissimi e momenti durissimi. Ma non mi sono mai fermata. Perché amo cantare. E finché starò in piedi, continuerò.
Guardando al tuo percorso, ti senti un simbolo di resilienza nella musica?
Forse sì, ma non perché me lo sono imposto. È successo perché non ho mai mollato. Quando arrivano le batoste, le incassi e vai avanti. Non puoi fermarti se questa è la tua vita. E poi, quando meno te lo aspetti, arrivano cose belle: una canzone che funziona, un nuovo progetto, un incontro. È questo che ti ripaga.
Torneresti in gara al Festival di Sanremo?
Mi piacerebbe tantissimo, ma solo se ci fosse la volontà di vedermi lì. Non amo l’idea di presentare un brano senza che venga davvero ascoltato o considerato. Però se arrivasse un invito o un progetto giusto, sarebbe una sfida bellissima. Io amo le sfide. La mia vita è fatta di questo.
Dopo tutto questo percorso, cosa ti spinge ancora ad andare avanti?
La passione. Solo quella. Non è un lavoro per me, è la mia vita. E finché avrò questa energia, continuerò a cantare, a sperimentare e a mettermi in gioco. Perché alla fine, tutto parte da lì: dall’amore per la musica.

Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
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