Intervista ad Angelica Bove che, in attesa di salire sul palco dell’Ariston con Mattone, ha pubblicato l’album d’esordio intitolato Tana. Qui il racconto track by track.
Con questo progetto Angelica Bove firma il suo primo album ufficiale e compie un passo decisivo nel suo percorso artistico e umano. Pubblicato per Atlantic Records/Warner Music Italy e diretto artisticamente da Federico Nardelli e scritto con Matteo Alieno, il disco accompagna la cantautrice romana verso una nuova importante fase, più matura e consapevole.
Un lavoro intimo, in presa diretta, costruito su arrangiamenti essenziali e strumenti reali, che mette al centro la voce, le parole e le fragilità di un’artista che non ha paura di esporsi. “TANA” è un rifugio emotivo, un racconto autobiografico fatto di solitudine, domande e ricerca d’amore, in cui Angelica Bove si racconta senza filtri, trasformando la sua storia in un luogo condiviso.
Intervista ad Angelica Bove, l’album d’esordio “Tana”
“TANA” è il tuo primo album ufficiale. Cosa rappresenta nel tuo parcorso artistico?
“TANA” è un punto di arrivo, ma soprattutto un atto di consapevolezza. Arriva dopo un percorso umano e artistico molto intenso e sento che racchiude tutto quello che sono oggi. È un disco che nasce da domande, da incontri giusti, da una grande fiducia reciproca. Più che un progetto, lo sento come una fotografia sincera di me stessa in questo momento della mia vita.
Le canzoni sembrano nascere da un forte bisogno di protezione e introspezione. Hai scritto questo disco più per capirti o per raccontarti agli altri?
Sicuramente più per raccontarmi. Poi, se qualcuno si riconosce o mi capisce, è bellissimo, ma non lo do per scontato. Le interpretazioni sono sempre personali. Io intanto mi racconto, poi se mi capisci… tanto meglio.
Il progetto ha una grande coerenza emotiva e narrativa. Avevi pensato fin dall’inizio a un racconto unitario?
In realtà no, ed è la cosa buffa. Questo filo rosso è emerso dopo. Quando ci siamo fermati a guardare tutto il materiale ci siamo detti: “Sembra fatto apposta”. Ma non era programmato.
Anche dal punto di vista sonoro l’album punta su arrangiamenti essenziali e strumenti reali. Come è nata questa scelta?
È stata un’intuizione di Federico Nardelli, il direttore artistico e produttore del disco. Un’intuizione meravigliosa che io, con la mia poca cultura musicale, non avevo nemmeno immaginato. Ho avuto la fortuna di potermi fidare completamente di lui, e seguire quella visione è stata la scelta migliore possibile.
Accanto a Nardelli c’è anche Matteo Alieno, con cui hai scritto i brani. Che tipo di lavoro è stato il vostro?
Con Matteo c’è prima di tutto un legame umano fortissimo. È il mio migliore amico, ci conosciamo da anni, quindi non ho bisogno di spiegargli troppo: lui sa già tutto di me. È stato come prendere la mia storia e tradurla in musica. Lui ha messo ordine nei miei pensieri.
Come si è costruito concretamente questo triangolo creativo tra te, Matteo e Federico?
Tutto è nato prima ancora dello studio, dal rapporto umano con Matteo che si è rafforzato nel tempo. La stima artistica è cresciuta di pari passo e musicalmente siamo diventati una cosa sola. Poi è arrivato Federico, nel momento in cui sentivo il bisogno di un progetto davvero cucito su di me. Ho capito subito che era la persona giusta, e il disco è nato in modo molto naturale, quasi come un flusso di coscienza.
“Tana”, il brano che dà il titolo all’album, parla del desiderio di sparire dal mondo. Per te isolarti è una fuga o un modo per ritrovarti?
È assolutamente un modo per ritrovarmi. All’inizio è una fuga dal caos esterno, ma una volta dentro la mia “tana”, nelle mie quattro mura, mi fermo, mi chiedo chi sono e mi rimetto in asse. È lì che mi ritrovo davvero.
In “Bene così” parli di fine, accettazione e di un amore che lascia andare. Quanto è stata centrale l’accettazione nel tuo percorso personale e artistico?
È stata tutto. L’accettazione è stata anche una forma di sopravvivenza. Se non avessi fatto quel percorso, probabilmente oggi non sarei qui. A volte accettare è l’unico modo per andare avanti.
Brani come “Santa” e “Scherzo (Ridi stupido)” raccontano il caos emotivo con leggerezza e fragilità. Ti senti più rappresentata dalle canzoni dolorose o da quelle apparentemente più leggere?
Io sono entrambe le cose. La leggerezza è il mio approccio alla vita: prendo tutto poco sul serio. Ma la parte emotiva racconta la mia profondità, il fatto che mi faccio molte domande, soprattutto su me stessa. A volte entro proprio nell’oblio delle emozioni, nelle parti più profonde.
Cosa speri arrivi a chi ascolta “TANA”?
Spero che qualcuno si senta meno solo. Se anche una sola persona si riconosce in una mia canzone, allora ha senso tutto. Per me è un onore sapere che la mia voce possa diventare uno spazio sicuro anche per gli altri.

Speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali. In vent’anni ha realizzato oltre 8.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia” e nel 2205 “Ride bene chi ride ultimo”
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