Effenberg Rachele Bastreghi

Già disponibile in tutte le principali piattaforme di streaming e download, “L’ultima Mestruazione” è il nuovo singolo di Effenberg con il featuring di Rachele Bastreghi dei Baustelle.

Incisivo e dissacrante, il brano è un intenso susseguirsi di ritmi ossessivi e incalzanti, con le voci dei due artisti che si intrecciano e si fondono insieme, sfidando con leggerezza uno dei tabù inconsciamente e intimamente più radicati nella nostra società.

Di fatto, nella vita della protagonista della canzone, l’ultima mestruazione rappresenta un tilt fisico ed emotivo, ma – allo stesso tempo – diventa uno strumento di liberazione e di rinascita, un trampolino per una rinnovata coscienza: una nuova maturità e profondità psicologica che finisce per coinvolgere tutti i presenti, che si riscoprono improvvisamente ed inspiegabilmente felici.

Intervista a Effenberg

Ciao Stefano, bentrovato su IMusicFun. Come stai?

Ciao. Tutto bene, grazie!

Cosa si cela dietro il tuo nome d’arte, Effenberg?

Il nome l’ho preso in prestito da un ex calciatore tedesco. Tutto nasce dall’infanzia, tanto per cambiare. Quando il centrocampista giocava in Italia, io ero un bambino. Era arrogante e simpatico allo stesso tempo. In estate veniva nello stesso lido dove andavo con la mia famiglia, quindi ci conoscevamo. Molti anni dopo, quando ho fatto uscire il mio primo disco, ho pensato di rubargli il cognome. Mi piaceva il suono “duro”, mi ricordava l’infanzia e mi sembrava piuttosto enigmatico per un cantautore italiano.

L’ultima mestruazione” è il tuo nuovo singolo e affronta con leggerezza uno dei tabù più inconsciamente radicati nella nostra società. Cosa ti ha spinto ad affrontare un tema così delicato?

Non è stata una scelta ragionata. So che può sembrare il solito cliché, ma gran parte del testo è arrivato veramente da solo, senza razionalizzare. La razionalizzazione è arrivata a posteriori. Mi ricordo perfettamente il momento in cui l’ho scritto. Mi venne in mente questa storia: più che una canzone, un racconto. Ad ogni modo, seppur in maniera inconscia, credo che la spinta ad affrontare un argomento del genere sia dovuta ad un vissuto generazionale.

La mia generazione si è trovata in mezzo a due visioni. Fino a qualche anno prima la strada era tracciata. Chi poteva studiava, andava a lavorare, guadagnava, si faceva una famiglia e poi si godeva la pensione. La società ti chiedeva questo. Successivamente tutto è diventato più incerto. Concettualmente, siamo rimasti imprigionati tra i valori dei nostri genitori e la disillusione della vita familiare, tra la realizzazione legata alla procreazione e il mito dell’eterna giovinezza e di una vita libertina. I valori sono stati ripensati, ma non realmente sostituiti.

Trovarsi nel mezzo e non avere un modello da seguire è interessante, ma anche piuttosto stressante. In pratica, è una sorta di limbo: un momento transitorio tutt’ora in atto che, seppur potenzialmente positivo, crea a volte un tilt emotivo e presenta un conto fatto di ansie, pressioni sociali latenti e sentimenti di inadeguatezza. È in questo contesto che si inserisce la protagonista della canzone, che riesce però a liberarsi, coinvolgendo tutti i presenti e indirizzandoli verso una rinascita e una nuova consapevolezza.

Com’è nata la collaborazione con Rachele Bastreghi?

In maniera molto naturale. Io avevo pensato a lei per questa canzone, ma non la conoscevo personalmente. Per fortuna abbiamo un’amica in comune, che si è offerta di farci da tramite. A Rachele il brano è piaciuto subito. Lo scorso settembre ci siamo così trovati in studio e ha registrato la sua parte.

Secondo te, Rachele cosa ha apportato di nuovo alla canzone?

Rachele ha aggiunto personalità alla canzone. Ci ha permesso di dare una visione più intima e femminile. Inizialmente, il testo era tutto in terza persona. Con l’arrivo di Rachele, grazie all’intuizione del fonico e produttore Marco Olivi, nella sua parte cantata abbiamo deciso di switchare dalla terza alla prima persona. È un po’ come quando nei film si passa da una totale a una soggettiva.

Ci parli un po’ della cover grafica de “L’ultima mestruazione” e delle animazioni che hai pubblicato sui social per presentare al tuo pubblico questa nuova “creatura“?

La copertina l’ho disegnata io. Con Eduardo Stein (Selton) – che, oltre ad essere un musicista, è anche un bravissimo grafico – stavamo cercando l’immagine giusta. Gli ho così mandato un disegno, per cercare di fargli capire il mondo che avevo in mente e per provare a riprodurlo graficamente. Alla fine, quel disegno è diventata l’immagine ufficiale ed Eduardo ha lavorato alla grafica. Le animazioni, invece, sono opera della mia ragazza, che con una pazienza incredibile ha scontornato i miei disegnini e li ha animati.

Questo brano ha diverse chiavi di lettura. Tra quella più realistica e quella più simbolica, quale preferisci? Quale delle due ti è più immediata?

Quella simbolica è più universale. Rappresenta la liberazione da tutti i blocchi, i tabù e le pressioni a cui siamo costantemente sottoposti. Io la preferisco, ma devo dire che in realtà le due chiavi di lettura sono intercambiabili. Non sono in contrasto.

Questo singolo arriva dopo l’uscita in aprile dell’album “Disgraziato di un domani“. Stai già lavorando a un nuovo progetto discografico? Cosa bolle in pentola?

Sto scrivendo e aggiustando nuove canzoni. Non credo che a breve uscirà un altro disco, ma magari qualche nuovo brano sì.

Hai già in programma delle date live per continuare a fare ascoltare il tuo ultimo album e presentare al tuo pubblico “L’ultima mestruazione“?

Per il momento ho una data programmata per  il 13 gennaio a Lucca. Sicuramente verrà fuori qualche altro concerto prima della primavera.

Stefano, grazie per essere stato qui con noi. Buona musica e in bocca al lupo per tutto!

Grazie a te. Viva il lupo!