Teatro Ariston Sanremo

Il Festival di Sanremo 2026 è confermato, ma la FIMI avverte: senza investimenti dal Comune, le etichette discografiche potrebbero disimpegnarsi.

Il Festival di Sanremo 2026 è al centro di una nuova polemica che scuote il mondo della musica e della politica locale. Mentre la Rai ha confermato l’intenzione di proseguire con la manifestazione – anche eventualmente lontano dalla città dei fiori – la FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana) lancia un ultimatum al Comune di Sanremo: servono maggiori investimenti e infrastrutture, altrimenti le etichette potrebbero fare un passo indietro.

A lanciare l’allarme è stato Enzo Mazza, CEO di FIMI, dopo un incontro con l’Amministratore delegato Rai Giampaolo Rossi. «Il Festival è un asset centrale per l’industria musicale italiana – ha dichiarato Mazza – ma anche il Comune di Sanremo deve esserne consapevole. Senza impegni concreti, sia economici che strutturali, da parte dell’amministrazione, esiste il rischio reale di un disimpegno da parte delle case discografiche».

Tra le critiche sollevate da Mazza spiccano le condizioni dell’Ariston e delle strutture ricettive cittadine, che non sarebbero all’altezza di un evento di portata internazionale come il Festival. Un’accusa non nuova, ma che oggi risuona con maggiore forza mentre è ancora in corso la fase negoziale tra Rai e Comune per la conferma della kermesse.

La preoccupazione della FIMI si somma alla tensione generata dal recente bando del Comune, che richiede alla Rai un contributo economico di oltre 6,5 milioni di euro – circa un milione in più rispetto alle precedenti edizioni – oltre a una quota dell’1% su tutti gli introiti, compresi quelli pubblicitari. Una richiesta che ha generato malcontento tra le etichette discografiche, le quali da anni denunciano rimborsi insufficienti a coprire le spese logistiche sostenute durante il Festival.

Mazza ha inoltre ribadito che quei fondi extra richiesti alla Rai potrebbero essere in parte destinati proprio agli artisti, che con la loro presenza garantiscono il successo della manifestazione. «Il Comune dovrebbe comprendere che l’investimento nella musica è anche un investimento sulla città, dal momento che le spese delle etichette ricadono sul territorio in termini di ospitalità e servizi», ha affermato il CEO della FIMI.

Alla replica di Mazza ha risposto con diplomazia il sindaco di Sanremo, Alessandro Mager, che ha preferito mantenere il riserbo: «Siamo alla conclusione della fase negoziale ed è opportuno continuare a mantenere la discrezione, come fatto finora».

Intanto, Carlo Conti è già al lavoro per l’edizione 2026 – che, salvo imprevisti, si terrà dal 24 al 28 febbraio, slittando per non sovrapporsi alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.

Il messaggio della FIMI è chiaro: il Festival di Sanremo non può più essere sostenuto solo dall’industria musicale e dalla Rai. Serve un impegno più forte anche da parte della città che lo ospita da oltre settant’anni, altrimenti il rischio è quello di perdere non solo un grande evento culturale, ma anche una fondamentale risorsa economica per il territorio.

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