Sanremo 2026 pagelle

Nuovo passo verso il Festival di Sanremo 2026; nella sede Rai di Corso Sempione a Milano (e nella Sala Blu in Via Teulada 66 a Roma) si è svolta la consueta sessione di ascolto dei brani in gara alla prossima edizione della kermesse.

Vediamo nel dettaglio il resoconto con le pagelle e i nostri commenti sui brani in gara al Festival di Sanremo 2026.

Sanremo 2026, l’ascolto in anteprima e le pagelle dei brani in gara

Tommaso Paradiso – I romantici
Un vociare confuso da il via a un pezzo che si apre con un interessante dialogo musicale tra pianoforte e archi. Tommaso Paradiso fa il suo esordio in gara al Festival con un brano che rappresenta la celebrazione autobiografica di una famiglia normale, con pregi, peculiarità e quotidianità, in un crescendo emotivo, che trova una particolare vetta quando cita per la prima volta il padre. Un brano che si può definire anche come una delicata dedica alla funzione consolatoria della musica.
Voto 7+

“Ho il cuore appeso sulla giacca
ogni volta che parlo di noi”

Malika Ayane – Animali notturni
Un brano dal sapore funky in cui la voce di Malika gioca alla perfezione su un ritmo a lei congeniale. Un pezzo contaminato e che mette in risalto la capacità della cantautrice di trovarsi a proprio agio anche in situazioni musicali sempre differenti. Qualche sfumatura afro rende il pezzo ancor più travolgente.
Voto 7,5

“Lo vedi io e te
la strada è una giungla
puntiamo alla luna
come animali notturni”

Sayf – Tu mi piaci tanto
Una dichiarazione d’amore all’Italia, realizzata con una serie di sfumature moderne, con un testo non scontato ricco di riferimenti all’attualità, ma non solo. La produzione è curata, difficilmente etichettabile in un solo genere e porta il pezzo in una dimensione contaminata, ma molto orecchiabile e radiofonica.
Voto 7,5

“Noi siamo tutti uguali
al bar a lavorare
figli di nostra madre”

Patty Pravo – Opera
Il suono del pianoforte apre un brano in cui si riconosce l’onirica penna di Giovanni Caccamo. L’apertura dell’inciso è classica, riempita dalla voce di Patty Pravo, che irrompe con maestria. Un brano che potrà crescere nella performance dal vivo, grazie a una produzione che già così esalta il suono degli archi. Il testo forse è un po’ troppo barocco, ma è in linea con il calibro dell’artista veneziana.
Voto 6,5

“Sono Musa, colore tagliente e poi Opera”

Luchè – Labirinto
Un pezzo alla Luchè dalle chiare venature urban in cui la peculiare voce dell’artista si muove con la giusta disinvoltura. Una sorta di appendice alla tracklist dell’album “il mio lato peggiore”. La produzione non è troppo ricca, ma è un condivisibile artificio per esaltare un testo che parla di una storia d’amore al capolinea.
Voto 6,5

“Quello che so di te
è che sei bella come una bugia
detta per non piangere”

Mara Sattei – Le cose che non sai di me
La suadente voce di Mara dialoga con un pianoforte in una prima parte di un brano che cresce nel pathos anche grazie al sapiente utilizzo degli archi. Un inciso classico fa da preludio a una seconda strofa che esalta il crescendo emotivo, amplificato da percussioni ben calibrate. Il bridge apre a un finale prima minimale, poi più completo.
Voto: 6,5

“Tutte le notti a dirsi
le cose che non sai di me.
La voce tua nei giorni tristi
guarisce il mio disordine.”

Francesco Renga – il meglio di me
Un ritorno al Festival con un brano più convincente rispetto alle ultime prove sanremesi. Francesco Renga propone un pezzo con una costruzione classica, che gioca sulle peculiarità vocali del cantautore. Una canzone che ha tra i punti di forza il testo moderno, caratterizzato da immagini vivide e quotidiane. Sarà fondamentale una buona resa live.
Voto 6,5

“Ma a volte capita
che sorride anche una lacrima”

Ditonellapiaga – Che fastidio!
Brano elettronico in cui la cantautrice elenca tutto quello che… non sopporta e quindi… le da fastidio! Una scelta sonora audace, per un pezzo nel quale ci si può riconoscere e che esalta, nel testo, gli effetti della frenesia quotidiana.
Voto 7,5

“Io non so più cos’è normale o un’allucinazione
se sono matta io”

Leo Gassmann – Naturale
Il pezzo ha un’apertura molto classica, con una prima parte che esalta la voce del cantautore, accompagnata solo dal suono del pianoforte. La canzone, che ammicca a un pubblico differente, è un passo avanti rispetto alle proposte precedenti. Per la prima volta un brano di Leo Gassmann delinea un profilo più definito, grazie anche alla scelta di sonorità interessanti e leggermente contaminate, anche se tipicamente pop.
Voto: 6,5

“Ci siamo trovati, lasciati, poi ritrovati con altri
riempiti di baci che mi sembravano schiaffi”

Sal Da Vinci – Per sempre si
Sal Da Vinci si vuole divertire e ha tutta l’intenzione di prendersi il centro della scena. Per sempre sì è un brano divertente, con chiari echi che affondano le radici negli anni ’80, con archi, chitarre, basso e percussioni che giocano un ruolo fondamentale. Canzone super orecchiabile, che è l’ideale secondo tempo di Rossetto e Caffè. Nel bridge la voce di Sal è accompagnata solo dagli archi, preludio di un finale in cui ci si può far travolgere dall’energia. Semplicemente… ci sta!
Voto: 7,5

“Saremo io e te per sempre
legati per la vita che senza te non vale niente”

Levante – Sei tu
La cantautrice si spoglia di tutte le sovrastrutture e propone un brano delicato, minimale che racconta il disagio e la difficoltà di affrontare la fine della storia. Il testo è ricco di immagini per nulla scontate ed è ben supportato da una produzione esaltata dalla scelta di puntare su strumenti come chitarra, archi e percussioni leggere. Qui il principio del “less is more” trova la sua ideale celebrazione.
Voto: 7+

“Ah, se potessi vederti coi miei occhi
lacrimeresti tutto il mio stupore”

Tredici Pietro – Uomo che cade
Pietro Morandi rappa in un pezzo, tra critica sociale e resilienza, che si caratterizza per una produzione incalzante con vaghi riferimenti a certi brani urban dell’America degli anni ’90. Una scelta che porta verso un inciso più cantato, esaltato dal suono dei violini. A livello sonoro, da segnalare alcune chicche che rendono il pezzo interessante dal punto di vista armonico. Bello il finale orchestrale, che esalta, quindi, il contrasto tra le diverse anime del brano.
Voto: 7

“A volte siamo bravi a sparire
per non rischiare di farci male”

Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare
Una canzone delicata, senza un vero ritornello, con un testo ricco di suggestioni, magistralmente interpretato da un artista che nel testo fa i conti con il tempo che passa. Un bilancio di vita non retorico, arricchito da un arrangiamento epico, che dal vivo sarà ancora più intenso e toccherà le corde del cuore. Un passo avanti che certifica la maturità di un cantautore che sa emozionare ed emozionarsi.
Voto: 7+

“E c’è bisogno di dolore per un po’ di felicità”

Samurai Jay – Ossessione
Un brano che si muove tra sonorità latine e urban, che riporta a certe produzioni di Bad Bunny e J Balvin. Un pezzo senza pretese, ma che ha il pregio di colpire, pur nella sua semplicità. Un plauso per il bridge afro e per il cambio di ritmo finale.
Voto: 7

“Come un’ossessione stanotte ritorni qui
al centro delle mie fantasie”

Serena Brancale – Qui con me
Una ballata delicata, che mette bene in risalto una sfaccettatura molto differente della personalità artistica della cantautrice. Un pezzo che parla di un tema che non potrà che toccare le corde del cuore del pubblico, ma che musicalmente è fin troppo classico, anche nella costruzione armonica. Il brano funziona grazie alla voce di Serena, in grado di evocare quel coinvolgimento emotivo importante quando si canta davanti a un pubblico come quello del Festival. Qualche dubbio anche sul finale, caratterizzato da un poco necessario cambio di tonalità nel ritornello. Un modo che fa sembrare il pezzo più vintage di quello che in realtà è. In pratica…
Voto: 6 (una media tra la voce di Serena che merita un 8 abbondante e un brano, ben lontano dalla sufficienza)

“E se ti portassi via da quelle stelle
ti stringerei forte anch’io ora e per sempre”

Arisa – Magica Favola
Atmosfera sognante fin dalle prime note, così come evoca il titolo. Si tratta di un sentito racconto di una vita, interpretato con soave poesia e concentrazione. Il testo, pur nella sua semplicità, è efficace, grazie anche all’utilizzo di metafore oniriche. Un brano sospeso tra nostalgia e consapevolezza con un ritornello funzionale, supportato da sonorità che evocano il mondo delle favole.
Voto: 7+

“C’era una volta l’oceano
io navigavo con te”

Nayt – Prima che
La voce pulita di Nayt propone un pezzo dal testo crudo al punto giusto, in cui è interessante la scelta di una produzione non eccessivamente ricca di elementi.  Un plauso per il bridge nel quale gli archi dialogano con la voce di Nayt. Un buon modo per mostrarsi a un pubblico mainstream.
Voto: 6+

“finchè sai cosa prendi
non lo sai cosa perdi”

Dargen D’Amico – Ai Ai
Dopo il mezzo passo falso di Onda Alta, Dargen torna in gara a Sanremo con un funk moderno e contaminato al servizio di un brano ironico in cui si riconosce la sua cifra stilistica. Rime e immagini supportano la consueta critica sociale proposta con leggerezza in un brano che ha tutte le caratteristiche per funzionare.
Voto: 7,5

“Ai Ai
Cosa mi fai?
Mi dici vieni qui e poi te ne vai”

Raf – Ora e per sempre
Una classica ballata con un arrangiamento orchestrale che esalta il timbro di Raf, riconoscibile e sognante. Una dedica d’amore delicata, che si muove su equilibri armonici dalle strutture semplici.
Il testo ha una chicca che riporta a un suo pezzo di tanto tempo fa. Un aspetto che dimostra la ciclicità di una produzione musicale.
Voto: 6

“Ora e per sempre amore mio
era previsto che sarei rimasto io”

Lda e Aka 7even – Poesie clandestine
Una chitarra dal chiaro richiamo latino accompagna l’intro di un brano inaspettato, ricco di suggestioni, che fa immaginare Napoli, la strada, ma anche il Mediterraneo.  Bello e orecchiabile il ritornello in cui si cita Napoli e le sue peculiarità. Interessante l’ultimo inciso in cui percussioni vagamente afro accompagnano le voci dei due artisti. Un plauso per un verso in napoletano che sarà sicuramente apprezzato.
Voto: 6,5

“Tu verrai sempre prima di me, prima di lei
Perchè solo così ci sentiamo a casa”

Bambole di pezza – Resta con me
Una ballad rock sull’empowerment femminile che si caratterizza per un testo stratificato, ma godibile anche da chi vuole fermarsi alla superficie. La costruzione è piuttosto classica, così come gli accordi utilizzati, che fanno sembrare il peggio già sentito. L’inciso è forte e cantabile. La performance dal vivo farà la differenza tra una piena sufficienza e una leggera insufficienza.
Voto: 6+

“Resta con me in questi tempi di odio,
tu resta con me
anche se tutto questo ci cambierà”

Fulminacci – Stupida sfortuna
Il cantautore non si snatura e propone un brano nel suo stile, che trasuda disillusione e disincanto. Dopo una prima parte con un arrangiamento minimale, entrano le percussioni, ma non cambiano le sensazioni nostalgiche che il brano evoca. Interessante il bridge, anche per la scelta di un tappeto sonoro che si slega dal resto del pezzo.
Voto: 7

“Stupida stupida stupida sfortuna
tu come stai”

Ermal Meta – Stella stellina
Un pezzo musicalmente molto contaminato, che segue quella scia di ricerca musicale ormai marchio di fabbrica del cantautore. L’incontro artistico con Dardust permette di compiere un viaggio ancora più completo e sfaccettato, grazie a strumenti inusuali di traduzioni musicali lontane, anche arabe. Il brano, che parla dell’atrocità della guerra, ricorda come atmosfera le migliori produzioni di Enzo Avitabile, Tony Esposito e il mondo di Khaled. Il testo nella sua semplicità è un pugno allo stomaco. Ermal non ha paura a esporsi e anche questa volta lo fa con la maestria del cantautore d’altri tempi. Da segnalare il finale che ricorda il mondo musicale di De André.
Voto: 8,5

“Stella stellina, la notte si avvicina, non basta una preghiera per non pensarci più”

Elettra Lamborghini – Voilà
Un pezzo che si basa su una travolgente cassa in 4. Riferimenti pop, immagini chic e sfrontate e un omaggio a Raffaella Carrà nel ritornello. Voilà è una canzone leggera, divertente e senza pretese. Va bene così.
Voto: 6

“E allora viva viva viva la Carrà
ballare e poi finire giù per terra”

Chiello – Ti penso sempre
Una chitarra vagamente distorta da il via a un pezzo pop rock che si caratterizza per un testo semplice, ma efficace. Le percussioni scandiscono lo svolgimento di un brano che mostra un lato meno oscuro del cantautore, più solare. Un passo avanti deciso, per provare a conquistare un pubblico più mainstream.
Voto: 6,5

“Ti penso sempre, voglio disinnamorarmi.
E non è rimasto niente, solo una scheggia di noi due”

Eddie Brock – Avvoltoi
Un breve solo di chitarra acustica apre una canzone classica, ma efficace, la cui prima parte si caratterizza per dialogo tra voce e chitarra. Il ritornello è più pieno, completo, da urlare come fosse un mantra o un inno generazionale. Un brano che cresce nota dopo nota e di cui merita un plauso il secondo ritornello, in cui le chitarre elettriche giocano con gli archi e la voce credibile di Eddie Brock. Il risultato è una canzone pop godibile, con sfumature brit, ma anche legami con il cantautorato di casa nostra.
Voto: 7,5

“Che scegli sempre quello che ti farà male
e resti sola dentro a un letto da rifare”

Maria Antonietta e Colombre – La felicità e basta
Un pezzo vagamente elettronico in cui si riconoscono echi di anni ’80, grazie a synth dal suono divertente. Il testo è moderno e ricco di immagini ben definite e ben si sposa in un contesto fondamentalmente happy e anche un po’ hippy. La canzone funziona, anche per la capacità dei due artisti di divertirsi senza prendersi troppo sul serio.
Voto: 7,5

“Baby, facciamo insieme una rapina, baby”

Fedez e Masini – Male necessario
Le due voci insieme funzionano e già lo avevano dimostrato un anno fa sul palco dell’Ariston. Il pezzo è diverso, ma l’incontro generazionale da alla canzone una forza travolgente. Fedez cita se stesso, la sua storia, rappa e canta. Il ritornello cantato da Masini è credibile, centrato e ricorda le sue hit più forti. Fedez canta “Ci ho messo una vita per sentirmi vivo” e così completa una dichiarazione di fragilità e un inno di resilienza che dal vivo può stupire.
Voto: 8

“Da questa notte resto solo insieme a me
toccando il fondo in una stanza di un hotel”

Michele Bravi – Prima o poi
Una ballata in cui il cantautore si mette a nudo in prima persona, facendo un passo avanti, pur senza snaturarsi. Una produzione inizialmente minimale che poggia sul pianoforte e poi sugli archi, per un brano ricco di riferimenti alla quotidianità, con i suoi pregi, i difetti e le peculiarità. Un brano interessante dal punto di vista armonico, per alcune variazioni che lo rendono prezioso e tecnicamente degno di nota. Di certo non da primo ascolto, ma la performance e il pathos evocato dalla voce di Michele faranno crescere il brano giorno dopo giorno.
Voto: 6,5

“A scorrere le foto fino all’infinito e ridere sa solo.
Pensa tu che scemo”

J-Ax – Italia starter pack
Un brano country senza troppe sorprese. Nel testo si riconosce il tocco della penna di J-Ax, con velate (ma non sempre…) critiche al nostro paese. Il ritornello ha una forza travolgente, ma resta in una confort zone che può renderlo radiofonico. Pezzo interessante, non c’è dubbio, ma ascoltando il brano si prova una sensazione di già sentito… Un plauso alla scelta di inserire un… “pa pa parapappa”!
Voto: 7

“Serve una brutta canzone che fa… pa pa parapappa
Mollare tutto a metà”

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