Intervista alla chitarrista e compositrice Marta Robles, anima delle Las Migas, che hanno pubblicato il nuovo singolo Luna, rivisitazione in chiave flamenca di Non voglio mica la luna di Fiordaliso.
Le Las Migas sono tra le realtà più affascinanti della scena flamenca contemporanea. Due Latin Grammy conquistati, oltre vent’anni di carriera e uno stile capace di fondere tradizione e modernità hanno reso il gruppo guidato da Marta Robles un punto di riferimento della world music internazionale.
Con il nuovo singolo Luna, reinterpretazione in chiave flamenca del classico italiano Non voglio mica la luna, la formazione spagnola rende omaggio alla musica italiana, confermando il forte legame che da sempre la unisce al nostro Paese. In questa intervista Marta Robles racconta la nascita del progetto, il rapporto speciale con il pubblico italiano, il desiderio di collaborare con artisti del nostro Paese, il significato della musica come strumento di libertà e la sua visione su intelligenza artificiale, social network e futuro del flamenco.
Intervista alle Las Migas, il nuovo singolo “Luna”
Come è nata l’idea di reinterpretare “Non voglio mica la luna” e trasformarla in “Luna”?
L’idea è nata quasi per caso durante un incontro con il team di Warner. Dopo aver ascoltato un nostro concerto ci hanno proposto di registrare una canzone italiana reinterpretata con il nostro stile spagnolo. Per me è stato subito un progetto entusiasmante perché amo profondamente l’Italia, ci suono da tanti anni e provo un affetto speciale per la vostra cultura musicale. Abbiamo iniziato ad ascoltare diversi brani italiani cercando quello che meglio potesse sposarsi con il nostro linguaggio flamenco e la rumba. “Non voglio mica la luna” ci è sembrata perfetta fin dal primo momento. In Spagna è una canzone molto conosciuta grazie a una celebre versione degli anni Ottanta, quindi appartiene anche al nostro immaginario musicale. Ci è sembrata il ponte ideale tra Italia e Spagna. È stato bellissimo studiarne il testo, capire quali parti mantenere in italiano e quali tradurre in spagnolo, fino a creare una versione che sentiamo completamente nostra. Speriamo che anche il pubblico italiano possa amarla quanto noi.
Che cosa rappresenta per voi questa canzone e quali elementi dell’originale avete voluto conservare?
Abbiamo scelto di rispettare profondamente il brano originale. La melodia è meravigliosa e il testo funziona ancora oggi, quindi non volevamo stravolgerlo. Le modifiche principali riguardano il ritmo e l’atmosfera. Abbiamo trasformato il brano in qualcosa di profondamente flamenco, aggiungendo chitarre, palmas e sonorità che ricordano i Gipsy Kings, ma in una versione tutta femminile. Amiamo dire che siamo delle “Gypsy Queens”. Abbiamo mantenuto anche molti arrangiamenti orchestrali dell’originale, perché quando qualcosa è così bello non c’è alcun motivo per cambiarlo. Volevamo soltanto vestirlo con il nostro linguaggio musicale.
Come siete riuscite a trasformare un grande classico italiano in una canzone delle Las Migas?
All’inizio non è stato semplice. Ricordo che mi trovavo in vacanza in Costa Rica e continuavo a pensare a come iniziare il lavoro. Sentivo che mancava qualcosa. Io compongo molto seguendo l’istinto e le sensazioni più che regole precise. A un certo punto abbiamo trovato il suono di alcune chitarre che ci ha aperto completamente la strada. Da lì tutto è nato con grande naturalezza. Quando poi ci siamo ritrovate tutte insieme in sala prove, il pezzo ha iniziato subito a suonare contemporaneamente spagnolo e italiano. È stato un processo molto spontaneo.
È stato difficile cantare in italiano?
Io personalmente canto soltanto il ritornello in spagnolo, mentre è stata Paula a interpretare le parti in italiano. Ha studiato molto la pronuncia e ci siamo fatte aiutare da un’amica italiana che ci ha seguito parola per parola. Naturalmente il nostro accento resta spagnolo e non volevamo nemmeno nasconderlo completamente. Quando un italiano parla spagnolo conserva sempre un colore particolare nella pronuncia, ed è una cosa bellissima. Credo che anche questo renda autentica la nostra versione. L’importante è che il testo sia comprensibile e trasmetta emozione.
Il vostro legame con la musica italiana sembra molto profondo. Da dove nasce?
Nasce tantissimi anni fa. Quando avevo diciotto anni il mio fidanzato viveva a Pesaro e grazie a lui ho scoperto tantissimi artisti italiani. Francesco De Gregori è stato probabilmente il mio preferito. Ho imparato molto dell’italiano proprio ascoltando la vostra musica. Abbiamo anche collaborato con la Fondazione Fabrizio De André e questo ha rafforzato ulteriormente il nostro rapporto con la cultura italiana. Da giovane ascoltavo tantissimo anche Jovanotti e Zucchero. Inoltre amo profondamente la musica tradizionale del Sud Italia, come la pizzica e la tarantella. Sono linguaggi che condividono con il flamenco la stessa forza, la stessa energia e la stessa passione.
C’è qualche artista italiano con cui vi piacerebbe collaborare?
In realtà c’è già qualcosa in movimento con un’artista italiana, ma preferisco non svelare nulla finché non sarà tutto definito. Ho imparato a parlare dei progetti solo quando diventano realtà. Posso però dire che ci piacerebbe moltissimo collaborare con Eros Ramazzotti, che anche in Spagna è una vera superstar. Oggi abbiamo molti contatti internazionali e credo che collaborazioni di questo tipo possano davvero diventare possibili.
Avete suonato in molti Paesi. Che cosa rende speciale il pubblico italiano?
L’Italia è uno dei miei Paesi preferiti. Ogni volta che veniamo troviamo persone calorose, aperte e molto facili da coinvolgere. Ho notato che il pubblico italiano associa immediatamente il flamenco alla danza e spesso si aspetta di vedere ballerine sul palco. Per questo sto già pensando a come costruire un eventuale spettacolo italiano delle Las Migas, magari inserendo anche questo elemento. Credo potrebbe essere davvero divertente. Anche “Luna” nasce proprio con l’obiettivo di tornare presto a suonare in Italia.
Flamenco e musica italiana hanno davvero tanti punti in comune?
Secondo me sì. Forse non tanto nelle armonie o nei ritmi, quanto nello spirito. Entrambe sono musiche profondamente passionali. La musica italiana racconta storie intense, con testi ricchi e interpretazioni molto teatrali. Questo è qualcosa che appartiene anche al flamenco. Inoltre noto che molti artisti italiani stanno introducendo elementi spagnoli nelle loro produzioni, come palmas, chitarre flamenco o richiami alla danza. Credo che questo sia il momento giusto per creare sempre più contaminazioni.
Le Las Migas riescono a unire tradizione e modernità. Come trovate questo equilibrio?
Partiamo sempre dalle radici del flamenco, che rappresentano la nostra identità. Tuttavia viviamo nel XXI secolo, abbiamo studiato tantissimi generi musicali diversi oltre al flamenco e sarebbe impossibile limitarci a riprodurre la tradizione. Con il tempo abbiamo costruito un suono che oggi appartiene solo alle Las Migas. Dopo tanti anni e due Latin Grammy non sento più il bisogno di dimostrare di essere abbastanza flamenca. Oggi seguo semplicemente quello che mi suggerisce il cuore. Questa libertà è forse la conquista più importante della nostra carriera.
Dopo oltre vent’anni insieme, cosa continua a ispirarvi?
Prima di tutto l’amore per la musica e per la bellezza. Ma anche il desiderio di dare voce alle donne. Viviamo ancora in un mondo profondamente diseguale e in molti Paesi le donne non hanno nemmeno il diritto di studiare o di essere libere. Noi vogliamo continuare a lottare attraverso la musica, che è la nostra arma più potente. Questo messaggio continuerà sempre a far parte delle Las Migas.
Che rapporto avete con i social network?
Sono uno strumento fondamentale perché ci permettono di raggiungere una comunità enorme in tutto il mondo, anche in Paesi dove non siamo ancora state. Allo stesso tempo, però, a volte diventano molto pesanti. Vorremmo dedicare più tempo alla composizione e alle prove, mentre spesso ci ritroviamo a registrare continuamente video. È un rapporto ambivalente: da una parte ne siamo grate, dall’altra ci sentiamo un po’ schiave dei social. Credo che molti artisti condividano questa sensazione.
Cosa pensi dell’intelligenza artificiale applicata alla musica?
Penso che possa essere utile per alcune attività organizzative, ma non per creare arte. Personalmente non realizzerei mai una canzone con l’intelligenza artificiale. La musica è qualcosa di profondamente umano. Anche quando un artista prende ispirazione da altri, aggiunge sempre qualcosa di personale. È proprio questo che rende unica un’opera. L’intelligenza artificiale, almeno oggi, non è in grado di fare la stessa cosa. Per questo non mi interessa come strumento creativo.
Avete conquistato due Latin Grammy. Quanto hanno cambiato la vostra carriera?
Più che cambiare il nostro percorso professionale, hanno cambiato il modo in cui guardo me stessa. Quando pubblichi un album vivi sempre con il timore del giudizio degli altri. Dormo pochissimo ogni volta che esce un nuovo disco. Vincere i Latin Grammy mi ha fatto capire che forse potevo iniziare a fidarmi davvero del nostro lavoro. Mi ha regalato una grande libertà artistica. Naturalmente ci ha aperto anche tante porte, soprattutto negli Stati Uniti e in America Latina, dove questi premi hanno un peso enorme e ci permettono oggi di fare tournée molto più importanti.
Quali sono i vostri progetti per il futuro? Vi vedremo presto in Italia?
Ce lo auguriamo davvero. Quest’estate avevamo provato a organizzare qualcosa, ma i tempi erano troppo stretti. “Luna” nasce proprio con l’idea di aprire un nuovo capitolo della nostra storia in Italia. Vorremmo fare un tour, registrare altre canzoni italiane e costruire un rapporto ancora più forte con il vostro pubblico. Sentiamo l’Italia come un Paese fratello, molto più vicino culturalmente di tanti altri. Credo sia arrivato il momento giusto per sviluppare davvero la nostra carriera anche da voi. Speriamo di riuscirci molto presto.

La musica รจ la sua grande passione, segue come inviata l’Eurovision Song Contest e il Festival di Sanremo. Negli anni ha collaborato con diverse emittenti radiofoniche. Ama i gatti, il Giappone e la cultura manga!
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