Vincitore del premio Miglior Testo al Christmas Contest, Per Donare è il nuovo singolo del cantautore bresciano Matteo Faustini. Tra un passato che crea dipendenza ed un dolore attorno al quale è necessario disegnare nuovi confini, il brano ci parla dell’importanza di saper perdonare con il cuore. Perché chi è debole dimentica, chi è forte accetta e chi ha imparato perdona“. Ecco la nostra intervista!

Intervista a Matteo Faustini

Ciao Matteo, bentrovato. Quando eri piccolo eran grosse le domande, poi sei diventato grande e ti sei fatto ancora più domande. C’è secondo te un modo per non farsi ingabbiare dai tanti “perché” della vita?

Bella domanda! In realtà faccio ancora fatica su tante cose. Sto provando a lasciare andare. Ho sempre fatto fatica a tagliare il cordone ombelicale che mi legava al passato e adesso sto provando ad essere l’adulto di cui avevo bisogno quando ero bambino. A volte ci riesco, altre no. Provare a distaccarsi e capire quali sono i problemi è già un passo avanti. Sto provando ad ascoltare quel bambino invece di puntargli il dito contro.

C’è un verbo al quale tu sei molto legato: PERDONARE. Un verbo che al suo interno ne accoglie un altro: DONARE. E con il titolo del tuo nuovo singolo hai voluto un po’ giocare con queste due parole. Ci racconti com’è nata Per Donare?

Come tutte le mie canzoni, Per Donare è nata da un bisogno. Nella mia vita sono successe tante cose che hanno avuto bisogno di essere perdonate. Venivo da un momento in cui mi rendevo conto che trattavo veramente male certe persone, che in realtà amavo. Mi sono molto interrogato e mi sono reso conto che avevo perdonato solamente con il cervello. So che non ha senso portare risentimento, perché ti fa solo star male. Bisogna accettare e perdonare. La differenza tra arrendersi e accettare è sottile, ma c’è.

Mi rendo conto però che ho sempre perdonato razionalmente, con la logica, e mai con il cuore. Quindi, quando queste persone – che io amavo e che avevo davvero perdonato – cercavano di abbracciarmi, io non volevo. Ho provato così a combattere questa cosa. O tutto dentro o tutto fuori. Provaci. Perdona veramente. Che poi perdonare non vuol dire diventare migliori amici, ma non provare quel disagio interiore quando la vita ci mette in condizione di dover frequentare anche solo per cinque minuti quella persona. Al massimo si prova un’educata indifferenza: io vivo la mia vita, tu la tua.

Matteo Faustini

E perdonando ti sei fatto il più bel regalo che potessi farti.

Esattamente! Perdonando ti dai una possibilità di ripartire. È come se nel cuore e nel cervello ci fosse un deposito di memoria di tutte le emozioni, positive e negative. Trascinarsele dietro non fa altro che creare nel nostro organismo un malessere. Quindi sì, perdonando fai un regalo a te stesso.

Io non mi sono svegliato una mattina, ho scritto la canzone e, di conseguenza, ho perdonato. Ci vuole tanta costanza per cambiare veramente le nostre connessioni cerebrali e smettere di rivivere quel momento passato tutti i giorni.

In Per Donare tu parli di accettazione e allo stesso tempo di un passato che crea dipendenza. Cosa vorresti dire, oggi, al Matteo di qualche anno fa?

Vorrei fargli ascoltare questa canzone, perché qualunque cosa avessi potuto dirgli non sarebbe cambiato nulla. In quel momento stavo male e non ero pronto.

Tu canti: «Disegnerò confini attorno al mio dolore, perché gli errori sopravvivono ai bordi del cuore». Ciò che arriva, però, è un Matteo senza filtri, che getta via lo scudo e mostra le sue cicatrici. Quanto è stato difficile condividere quel dolore con chi ti ascolta?

È stato molto difficile, ma questa non è neanche la canzone più nuda del disco. Ce ne sono due/tre… in una in particolare faccio veramente fatica. La cosa che mi ha aiutato è pensare alla morte e al fatto che devo andarmene. Sto facendo del male, dicendo la mia verità e cercando di esporre quello che ho passato? Sto mancando di rispetto a qualcuno? Probabilmente mancherei di rispetto a me stesso se non avessi la decenza di dire la verità. Quindi cerco di usare il talento per star meglio e per provare a far star bene altre persone. Che poi se sto già meglio io va bene, perché ho cercato di migliorarmi. Ho usato la morte come espediente per combattere la mia paura.

Quel dolore lo ritroviamo anche nella cover grafica di Per Donare: un’immagine molto forte che torna anche nel videoclip, seppur declinata in un modo diverso. A unirle il coraggio di scegliere sempre e comunque la vita!

Esatto! Approfittiamo di questo dono. Lamentiamoci, ma mettiamo dei confini a questo dolore perché abbiamo veramente tanto. Poter ascoltare la musica, vedere un tramonto, abbracciare tua mamma: sono queste le cose belle della vita.

L’invito è dunque a liberarsi di quella valigia che porti con te nel videoclip e che contiene una fune. Gettarla via per liberarsi finalmente di quel peso, che non ci permette di arrivare in vetta.

Assolutamente. È il peso del mio passato. Dentro la valigia c’è una corda: quello che pone fine a tutto quanto, a quest’esperienza che è la vita. Usarla vuol dire privarsi di un dono. Quindi, andiamo avanti e cerchiamo di abbracciare la sensibilità, piuttosto che demonizzarla.

Anche quando parli di tematiche forti e talvolta dolorose, nelle tue canzoni c’è sempre una luce. In Per Donare l’ho vista soprattutto alla fine del videoclip, quando il Matteo del passato incontra il Matteo del presente. Ci racconti questo incontro?

Il Matteo del presente viene a salvarmi, perché siamo noi che dobbiamo salvare noi stessi. Dobbiamo essere noi il principe che ci salva. È tutto lì. Se tu, in primis, non vuoi aiutarti, gli altri non potranno farlo. Devi essere tu a volerlo.

Per Donare, insieme a 1+1 e Stanco di Piangere, andrà a far parte di un nuovo album. Cosa ritroveremo di Figli delle Favole e in cosa ci sorprenderai?

C’è tanto di Figli delle Favole, perché nel bene e nel male sono sempre io. In alcuni brani posso cambiare abito o usare metafore meno disneyane, ma c’è sempre tanta verità. La cosa nella quale noto più coerenza all’interno dei due dischi sono i testi. Credo siano la mia firma. Noto molta più maturità e consapevolezza, anche dal punto di vista del sound.

Questo nuovo album racconterà due anni di vita. Figli delle Favole, invece, racchiudeva cinque anni messi insieme in due settimane, in occasione del Festival di Sanremo. Io sono molto orgoglioso di questo disco… gli voglio bene!

In quest’album troveremo anche Autogol. Puoi raccontarci qualcosa di questa canzone che hai presentato quest’anno a Sanremo Giovani?

Autogol è un brano d’amore un po’ deluso. Inizialmente c’era tanta rabbia. L’ho scritto poco dopo quello che è successo a Sanremo, quindi è molto autobiografico. Ma son contento, perché è servito anche quello.