L’applauso scrosciante del Teatro Ariston ha accolto un compleanno importante per la canzone d’autore: i 50 anni del Premio Tenco.

La serata inaugurale di giovedì 17 ottobre si è aperta con le parole di Amilcare Rambaldi, padre del Club Tenco, scomparso nel 1995, lette da Antonio Silva – conduttore della serata insieme all’attore Francesco Centorame – “vedremo se questa creatura è viva e vitale“.

E, dato l’entusiasmo del pubblico, pare proprio che l’amore per i cantautori sia vivissimo. La prima voce a riscaldare l’atmosfera è stata quella, pura e cristallina, di Diodado, che ha ricevuto la Targa Tenco alla Migliore canzone singola per “La mia terra“. Una rivoluzione, come dice nel brano, nonché un omaggio alla città di Taranto, al contempo bella e sofferente.

A seguire, Francesco Tricarico – ospite di tutte le tre serate – che nella prima ha recitato un “requiem della canzone d’autore“, parole taglienti ma necessarie, per riflettere sull’importanza del cantautorato e sul bisogno di curare l’anima oltre al corpo, allontanandosi più possibile dal bieco materialismo.

Gianni Coscia, 94 anni, veterano e maestro di fisarmonica, ha deliziato l’Ariston, con Michele Staino e Fabrizio Mocata, con un medley anni ’30 tra cui “Mille lire al mese” e “Ma l’amore no“.

Quindi è stato il turno della psichedelia e della complessità di Paolo Benvegnù, vincitore della Targa Tenco per il Migliore album in assoluto per “È inutile parlare d’amore“. Un live che, insieme alla sua band, ha dato prova di maestrìa nella resa del suono e della profondità dei testi.

Miglior album opera prima per “Curami l’anima” di Elisa Ridolfi, cantautrice che fa anche musicoterapia con i bambini, che ha lavorato a lungo con Lucio Dalla. “Credo che ci sia dentro di noi qualcosa da curare, siamo un tempio per la nostra anima”, ha detto Elisa.

Grandissima energia sul palco per il vincitore del Premio “I suoni della canzone”, andato a Tullio De Piscopo. Una carriera costellata di grandi collaborazioni (ha accompagnato al Premio Tenco Pino Daniele, Fabrizio De Andrè, Gaber e Jannacci. Poi un tripudio: prima uno strepitoso assolo di batteria, poi un mix di brani e un rap in cui ha coinvolto tutto il pubblico che alla fine si è alzato per tributargli una standing ovation.

Sul palco poi è salito il produttore Alberto Zeppieri, Migliore album a progetto per “Sarò Franco – Canzoni inedite di Califano“, un omaggio al Califfo che, ha annunciato Zeppieri, ha già una seconda uscita. A sorpresa, il produttore ha voluto salutare un’ospite speciale, Dori Ghezzi, presente in platea, che ha guidato uno degli interpreti di uno dei brani, The Andre.

Tornando ai Premi, il cantautore abruzzese Setak, con “Assamanù” ha vinto Targa Tenco 2024 per il “Miglior album in dialetto“. 

Gran finale con Simona Molinari, che ha vinto la sua seconda Targa Tenco come Migliore interprete per “Hasta Siempre Mercedes“, con cui ha voluto omaggiare l’attivista argentina Mercedes Sosa. Simona, voce suadente e raffinata capace di grande modulazione e intensità, ha detto: “Mercedes fu arrestata ed esiliata pur cantando di pace. Attraverso di lei porto sul palco la lotta al disincanto e il messaggio che la guerra distrugge l’innocenza della gente“. 

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