C'mon Tigre

Il 2 ottobre C’MON TIGRE ha pubblicato LUMINA, il nuovo album che porta a compimento un percorso creativo sviluppato nell’arco di oltre un anno attraverso l’uscita di una serie di singoli e una sperimentazione live condivisa con il pubblico ben prima della sua pubblicazione. Un processo in cui il disco non è stato semplicemente anticipato, ma costruito progressivamente, fino a trovare la sua forma definitiva in un unico flusso sonoro che ha dato forma e sostanza a uno straordinario universo creativo.

Composto da tredici brani, LUMINA rappresenta un nuovo approdo nella ricerca di C’MON TIGRE. Se nei lavori precedenti elettronica, strumenti acustici e sperimentazione convivevano come elementi complementari, qui l’elettronica diventa l’architettura stessa del suono. Arpeggiatori e sequenze ritmiche dialogano con oud, violoncello, xilofono, vibrafono e percussioni, dando vita a un flusso continuo in cui anche la voce perde la propria funzione narrativa per trasformarsi in materia sonora. Più che un disco ispirato al clubbing, LUMINA riflette sulla dimensione rituale della musica e sul rapporto tra corpo, tecnologia e ascolto, immaginando uno spazio in cui la pulsazione ritmica diventa esperienza condivisa e la musica si trasforma in un ambiente da attraversare.

Così C’mon Tigre descrive il cuore di questo organismo pulsante che è Lumina: “C’è una domanda che attraversa tutto il disco, e non è estetica: è su come si fa musica adesso, in un momento in cui la tecnologia ha cambiato non solo gli strumenti ma il modo in cui percepiamo il suono, il tempo, la presenza fisica. La risposta che abbiamo cercato non è una sintesi tra mondi opposti. È qualcosa di più instabile: un equilibrio che non si chiude mai, che tiene insieme corpo e macchina, ritualità e sperimentazione, senza che nessuno dei due lati prevalga o venga ridotto a citazione dell’altro.”

  TRACKLIST  

  • 1. Enter – 4’28”
  • 2. The Beautiful Glitch – 4’33”
  • 3. Vanta – 5’37”
  • 4. Driver Idle (feat. Perry Maysun) – 4’14”
  • 5. Nanã – 2’14”
  • 6. Burukê – 2’57”
  • 7. Sawa – 4’32”
  • 8. Both Sides Of The Moon – 4’17”
  • 9.Riad – 5’12”
  • 10. Ceiling Drip Gospel – 3’53”
  • 11. We Were Here, Technically – 4’33”
  • 12. Late Checkout – 3’29”
  • 13. K//A\K//A – 3’54”

Intervista a C’mon Tigre, il nuovo album “Lumina”

1. LUMINA nasce da un percorso di ricerca durato più di un anno. Qual è stata l’idea da cui siete partiti e quando avete capito che quella ricerca poteva diventare un nuovo album?

Siamo partiti da un’esigenza di equilibrio. Volevamo capire quale rapporto potessero avere per noi l’arte e la tecnologia: dove i loro confini finiscono, dove si intersecano, e cosa succede in quel punto di contatto. Con la stessa serietà cercavamo un equilibrio nostro tra l’elettronica e gli strumenti della tradizione, due mondi che abbiamo frequentato a lungo e che ci sembrava giusto far incontrare senza gerarchie. Dentro la ricerca c’era anche un desiderio più semplice: vivere un evento condiviso e ridurre la distanza tra il palco e la platea, riportare chi suona e chi ascolta nello stesso spazio d’attenzione. Un anno di lavoro serviva a dare corpo a queste idee, e sapevamo da subito che sarebbe diventato un album, perché soltanto un disco ci permetteva di tenerle insieme.

2. Rispetto ai vostri lavori precedenti, in LUMINA l’elettronica sembra avere un ruolo ancora più centrale. Cosa vi ha spinto in questa direzione?

Con le macchine lavoriamo da sempre e questa volta le abbiamo lasciate parlare più a lungo. Hanno una pazienza che a noi manca, ripetono senza stancarsi, e dentro la ripetizione succedono cose che un gruppo di persone non si concederebbe mai. Ci interessava vedere dove porta il tempo quando gli si dà una griglia rigida e poi gli si toglie appena la certezza.

3. Nel disco tornano spesso concetti come corpo, tecnologia, ritmo e ascolto. Quanto è importante per voi mantenere una dimensione fisica e “umana” della musica?

Il corpo ascolta prima di noi e risponde al ritmo prima che l’intelletto ne abbia trovato una ragione. In quell’anticipo c’è una forma di conoscenza che ci interessa molto. La tecnologia entra nel nostro lavoro nella misura in cui amplia ciò che un corpo può sentire e fare: una pulsazione regolare, dilatata dalle macchine, offre a chi ascolta più terreno su cui muoversi. Mantenere la dimensione fisica della musica significa lasciare a chi ascolta il tempo di accorgersi di averne uno.

4. Avete presentato diversi brani attraverso singoli e concerti prima dell’uscita dell’album. Quanto il confronto con il pubblico ha influenzato la forma finale di LUMINA?

Suonare un brano davanti a persone vere ci ha insegnato cose che in studio non avremmo trovato in anni: quanto dura un silenzio prima di diventare imbarazzo, dove una sala ha voglia di muoversi e dove di stare ferma. Alcuni passaggi li abbiamo accorciati, altri li abbiamo lasciati più lunghi di quanto ci sembrasse ragionevole. Il disco finale porta con sé il ricordo di quelle sere.

5. LUMINA è composto da 13 tracce pensate come un unico percorso. Quanto conta ancora oggi per voi l’idea dell’album come opera completa, rispetto alla fruizione dei singoli brani

Un album chiede a chi lo ascolta un’ora di fiducia, ed è una richiesta che oggi suona quasi sfacciata. Noi la facciamo ancora, con la stessa serietà di sempre. Un singolo si può ascoltare in qualsiasi momento della giornata. Un disco ha un inizio e una fine, e la persona che arriva alla fine è leggermente diversa da quella che aveva premuto play. Ci teniamo a quello scarto.

6. Arpeggiatori e sequenze elettroniche dialogano con oud, violoncello, xilofono, vibrafono e percussioni. Come riuscite a far convivere strumenti e mondi sonori così diversi senza perdere l’identità dei C’mon Tigre?

Siamo insieme da molti anni e abbiamo imparato a fare spazio. L’identità di un collettivo sta nel modo in cui ci si ascolta mentre si suona, e si riconosce anche quando gli strumenti cambiano. Chi entra a far parte di un brano trova una stanza già arredata, con abbastanza aria perché possa muoversi senza chiedere permesso.

7. Nel disco ci sono collaborazioni con Perry Maysun, TYTO e Caterina Yuka Sforza. Cosa cercate in un artista quando decidete di portarlo dentro il vostro universo musicale?

Cerchiamo persone che abbiano già una voce e non abbiano bisogno di noi per sentirla. Una collaborazione funziona quando ciascuno porta qualcosa che l’altro non avrebbe saputo inventare, e quando si può lavorare senza cortesie di circostanza. Ci piace chi arriva con una storia in tasca e la mette sul tavolo senza presentarla.

8. Nel 2024 avete lavorato anche sul rapporto tra creatività e intelligenza artificiale con Soundtrack For Imaginary Movie Vol. 1. Quell’esperienza ha cambiato il vostro modo di guardare alla tecnologia applicata alla musica?

Quell’esperienza ci ha fatto capire che una macchina capace di rispondere a qualsiasi richiesta restituisce, prima di tutto, la qualità della richiesta. Abbiamo cominciato a fare domande più precise, anche a noi stessi. Con queste tecnologie conviviamo, e sarebbe ingenuo trattarle da nemiche o da miracoli. Sono strumenti che ci mostrano quanto sappiamo dire.

9. Dopo Habitat, cosa sentivate di voler esplorare musicalmente e che cosa invece volevate lasciare alle spalle con LUMINA?

Dopo un disco resta la sensazione di aver costruito una casa in cui si è già vissuto abbastanza. Volevamo più orizzonte davanti e meno certezze alle spalle. 

10. LUMINA arriverà sul palco con un tour che toccherà diversi club e teatri italiani. Come avete trasformato il disco in un’esperienza dal vivo e cosa cambia rispetto all’ascolto dell’album?

Dal vivo il disco diventa un appuntamento. A casa si ascolta da soli, con la possibilità di fermarsi quando si vuole. In sala si ascolta insieme a chi ci sta accanto, e nessuno può mettere in pausa. Club e teatri hanno acustiche, silenzi e pazienze diverse, e ogni sera il disco si adatta alla stanza in cui capita. La versione di quella sera non esisterà più.

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