È disponibile da venerdì 9 ottobre “VM18“, nuovo album de L’Officina della Camomilla con cui la band torna a raccontare la giovinezza attraverso uno sguardo più ampio e stratificato. Le canzoni intrecciano cultura alta e cultura pop, memoria generazionale e visione personale, trasformando l’esperienza giovanile in un mito contemporaneo e l’immaginazione in uno spazio di libertà e resistenza alla superficialità del presente. In questa intervista, il frontman della band, Francesco De Leo ci racconta il progetto a poche ore dall’inizio del tour di presentazione nei club.
Intervista a l’Officina della Camomilla
Cosa rappresenta questo progetto nel vostro percorso artistico e com’è stata la sua genesi?
Questo è il nostro quinto lavoro in studio, è un nuovo capitolo e il titolo “VM18” è un po’ come un biglietto da visita che riassume tutte le tematiche affrontate nel disco, cioè i vari generi letterari e cinematografici, ma anche il mondo videoludico. Questo progetto è un mix di tutte le influenze personali che ho voluto condividere sotto forma musicale: c’è il folk-horror, “Silent Hill“, Shirley Jackson, Paul Auster, il post-modernismo…
Il primo disco dell’Officina risale al 2008, sono passati 18 anni, ci sono delle differenze dovute alla crescita naturale e anagrafica dell’individuo e, quindi, non si trattano più i temi su cui un giovane più discutere, cioè le relazioni interpersonali o le storie d’amore, perché hai un altro sguardo sulla vita e, più che parlare di te stesso, magari cerchi spunti in tutti i tuoi riferimenti culturali, ovvero i vari libri e film che fanno da specchio della tua identità. “VM18” è un po’ lo specchio di come si è evoluto il progetto Officina.
Com’è nata la scelta di questo titolo?
È un titolo di grande impatto, è una cosa che tutti hanno visto nella propria esistenza e, quindi, crea curiosità. Poi era anche perfetto per emanare l’aura delle canzoni perché vengono trattati tanti argomenti ai limiti della legalità, se non oltre. Ci sono davvero tanti riferimenti oscuri e inerenti anche all’horror e ai suoi sottogeneri come il thriller psicologico. È una wave che troviamo molto affascinante e, quindi, abbiamo deciso di metterla in chiave musicale per dare un’altra faccia al progetto e rinnovarci sperimentando in libertà assoluta.
La title-track parla di un futuro che ha smesso di esistere ancora prima di arrivare. Perché, secondo te, non c’è futuro?
Non è che non c’è il futuro, è che viviamo in un periodo storico in cui guardiamo le cose con gli occhi del passato. Tutta questa retromania e questi riferimenti di epoche passate che ritornano nel presente, come i revival degli anni ’80 e ’90, fanno pensare che il futuro è come se non vogliamo vederlo. In altre epoche, tipo negli anni ’80, si era più proiettati verso un futuro anche abbastanza fantascientifico, mentre oggi ci rifugiamo in queste bolle, ognuno vede la propria e non guardiamo al futuro in modo concreto. Il futuro esiste sempre però dobbiamo conquistarlo meglio, cercare di pensarlo con uno sguardo positivo e essere meno ancorati al passato.
“Madchester” vede la presenza di Francesco Mandelli. Com’è nata questa collaborazione?
Ci siamo conosciuti nello studio di Ivan Rossi che è il nostro produttore ed è una collaborazione nata un po’ per gioco. Stavamo giocando con delle basi in studio perché io avevo fatto, nel 2025, un altro progetto di musica elettronica con Ivan e, quindi, essendo entrambi appassionati di quel mondo, ci è venuto in mente di fare un pezzo in quello stile e, proprio tramite Ivan, abbiamo conosciuto Francesco che, a sua volta, aveva lavorato con lui ai dischi degli Orange. Ci siamo trovati bene, gli abbiamo fatto ascoltare questo pezzo di cui mancava lo special chiedendogli se volesse scriverlo e lui è stato subito entusiasta. È nata una grande intesa, in una giornata abbiamo chiuso il pezzo, lui ha anche suonato in apertura al nostro concerto di aprile all’Alcatraz e di sicuro suoneremo ancora insieme.
“Ellis” è una fotografia sulla gioventù bruciata contemporanea. Cosa volete trasmettere con questo brano?
Ho deciso di scrivere “Ellis” dopo aver letto i romanzi di Bret Easton Ellis che mi hanno portato via molte giornate e mi hanno davvero toccato dentro, quindi è una sorta di brano-tributo a tutto l’immaginario della sua opera, appunto questa gioventù bruciata americana degli anni ’80 con questi giovani che vivono nel vuoto esistenziale. Volevo rendere partecipi anche gli ascoltatori dell’Officina a queste tematiche che riguardano i giovani outsider, un po’ ai confini della realtà. Io mi rispecchio in loro e, quindi, anche questo brano è nato in modo molto naturale e sincero.
“Isola Bella” è ispirata a “Plantasia“, la musica per piante di Mort Garson. Cosa vi ha ispirato di questo tipo di musica?
Io e Roberto stavamo ascoltando delle playlist di musica per piante molto chill e ambient per rilassarci. Nel catalogo dell’Officina ci sono tantissime suite musicali suonate, però non sono mai state pubblicate su disco e sono rimaste nelle prime demo. Il progetto nasceva proprio come musica strumentale, solo in un secondo momento è arrivata la parte lirica dei testi e qui abbiamo voluto un attimo ritornare al passato e sperimentare anche solo con i suoni per dare un lieto fine al disco, dato che è un po’ tutto gotico e oscuro. Siamo fan di “Plantasia“, è un disco che abbiamo ascoltato molto insieme, quindi abbiamo colto l’occasione per rendere omaggio anche a Mort Garson e, nello stesso tempo, creare un finale tranquillo e radioso.
Come già raccontato, ci sono diversi riferimenti alla letteratura. Che legame c’è, secondo te, tra musica e letteratura?
Un legame fondamentale, tutte le arti sono sorelle. Nel cinema, ad esempio, tanti film sono delle trasposizioni letterarie, così come, nella musica, tante canzoni trattano di libri o di film. Le arti dialogano tra di loro, quindi è proprio inevitabile che si intreccino e creino delle fusioni. Poi, in questo caso, dopo diversi anni che scrivi canzoni, non puoi solo parlare delle tue esperienze personali e magari tendi a ritrovare te stesso nei libri che leggi e nei film che guardi. È uno sguardo necessario anche per ampliare i tuoi orizzonti e per cambiare, quindi in questo disco c’è stato un abuso massiccio di libri, film e suggestioni che sono tutte affini e creano dei codici che poi sta all’ascoltatore scovare. Sono tutti i nostri gusti e i nostri interessi scritti su carta e lasciati per i giovani che ci ascoltano e che possono scoprire delle cose che magari non conoscevano perché, nonostante siamo un gruppo abbastanza datato, abbiamo anche una fan base molto giovane.
Siete nati in un mercato musicale nettamente diverso da quello odierno però, pochi anni fa, un vostro successo del passato, “Un fiore per coltello“, è diventato virale su TikTok. Com’è stato l’adattamento con le nuove piattaforme per una band che punta molto sulla musica suonata e sui live?
La musica ormai è tutta fluida e sulle piattaforme, però in realtà si continuano a stampare i vinili, i dischi, le cassette… Ovviamente è cambiato l’approccio all’ascolto, quindi per noi è stato abbastanza strano vedere che certe canzoni, nate in un’epoca pre-Spotify, che venivano caricate su MySpace, sono state riscoperte dopo vent’anni da nuove generazioni che creano contenuti su Instagram e TikTok generando nuovi trend. Forse succede perché l’Officina è un gruppo nato quando ero molto giovane, tutte le prime canzoni sono state scritte quando avevo 17-18 anni, quindi si è cristallizzato un momento della giovinezza che qualcuno ha scoperto andando a ritroso, riportandolo in auge. Ed è proprio questo il bello della musica, cioè resistere al tempo che passa perché non è tutto un fast-food usa e getta, hit, non hit, playlist… L’obiettivo più nobile per la musica è questo, rimanere nel tempo e sopravvivere alle decadi. Non dico che sia successo questo con l’Officina però, per certe nicchie della gioventù, questa cosa un po’ è successa grazie al passaparola di ventenni in ventenni che vediamo come uno dei fiori all’occhiello della nostra identità. Anche ai nostri concerti ci sono tantissimi giovani che hanno scoperto l’Officina di recente, quindi ti fa strano ma ti fa anche piacere.
Stasera parte da Erba il vostro nuovo club tour. Cosa deve aspettarsi chi vi verrà a vedere?
Suoniamo in un bellissimo festival di fumetti, è un live diverso rispetto agli ultimi concerti che abbiamo fatto perché c’è una formazione diversa, ora siamo in cinque sul palco, abbiamo una scenografia nuova, luci nuove, suoniamo nuovi strumenti… Faremo le canzoni del nuovo disco ma anche quelle vecchie in una scaletta studiata apposta per piacere a tutti. Siamo molto carichi, stiamo provando dalla mattina alla sera, è uno spettacolo nuovo e vi aspettiamo a braccia aperte.

Classe ’92, ho iniziato a scrivere di musica nel 2020 aprendo un mio blog con cui ho catturato le primissime attenzioni di artisti e addetti ai lavori, in particolare di Kekko Silvestre dei Modà, la persona che, più di tutti, mi ha spinto a credere in questa strada. Dal 2022 ho, quindi, iniziato a collaborare con due siti di informazione musicale focalizzandomi su recensioni, approfondimenti e analisi del settore
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