Lorenzo Cimino e Sergio Sorrentino

Disponibile in digitale “ENOSCAPES – HOMAGE TO BRIAN ENO” (Suoni Possibili, SP12), il nuovo album del duo formato dal trombettista e compositore LORENZO CIMINO e dal chitarrista SERGIO SORRENTINO: un viaggio immersivo nell’universo sonoro di Brian Eno, pioniere della musica ambient e architetto di nuove percezioni acustiche.

“ENOSCAPES” trasforma il concerto in un “paesaggio sonoro” in continua trasformazione, dove il tempo si dilata e il suono diventa uno spazio fisico in cui sostare. Il cuore del programma batte tra rilettura e creazione originale: il duo reinterpreta pietre miliari come “Music for Airports” e “By This River” con una veste essenziale e poetica, affiancandole a brani inediti nati da una ricerca comune su timbro e improvvisazione. Tra echi jazz, suggestioni modern classical ed elettronica minimale, “ENOSCAPES” instaura un dialogo intimo e fragile con il pubblico, invitandolo a un ascolto profondo che celebra la bellezza del dettaglio e l’emozione del momento presente.

Di seguito la tracklist di “ENOSCAPES“:

  • 1) “By This River” (Trumpet and Guitar Version) – Brian Eno, Hans-Joachim Roedelius, Dieter Moebius
  • 2) “Enoscape” – Lorenzo Cimino, Sergio Sorrentino
  • 3) “Souls” – Lorenzo Cimino, Sergio Sorrentino
  • 4) “Endless” – Lorenzo Cimino, Sergio Sorrentino
  • 5) “In Between” – Lorenzo Cimino, Sergio Sorrentino
  • 6) “Serenity” – Sergio Sorrentino
  • 7) “River as Time” – Lorenzo Cimino, Sergio Sorrentino
  • 8) “1/1” (from Ambient 1: Music for Airports – Trumpet and Guitar Version) – Brian Eno, Robert Wyatt, Rhett Davies

Registrato tra La Spezia e Vercelli tra la fine del 2025 e i primi mesi del 2026. Tutti i brani sono arrangiati ed eseguiti da Lorenzo Cimino (tromba, effetti) e Sergio Sorrentino (chitarra, sintetizzatore, elettronica).

Intervista a Lorenzo Cimino e Sergio Sorrentino, il progetto “Enoscapers – Homage to Brian Eno”

1. In che modo avete lavorato, a livello di interplay, per far sì che la chitarra elettrica e la tromba non si sovrapponessero, ma si espandessero per “abitare” l’universo di Brian Eno?

    L’interplay tra tromba e chitarra elettrica
    Siamo partiti dall’idea di sottrarre anziché aggiungere. La tromba e la chitarra elettrica, per loro natura, possono essere strumenti molto presenti e invadenti, ma nell’universo di Brian Eno il silenzio, lo spazio e l’attesa sono fondamentali. Abbiamo evitato i ruoli classici di “solista” e “accompagnatore”. L’interplay si è basato sull’ascolto profondo delle code sonore: si trattava di aspettare che il riverbero di un accordo o di un tappeto di Sergio si dissolvesse quasi completamente prima di inserire un frammento o un soffio di tromba, lavorando con estrema cura sulle frequenze per non calpestarci a vicenda e creare un paesaggio sonoro unico.

    2. All’interno della tracklist spiccano due monumenti della produzione di Brian Eno: “By This River” e “1/1”. Con quale approccio vi siete avvicinati a questi brani sacri per spogliarli delle loro vesti originali e reinterpretarli in chiave “tromba e chitarra” senza perderne la delicatezza contemplativa?

    L’approccio a “By This River” e “1/1”
    Ci siamo avvicinati con enorme rispetto, ma senza la volontà di realizzare una semplice “cover”. L’obiettivo era estrapolare l’anima di questi brani. In By This River, abbiamo cercato di mantenere intatta la profonda malinconia originaria sostituendo la voce con il timbro della tromba, sfruttandone l’attacco più morbido e intimo. Per 1/1, un brano che vive di micro-variazioni cicliche, la sfida è stata ricreare quella dimensione ipnotica mantenendo un tocco umano e organico. Ci siamo affidati alla modulazione continua del suono, spogliando i brani della loro forma originaria per vestirle esclusivamente di spazio e risonanze.

    3. Il cuore di ENOSCAPES batte a metà strada tra l’omaggio a Brian Eno e le vostre composizioni inedite. In che modo l’influenza di Eno ha guidato la scrittura e l’improvvisazione dei vostri brani autografi? C’è un filo conduttore invisibile che unisce le sue tracce alle vostre?

    Le composizioni inedite e l’influenza di Eno
    L’influenza di Eno per noi è stata una vera e propria grammatica, un modo di pensare il suono prima ancora che uno stile. Le nostre composizioni inedite sono nate per osmosi, utilizzando la stessa tavolozza timbrica e la medesima intenzione spaziale dei suoi brani. Il filo conduttore invisibile è proprio la rinuncia al virtuosismo o alla melodia imposta. Le improvvisazioni sono state concepite in modo “architettonico”, come lente pennellate su una tela ambientale, cercando di far scaturire i nostri brani con la stessa naturalezza e lo stesso respiro delle atmosfere che esploriamo nei suoi capolavori.

    4. La musica ambient gioca molto sulla percezione del tempo, che si dilata e invita all’ascolto profondo. Come si traduce questo concetto dal vivo? Trasformare il concerto in un ambiente fisico in cui il pubblico può “sostare” richiede un tipo di attenzione diverso rispetto a un live jazz o modern classical tradizionale?

    La percezione del tempo dal vivo
    Dal vivo, l’obiettivo è trasformare il palco e la platea in un’unica installazione sonora. Rispetto al jazz o alla musica classica, dove il pubblico si aspetta uno sviluppo narrativo basato su tensione e risoluzione, con Enoscapes chiediamo a chi ascolta di “abitare” il suono insieme a noi. È una richiesta di abbandono. L’attenzione non deve più focalizzarsi sul fraseggio veloce o sul cambio armonico improvviso, ma sulle micro-variazioni timbriche e sulle code dei riverberi. Richiede un ascolto che all’inizio può sembrare disorientante, ma che diventa profondamente immersivo, permettendo al pubblico di sostare in un tempo che scorre molto più lentamente.

    5. Il disco è stato registrato tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 utilizzando tromba ed effetti da un lato, e chitarra, sintetizzatore ed elettronica dall’altro. Potete raccontarci qualcosa in più sulla ricerca tecnologica e analogica dietro a questo album? Quali “trucchi” o soluzioni sonore avete adottato per ottenere questa resa così fragile e avvolgente?

    La ricerca tecnologica e l’equipaggiamento
    La tecnologia è stata per noi un terzo strumento a tutti gli effetti. Sulla tromba, ho cercato un suono estremamente caldo e organico fin dalla ripresa, utilizzando spesso un microfono a nastro, come il t.bone RB 500 affiancato al classico Shure SM57, per catturare ogni singolo respiro e l’attacco più fragile dello strumento. Da lì, il suono entrava nel regno del DSP: ho utilizzato il Valeton GP-50 e, soprattutto, lo Strymon NightSky, che è stato il cuore pulsante per creare riverberi modulari, celestiali e infiniti. I “trucchi” sono nati dall’uso creativo delle loop station Boss e dei delay in auto-oscillazione, permettendoci di stratificare suoni apparentemente fragili fino a farli diventare sculture sonore avvolgenti, in perfetto dialogo con l’elettronica e i synth di Sergio.
    Sergio suona synth analogici e digitali, insieme alla sua semiacustica Ibanez PM-100 elettrica con corde Thomastik Jazz Bebop e Blues Sliders, suonata in clean su ampli Fender, ricca di riverberi lunghi ed emozionali che provengono da plug-in di Logic Pro e con layers creati da loop pedals della TC Electronics.

    6. Echi jazz, suggestioni modern classical ed elettronica minimale. Come siete riusciti a far coesistere le vostre rispettive estrazioni musicali e background in una sintesi che sembra quasi sfuggire alle etichette di genere?

    La sintesi tra jazz, modern classical ed elettronica
    Il segreto è stato spogliarsi delle nostre rispettive “armature” stilistiche. Il mio background legato al jazz, alla composizione e all’improvvisazione si è fuso con l’estrazione classica e contemporanea di Sergio trovando un terreno comune assoluto: il suono puro. Abbiamo messo da parte il vocabolario tipico dei nostri mondi di provenienza per concentrarci esclusivamente sulla tessitura. Il jazz ci ha fornito la libertà di rischiare e ascoltarci nell’istante, la musica contemporanea ci ha dato il rigore formale necessario per non disperderci, e l’elettronica è stata la malta che ha tenuto insieme tutto, facendoci scivolare oltre le etichette.

    7. Guardando la tracklist, balza all’occhio come l’album si apra con “By This River” e si chiuda con “1/1”, quasi a voler creare una cornice perfetta entro cui si sviluppano i vostri brani inediti. Come è nata questa struttura e che tipo di viaggio emotivo volevate tracciare per l’ascoltatore?

    La struttura della tracklist
    È stata una scelta drammaturgica fondamentale. Aprire con By This River significa accogliere l’ascoltatore in un luogo familiare, una porta d’ingresso rassicurante e riconoscibile. Una volta varcata quella soglia, lo guidiamo attraverso le stanze meno esplorate delle nostre composizioni inedite, dove mostriamo le nostre personali declinazioni della musica ambient. Chiudere con 1/1 equivale a spalancare definitivamente una finestra su un paesaggio infinito e ciclico, lasciando chi ascolta in uno stato di totale sospensione. È un viaggio che parte da una forma quasi vicina alla canzone per dissolversi, alla fine, nella pura astrazione.

    8. L’album è stato registrato tra La Spezia e Vercelli. In che modo la geografia e l’atmosfera dei luoghi in cui registrate influenza una musica che, per sua natura, punta a creare “ambienti” e suggestioni visive?

    L’influenza geografica tra La Spezia e Vercelli
    La geografia ha un peso enorme quando si crea musica d’ambiente, perché i paesaggi esteriori finiscono per plasmare quelli interiori. Da un lato c’è La Spezia, con la sua apertura sul mare, il respiro ampio del Golfo e un orizzonte in continuo movimento. Dall’altro c’è Vercelli, con le sue risaie, le nebbie invernali, un paesaggio piatto e dilatato dove i contorni sfumano e il tempo sembra fermarsi. Questa dicotomia tra l’elemento acquatico, dinamico e luminoso della Liguria e quello più terragno, rarefatto e malinconico del Piemonte si riflette perfettamente nel disco. Le “Enoscapes” sono nate proprio nel punto di incontro tra queste due anime geografiche.

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