Intervista a Fabrizio Mocata, pianista e compositore, candidato ai Latin Grammy Award nella categoria “mejor album de tango”.

Intervista a Fabrizio Mocata

Innanzitutto, complimenti per la nomination ai Latin Grammy Awards 2024! Come ti senti a essere riconosciuto a livello internazionale per il tuo lavoro in “Tango Cruzados”?

Sono davvero onorato! Non era un riconoscimento che avevo messo in conto, ma è sicuramente un premio ambitissimo che proietta un musicista a livello internazionale. Sono molto felice!

La tua collaborazione con Franco Luciani è stata molto apprezzata. Puoi raccontarci come è nata questa sinergia e cosa vi ha spinti a registrare insieme “Tango Cruzados”?

Franco è un musicista che ho sempre stimato ma con cui non avevo mai lavorato. Nell’ottobre 2018 ero a Melilla e il direttore Tato Rebora mi propose di collaborare con Franco nel successivo Festival di Granada, che si svolse nel marzo 2019. Si è subito creata una simpatia e una connessione musicale e ci siamo proposti di rivederci. Dopo la pandemia Franco mi ha proposto di accompagnarlo in due concerti in Italia. Da quel momento è cominciata una stretta collaborazione dal vivo che ha fatto nascere il desiderio di registrare qualcosa insieme. 

Qual è stata la sfida più grande nel combinare l’autenticità del tango con le influenze classiche e jazz nel tuo lavoro?

Per quanto mi riguarda, ho cercato la maniera di suonare tango che più mi rappresentasse. Il tango di oggi è sempre più aperto a contaminazioni; pertanto, secondo me la vera sfida è riuscire a mantenere una autenticità e una coerenza stilistica che rispettino l’essenza del tango. Molto spesso musicisti classici, anche molto virtuosi, si avvicinano al tango leggendo partiture originali in maniera impeccabile. Trovo questa operazione molto presuntuosa e irrispettosa, perché vuole imporre un modo di vivere la musica che non è coerente con lo stile che ci si propone di suonare. Il tango, oltre che un fenomeno musicale, è anche un fenomeno sociologico ed emotivo, ed è nostro dovere, quando ci avviciniamo a questo genere, conoscere e rispettare questa cultura. Una volta che abbiamo i codici per “sentire” il tango possiamo proporre il nostro punto di vista e la nostra interpretazione. Io ho imparato il tango con il massimo rispetto e collaborando con musicisti di diverse estrazioni che suonavano tango da tutta la vita. Ho imparato molto da musicisti che non sapevano leggere uno spartito ma portavano con loro un messaggio autentico e una esperienza lunga tutta una vita.

Hai suonato su palcoscenici importanti in tutto il mondo, tra cui il Festival de Cosquin in Argentina davanti a 30.000 persone. Come è stata quella esperienza e come ha influenzato la tua carriera?

Suonare al Festival di Cosquin è stato davvero indimenticabile, non solo per il pubblico presente, ma anche per il clima di festa che si respira in quella città nei giorni del Festival. Ringrazio Franco per avermi voluto in un contesto così importante, dove lui è praticamente di casa. Pensate che sullo stesso palco Luciani fu premiato da Mercedes Sosa, con cui collaboro stabilmente da quel momento, seguendola nei suoi tour in tutto il mondo. Sicuramente è una esperienza che mi ha dato molto e ha approfondito il rapporto di amicizia e di stima con Franco. 

Il disco “Tango Cruzados” è stato registrato in parte in Italia e in parte a Buenos Aires. Come hai vissuto questo scambio culturale tra Italia e Argentina nella realizzazione del progetto?

Le due sessioni di registrazione sono state svolte in Italia, a Vinci (FI) nello studio Mulino del Ronzone e l’altra a Buenos Aires nello studio liberty, con la partecipazione del contrabbassista Pablo Motta. Abbiamo fatto un incrocio di culture ma anche di genere, suonando un celebre tango in tempo di vals e un celebre vals in tempo di tango. Le tracce registrate erano molte di più, ma abbiamo fatto una attenta selezione perché nel disco tutto fosse riferito direttamente al tango. Tra gli incroci del disco il brano composto da Franco “Pazza e sensibile” è stato scritto in Italia con un titolo italiano, mentre il mio “Cruzando aguas” è stato scritto a Buenos Aires con un titolo in spagnolo. Questo pezzo era stato già pubblicato in un precedente lavoro discografico (cui ha dato il titolo) con il violinista argentino Fabian Bertero e i musicisti uruguayos Julio Cobelli e Jorge Pi. Franco ha voluto registrare una sua versione, e forse questa è stata proprio la molla che ha fatto scattare la voglia di condividere un lavoro discografico. Anche altri particolari del disco mostrano questo incrocio, come la copertina, nata da una foto dell’argentino Mariano Bereseartu ed elaborata dall’Italiano Lorenzo Moriconi. La realizzazione sonora con l’argentino José Libertella per la sessione di Buenos Aires e l’Italiano Sergio Zanforlin per la parte italiana. 

Cosa significa per te il tango e come credi che la tua formazione classica e jazzistica abbia influenzato il tuo approccio a questo genere musicale?

Per me il tango non è solo una musica, ma è l’espressione profonda di un modo di vivere. Il tango è un genere musicale che in qualche modo ti sceglie, e dolcemente ti perseguita. Il tango è una musica codificata, ma è anche un genere che lascia spazio all’inventiva. Pertanto, il rigore della musica classica e la fantasia del jazz sono due elementi che aiutano a suonare tango. Nel mio caso ho aperto molto la parte della creazione estemporanea, e Franco Luciani è stato un perfetto complice di questo crimine, come verrebbe chiamato dai tradizionalisti del tango. Atilio Stampone, pianista di Piazzolla, mi suggerì di utilizzare le mie conoscenze jazzistiche, e questo fece sì che creassi il mio lavoro “Swango”.

Qual è il brano di “Tango Cruzados” a cui sei più legato e perché?

Sicuramente “Cruzando Aguas”, un brano che ho scritto e a cui sono fortemente legato. L’ho scritto di getto in un momento di ispirazione divina, e lo collego alle mie radici nella Sicilia. C’è un modo di dire, “Cruzar el charco” che indica il passare da Buenos Aires a Montevideo attraversando l’estuario del Rio de la Plata e da questa espressione è venuta l’idea del nome del mio brano. Scritto a Buenos Aires a casa dell’argentino Fabian Bertero, lo registrai dopo pochi giorni a Montevideo con gli Uruguayos Julio Cobelli e Jorge Pi. Nella produzione del lavoro l’italiano Ivan Pantarelli. Un incontro continuo! 

Come descriveresti l’evoluzione del tango nel panorama musicale odierno e quale pensi sarà il suo futuro?

Il tango è un genere che ha saputo evolversi e rinnovarsi, pur avendo vissuto molti momenti di difficoltà. In linea di massima posso identificare due direzioni musicali nel mondo dei musicisti di tango, da una parte chi cerca di innovare, comporre e sperimentare, e dall’altra chi ripropone brani classici seguendo arrangiamenti tradizionali. Ciò avviene perché c’è molto più mercato negli ambienti del ballo, che sono molto affezionati a registrazioni storiche e poco propensi all’ascolto e all’innovazione. Questo ha portato al fiorire di molti progetti di orchestre “cover”, soprattutto in Europa, che compiacciono i gusti dei frequentatori delle milonghe. Per quanto mi riguarda cerco di fare una musica attuale, anche a costo di non avere riscontro commerciale negli ambienti legati alla danza. Credo che questa dicotomia continuerà, io credo nel tango come musica da concerto e come musica viva, mi piacerebbe che l’ambiente della danza un giorno possa aprirsi all’ascolto e all’innovazione. 

Hai collaborato con molti artisti importanti nel corso della tua carriera. C’è qualcuno con cui sogni di lavorare in futuro?

Le mie collaborazioni nascono sempre da incontri e connessioni umane, sono molti gli artisti con cui vorrei collaborare. Sono molto felice delle mie collaborazioni, e ognuna mi ha arricchito a livello artistico e umano. Mi piacerebbe suonare persone che hanno fatto la storia del jazz come Ron Carter o Eddie Gomez. Sarebbe stimolante un quattro mani con Stefano Bollani. Mi piacerebbe incontrare Enrico Rava, che so amare molto il tango, ed essere rimasto folgorato da Troilo, che è nel tango classico il mio artista preferito. Ho di recente incontrato Tullio de Piscopo, con cui abbiamo trovato una comune visione della musica. Sarebbe divertente duettare con Ara Malikian con cui spesso mi scambiano. A pensarci sarebbero veramente tanti gli artisti con cui vorrei condividere il palco, sono naturalmente curioso e non mi precludo nessun cammino artistico. Nei miei progetti futuri troverete già qualche bella e nuova collaborazione che vedrà la luce a breve!

Oltre alla nomination ai Latin Grammy, quali sono i tuoi progetti futuri? Pensi di esplorare altri generi musicali o continuerai a concentrarti sul tango?

Suono jazz da quando ero piccolo e mi ha sempre accompagnato nella mia vita musicale. Seguo parallelamente la carriera nel Tango e nel Jazz e spesso li contamino. Ho pubblicato “Free The Opera!” e “Letter from Rome” con il mio trio stabile insieme a Giammarco Scaglia e Paul Wertico, con cui regolarmente facciamo concerti in Italia e negli Stati Uniti. Di recente ho presentato sul palco del Teatro Ariston di Sanremo, nell’ambito del Premio Tenco, il progetto “Bobo songs”. Il progetto nasce da un triste evento, la scomparsa di Sergio Staino. Nella funzione civile nel Salone dei 500 di Palazzo Vecchio a Firenze, il figlio Michele, contrabbassista talentuoso, volle me e Gianni Coscia al suo fianco per suonare i brani che Sergio amava tanto, il tango, Kurt Weill, Danzi e tanta altra bella musica. Il CD è stato pubblicato con la rivista “il Cantautore”, per l’occasione “Cantastaino”. Le prossime pubblicazioni vedono un disco ibrido Tango e Jazz che ho registrato a New York in duo Con Gianmarco Scaglia, celebrando i 15 anni di collaborazione, e che vedrà la partecipazione come ospite di Franco Luciani e altre sorprese. Finalmente, entro l’anno vedrà la luce anche una emozionante collaborazione con la cantante Omara Portuondo, che ha accettato di registrare piano e voce, cosa che mi ha riempito di gioia. Abbiamo anche in serbo un inedito scritto con il bravissimo poeta Santiago Larramendi. A breve farò anche un piccolo tour in Italia e Spagna con la cantante argentina Sandra Luna, con cui ho pubblicato “De Sur a Sud” e con cui a brevissimo pubblicheremo la monografia “Habemus Troilo”, dedicata al musicista che fu da guida ad Astor Piazzolla, nei 110 anni della sua nascita. A dicembre invece un nuovo spettacolo per pianoforte e orchestra con la Varna State Simphony Orchestra, per la produzione del Teatro dell’Opera di Varna. Di recente ho intrapreso un altro progetto acustico di stampo cantautoriale con Giovanni Gulino, voce dei Marta sui tubi, e il percussionista Mato. 

C’è qualche messaggio particolare che speri di trasmettere con la tua musica, sia con “Tango Cruzados” che nei tuoi lavori futuri?

La mia musica è sempre nata dall’incontro e dalla condivisione, che per me sono valori fondamentali, perché ci aiutano a superare tutte le barriere culturali e sociali che l’ignoranza ci suggerisce. Mentre da un lato si sbandierano concetti di “Politically correct”, troppo spesso vedo nella pratica di tutti giorni sentimenti di rabbia e di intolleranza diffusa, che sono il male di oggi. Spero che la mia musica riesca a trasmettere questo senso di incontro, perché qualsiasi sia il livello di ascolto la musica ha una funzione sociale, che porta e stimola il benessere individuale e collettivo. Quello che la musica può fare è veramente. Non è un caso che sia tra i soci fondatori, insieme a Fabio Armiliato, della Fondazione Daniela Dessì, e che si stato scelto come formatore da Mind 4 Children di Daniela Lucangeli. 

Infine, cosa rappresenta per te la nomination ai Latin Grammy e quali sono le tue aspettative per il futuro a seguito di questo prestigioso riconoscimento?

Questo importante riconoscimento lo vivo come una conferma che il lavoro svolto finora ha un senso e una direzione. Mi sono avvicinato al tango nell’anno 2000, e con questo riconoscimento mi sembra giungere proprio nel momento delle mie “nozze d’argento” con il genere.  

Per il futuro spero di continuare a fare musica onestamente, senza scendere a compromessi. Spero di lavorare sempre con persone di cui ho grande stima e con cui condivido una profonda sinergia artistica. Spero che le persone ascoltino la mia musica.

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